Poesie inserite da ANGELIKA MORI

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Scritta da: ANGELIKA MORI

Dea

Vulcano ha onorato i tuoi capelli
Mettendo le sue fiamme nella sfumatura
E Bacco ha donato alla tua bocca che baciò Cupido,
Tingendola del colore dell'amore,
La sua risata più frizzante,
Ricordo del vino migliore.

Tripudio delle selve di Diana
Nei tuoi occhi che osservano,
Che raggianti esplodono di scintillii,
Come gocce di mare di Nettuno.

Sapienza di Atena riempie la tua mente
Tu Demetra,
Musa di Febe,
Divina saggezza di Minerva.

Silente e bella come Maia,
Te ne stai sdraiata all'ombra,
Nel bosco dove Irene regna
Forte come Bia,
Sembri umana come Pandora.

Apri la mia anima,
Coraggiosa come Ippolita,
Non temere il peccato che a me non spaventa,
Tu perpetua Dea
Cadi tra le mie braccia,
Calde come l'Auriga d'Apollo
E splendi come Luna nel firmamento.

Baciami coma essa fece con Ermione,
Giunonica e immensa bellezza,
Amami come Calliope amò Omero.

Ti vedo a pochi passi e non ti raggiungo,
Venere resistente alla mia orazione
Sii mia e illumina la mia ragione,
Persuadi in me la verità
Seppur divenissi
Non diletta e non seguita come Cassandra.

Mostrami la vera bellezza,
Guida la mia mano alla ricerca
Della narrazione a te più adatta.
Poesia è musica che ammalia,
Ed io di te voglio esser piena.

Poesia è il tuo corpo
Che in me si addentra,
E resta in me,
Finché non avrò steso l'opera
Che tu mi consigliasti.
Composta mercoledì 20 gennaio 2016
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    Scritta da: ANGELIKA MORI

    Dal sogno alla realtà

    S'imprigionava nei miei sogni ogni sera,
    diventava ciò che volevo fosse
    conversava le lingue che sapevo parlare,
    giocava agli spassi che volevo fare,
    vestiva di chiaro e mi stringeva la mano,
    tra prati città e spiagge lontano
    con lui correvo e mai mi fermavo.
    Passava la notte in fretta
    e appariva il mattino;
    se ne andava dissolvendosi,
    sfolgorando come stella
    nel primo respiro che da sveglia esalavo
    mentre il sole piano schiariva
    e tra le mie ciglia con i suoi raggi appariva.
    Cedeva sul mio cuscino una lacrima,
    e sulla mia guancia una carezza.
    Risuonava durante il giorno la sua risata,
    nella mia mente fiduciosa
    che voglia della notte mi dava
    e paura del buio mi contestava.
    Ora sono donna e sono moglie,
    non sogno più un gioco fanciullesco
    della triste realtà mi deturpo,
    e da bambino ora lui è uomo,
    la notte non aspetta gli incanti,
    di carne è adesso plasmato,
    mi prende l'anima e il corpo a suo volere,
    a quando era fanciullo, non è per nulla uguale,
    concepisce poco amore e molto astio
    crudele mi mortifica nel suo gioco,
    la mela del peccato è il frutto di cui mi sfama,
    di semplicità non e fatta la sua brama,
    non corre e non ride nel crudele sguardo,
    la sua risata non echeggia durante il giorno,
    solo le sue urla se non è assecondato
    nel nero della notte non brilla,
    e la sua mano, non lascia sul mio viso una carezza.
    Matrimonio frustrato che non finisce al mattino,
    bagna adesso una lacrima ancora,
    il mio cuscino.
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      Scritta da: ANGELIKA MORI

      In quel giorno non mio

      Ti vedo tra la folla
      mentre campane
      suonano a festa;
      tieni quella mano non mia
      nella tua
      scosti quel bianco leggero
      dalla fronte sua
      poggiando le labbra su essa
      giurando poi sul metallo
      davanti a Dio
      ciò che non giurerei a me.
      Ti scorgo tra la folla
      e ricordo ogni singolo istante
      sento ognuna delle tue bugie
      e piango amore vestito di rabbia
      mentre perdo per sempre
      e tra le lacrime,
      ogni speranza
      in quel giorno non mio.
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        Scritta da: ANGELIKA MORI

        Vicino al Natale

        Piccoli abbagli di colori un anno ogni anno portano via.
        Emozioni impazzite che si ricorrono come i giorni che passano inesorabili e rapidi;
        ora lucenti, ora più cupi e spenti.
        Gironi dall'alto al basso come dall'inizio la fanciullezza
        fino a giungere
        alla completezza degli anni
        per finire, alla fine, sottoterra.
        Un albero mi sento
        ornato a festa:
        fuori luogo, rinchiuso ed inerme
        solo per compiacere a chi mi osserva.
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