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Poesie catartiche


poesia postata da: Rosarita De Martino, Poesie (Poesie catartiche)

La nostra Etna

Immenso gigante di fuoco,
tu mandi bagliori di fiamma,
immane nube nera esplode furiosa
dalle tue dolci pendici,
di erbe e fiori coperte.
Neve candida ti adornava
di bianco splendore:
oggi la tua neve è diventata cenere,
nera neve rilucente di fumo
tu spargi, fra gli atterriti
dal tuo furore di fiamma,
la sera rilucente di rosso bagliore di fuoco.
Mani atterrite di uomini
in fretta spazzano via la tua nera neve
da terrazze e balconi,
così si illudono di dimenticare
la tua presenza possente.
Paura li rende solidali e amici,
ma ben presto ritorneranno a litigar tra loro,
chiamando "mio" ogni possesso
e non sanno di che di "nostro"
abbiamo solo la paura.

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poesia postata da: Davide Cericola, Poesie (Poesie catartiche)
Noia totale,
tedio mortale,
assemblea liceale.
Composta
domenica 30 novembre 2003

poesia postata da: Dario Pautasso, Poesie (Poesie catartiche)

Niente

Rossi cespugli d'amore
celano ancora qualcosa
forse una rosa
forse niente
forse il sole.
Ma io li accarezzo
e non cerco niente
né il nucleo della mente
tua, né il paglierizzo
tra un attrezzo
d'infinita pazzia.
Accarezzo sogni
e dimmi che son malato
mi sentirei meglio
sdraiato così sul
tuo letto, miagolii
fuori di gatto.
Composta
lunedì 30 maggio 2011

poesia postata da: Gaetano Toffali, Poesie (Poesie catartiche)

Lento diletto

Sono un diletto
i movimenti lenti
nell'alzarsi dal letto
al primo mattino
la calma dei passi
tra bagno e cucina
l'armadio e la gruccia
tra sospiri lievi
i passi felpati
gli scalini pensati
sedersi al volante
e farne conquista

Lentezza felice
senza filosofia
con due costole rotte
come compagnia.
Composta
martedì 24 maggio 2011
Riferimento:
Trattasi di esperienza di vita vissuta, anzi vivente perché in corso.
Dedica:
Al mio fisico straordinario, che si rompe ma non si piega (letteralmente)

poesia postata da: Francesco Gatto, Poesie (Poesie catartiche)

Mano Azzardata

Insicuro. Insicuro di me stesso. Paura di azzardare semplici parole. Di metterle in gioco.
È questa la mano che decide tutto.
Faccio la puntata. Alta per me, ma bassa per quella che ho davanti.
Scopro le carte. Un ti amo appare...
Lei sospira ed ecco che appare la famosa scritta.
Io no.
la mossa azzardata è stata ripagata.
La puntata è scomparsa come la paura di metterle ancora in gioco. Potrò fare altre partite, potrò puntare anche molto, ma le carte saranno più difficili da buttare giù.
E mi ritirerò lasciando la puntata sul tavolo e le carte coperte...

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