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Poesie inserite da ANGELIKA MORI

Questo utente ha inserito contributi anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Racconti, in Frasi per ogni occasione e in Diario.

Scritta da: ANGELIKA MORI
Rinchiusa nell'ombra,
prigioniera di un passato
Troppo bello per durare a lungo
Taciturna ed immobile
alla mercé di sguardi curiosi
Ed azioni poco interessanti,
Quella donna se ne stava.
Avvolta nella sua vestaglia
Con le mani sul grembo
pareva opera d'ignoto artista.
Seduta in quella seggiola
In quella stanza al secondo piano
Di un palazzo sciupato dal tempo.
Stava così da anni,
Dall'alba al tramonto
Ero certa d'aver la veduta li
Anche dopo mesi dopo aver saputo
Che il suo cuore più non batteva
E che il suo sguardo vuoto
Sì era finalmente colmato d'infinito
In un tiepido pomeriggio d'estate.
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    Scritta da: ANGELIKA MORI

    Cupido

    Scagliò con il suo ardore
    il dardo avvelenato dell'amore
    contro un cuore che taceva
    che d'amore s'innamorò
    ma di un amor che fingeva.
    Angariato e contuso,
    ora solo sta piangendo
    lacrime di sangue
    esso versa in sofferenza
    e baci sparsi nei ricordi,
    che sciupano l'essenza.
    Cuore trafitto per sbaglio,
    da un abbaglio di Cupido
    che sbadato e burlone
    ora sogghigna e dileggia.
    Per il suo svago e il suo errore,
    soffre oggi da solo, il mio cuore!
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      Scritta da: ANGELIKA MORI

      Dea

      Vulcano ha onorato i tuoi capelli
      Mettendo le sue fiamme nella sfumatura
      E Bacco ha donato alla tua bocca che baciò Cupido,
      Tingendola del colore dell'amore,
      La sua risata più frizzante,
      Ricordo del vino migliore.

      Tripudio delle selve di Diana
      Nei tuoi occhi che osservano,
      Che raggianti esplodono di scintillii,
      Come gocce di mare di Nettuno.

      Sapienza di Atena riempie la tua mente
      Tu Demetra,
      Musa di Febe,
      Divina saggezza di Minerva.

      Silente e bella come Maia,
      Te ne stai sdraiata all'ombra,
      Nel bosco dove Irene regna
      Forte come Bia,
      Sembri umana come Pandora.

      Apri la mia anima,
      Coraggiosa come Ippolita,
      Non temere il peccato che a me non spaventa,
      Tu perpetua Dea
      Cadi tra le mie braccia,
      Calde come l'Auriga d'Apollo
      E splendi come Luna nel firmamento.

      Baciami coma essa fece con Ermione,
      Giunonica e immensa bellezza,
      Amami come Calliope amò Omero.

      Ti vedo a pochi passi e non ti raggiungo,
      Venere resistente alla mia orazione
      Sii mia e illumina la mia ragione,
      Persuadi in me la verità
      Seppur divenissi
      Non diletta e non seguita come Cassandra.

      Mostrami la vera bellezza,
      Guida la mia mano alla ricerca
      Della narrazione a te più adatta.
      Poesia è musica che ammalia,
      Ed io di te voglio esser piena.

      Poesia è il tuo corpo
      Che in me si addentra,
      E resta in me,
      Finché non avrò steso l'opera
      Che tu mi consigliasti.
      Composta mercoledì 20 gennaio 2016
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        Scritta da: ANGELIKA MORI

        Dal sogno alla realtà

        S'imprigionava nei miei sogni ogni sera,
        diventava ciò che volevo fosse
        conversava le lingue che sapevo parlare,
        giocava agli spassi che volevo fare,
        vestiva di chiaro e mi stringeva la mano,
        tra prati città e spiagge lontano
        con lui correvo e mai mi fermavo.
        Passava la notte in fretta
        e appariva il mattino;
        se ne andava dissolvendosi,
        sfolgorando come stella
        nel primo respiro che da sveglia esalavo
        mentre il sole piano schiariva
        e tra le mie ciglia con i suoi raggi appariva.
        Cedeva sul mio cuscino una lacrima,
        e sulla mia guancia una carezza.
        Risuonava durante il giorno la sua risata,
        nella mia mente fiduciosa
        che voglia della notte mi dava
        e paura del buio mi contestava.
        Ora sono donna e sono moglie,
        non sogno più un gioco fanciullesco
        della triste realtà mi deturpo,
        e da bambino ora lui è uomo,
        la notte non aspetta gli incanti,
        di carne è adesso plasmato,
        mi prende l'anima e il corpo a suo volere,
        a quando era fanciullo, non è per nulla uguale,
        concepisce poco amore e molto astio
        crudele mi mortifica nel suo gioco,
        la mela del peccato è il frutto di cui mi sfama,
        di semplicità non e fatta la sua brama,
        non corre e non ride nel crudele sguardo,
        la sua risata non echeggia durante il giorno,
        solo le sue urla se non è assecondato
        nel nero della notte non brilla,
        e la sua mano, non lascia sul mio viso una carezza.
        Matrimonio frustrato che non finisce al mattino,
        bagna adesso una lacrima ancora,
        il mio cuscino.
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