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in Poesie (Poesie catartiche)

Dolore

Il dolore ci tocca nel punto in cui Dio si abbassa
per elevarci oltre una coltre di nubi sparse
Il dolore arrangia il nostro cuore
con note solenni
e ci costringe ad inchinarci ad un demone portato dal vento
che si prende cura di noi
e fatica a stare silente.
Il dolore è un sospiro
fra un bicchiere di vino
e una sigaretta
ma quel gemito ci costa caro
più di ogni altra cosa al mondo.
Getto via questo mio tormento
e ti dedico questa poesia
perché smetta di essere soltanto il mio demone
e la tua presenza si faccia carne viva.
Composta sabato 23 aprile 2016
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    Scritta da: Giuseppe Valenti
    in Poesie (Poesie catartiche)

    Malovizio

    Cercano soldi disperatamente
    ingannando spesso la gente
    lavorano come animali
    ma finiscono sempre come i maiali.
    Quando la loro roba è pura
    credono di non avere più paura.
    Percorrendo la strada più buia
    vengono presi dalla furia.
    Tutto questo faticare
    per un corpo da sballare.
    Che sia un giovane, un padre o un adolescente
    questo è il percorso di un demente.
    Meglio mendicanti in buona fede
    che drogati come prede.
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      Scritta da: Luca Vitali Rosati
      in Poesie (Poesie catartiche)

      Il fiume

      Arno sei una lagrima
      del monte Falterona,
      ché lungo il tuo corso
      sparisci e riappari e
      dividi i tui popoli,
      riuniti poi dai ponti.

      E quando in Firenze entri
      il tuo colore muta,
      sì anche il tuo olezzo
      diviene nero assai,
      dai peccati macchiato
      (mostri fan capolino)
      uscendo poi illibato e
      tranquillo continuare
      dopo, anno dopo anno,
      lungo il tuo corso.
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        Scritta da: Luca Vitali Rosati
        in Poesie (Poesie catartiche)

        L'albero

        Immobili, ma non immutabili,
        l'albero e il tempo, come due concetti,
        sì diversi, come i rami: mobili.

        Osservano la vita d'imperfetti
        uomini: la nascita in primavera,
        poi la gioventù gioviale in estate,
        la maturazione e il decadimento
        in autunno e nel gelido inverno.

        L'albero invero non muore, rinasce
        sempre, ogni anno, diviene eterno,
        libero da amore e umane angosce.
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