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Le migliori poesie di Gianluca Cristadoro

Funzionario (Ingegnere), nato giovedì 15 agosto 1968 a Roma (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Indovinelli, in Umorismo, in Racconti, in Frasi per ogni occasione e in Proverbi.

Scritta da: Gianluca Cristadoro

Sgozzati o strozzati?

Stammatina me sentivo 'ntronato come 'na campana
appena c' ha 'ntuzzato cor batacchio
che 'n po' scorato peggio de' n'abbacchio
m'aripenzavo ar sogno e a quella notte strana.

Mo' va ricconto de' quer tale che me venne 'ncontro
e che me disse co' na' vociaccia greve...
"A sor coso... Ve la faccio breve...
Me dovete da' li sordi sinno ve troverete contro

nun solo er qui presente ma puro li briganti,
le guardie der Papa, li burini e lì francesi
che l'urtimi a resiste l'hanno appesi.
Perciò fori l'argento, li scudi e lì brillanti.".

Nel mentre che finiva sta poesia
"n cortello se levo" dalla saccoccia
e co' la punta me striscio' la faccia
co' poco garbo e senza cortesia.

A quer signore tanto riguardoso
Co' 'no strano cilindro pe' capoccia
Je stavo pe' risponne "Suvvia taccia!
Riponga il suo far rude e ardimentoso!".

Ma prima che da bbocca 'scisse 'n fiato,
sentii la lama preme er gargarozzo...
Me risvejai e me feci 'n ber ficozzo
Sbattenno er capoccione mio sudato.

M'arzai de scatto a rinfrescamme er viso
a trova' pace e 'n cerca de 'n soriso.
Girai er caffè dar drento de la tazza
Penzanno... "N'artro po' quello m'ammazza!"

Ma riggiranno l'occhi ar tavolino
Nun vidi della luce la bolletta?
"Du' mila Euri sorte che m'aspetta!".
Cor fegheto già a pezzi dar matino.

Me ribbuttai sur letto appiccicoso
gridanno poi nel sonno "Aho! A Sor coso!
E' mejo dar cortello esse ammazzato
che dalli troppi debbiti strozzato!".

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Traduzione

Stamattina mi sentivo frastornato come una campana
appena scontratasi con il battaglio
mentre, avvertendo un forte scoramento,
ripensavo al sogno fatto in quella notte strana.

Ora vi racconto di quel tale che mi venne incontro
rivolgendosi a me con una voce molto greve:
"Senta... caro signore... ve la faccio breve...
Mi dovete dare i vostri soldi altrimenti vi troverete contro

non solo il sottoscritto ma anche i briganti,
le guardie del Papa, la gente rozza e i francesi.
Sappiate che gli ultimi ad aver opposto resistenza sono stati impiccati.
Perciò datemi argento, monete e brillanti."

Mentre finiva di dire queste parole
estrasse un coltello dalla tasca
passandomene di striscio la punta sul viso,
senza garbo e cortesia.

A quel signore tanto rispettoso della mia persona
e con quello strano cilindro in testa,
stavo per rispondere: "Suvvia taccia!
Riponga il suo far rude e ardimentoso!".

Ma ancor prima che potessi proferire una sola parola
sentii la lama del coltello premere sotto la gola.
Mi risvegliai e mi feci un bel bozzo
sbattendo la testa tutta intrisa di sudore.

Mi alzai di scatto andando a sciacquarmi il viso
in cerca di pace e di un sorriso.
Girai il caffè nella tazza
pensando... "Ancora un po' e quel tale mi avrebbe ucciso"

Ma volgendo lo sguardo verso il tavolino
con mio grande stupore vidi la bolletta della luce.
"Duemila Euro da pagare è quel che mi aspetta!",
con il mio povero fegato già a pezzi dal primo mattino!

Mi ributtai sul letto ormai sgualcito
gridando, nel sonno, "Senta... Signore!
Preferisco essere sgozzato dal vostro coltello
che finire i miei giorni strozzato dai troppi debiti!".
Composta martedì 26 novembre 2013
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    Scritta da: Gianluca Cristadoro

    Filastrocca della sera

    Filastrocca della sera,
    leggo al bimbo mio che spera
    di sognar di maghi e fate
    e di favole incantate,
    dove rose e prati in fiore
    accarezzan con amore
    i tuoi sogni di fanciullo
    dove i giochi son trastullo.

    Contro schiere di furfanti
    fan la guerra cento fanti
    tutti armati fino ai denti
    ma non conti fino a venti.

    Soldatini metti in fila,
    di giocattoli una pila
    poi di libri ne apri otto
    si riempie in un sol botto
    la tua stanza di giochini
    che di spazio pei piedini
    non c'è più e la mamma grida,
    sembra quasi una corrida.

    Ecco un toro, si fa sotto.
    Tu lo schivi e son diciotto!
    Poi ti fermi e ti rilassi.
    Scendi a fare quattro passi.

    Dove sta la tua energia?
    Io non trovo più la mia
    per rincorrerti in cortile.
    Ma son uomo e non un vile.

    Or ti afferro e poi ti piglio
    ti terrò adorato figlio
    fra le braccia mie di padre
    e di quelle di tua madre.

    Ora è tardi si va a letto
    non v'è più per tuo diletto
    tempo per giocare a dadi,
    con le carte o negli armadi.

    Filastrocca della sera
    legge il babbo tuo che spera
    che nel sonno più profondo
    cada tu ma non il mondo.
    Composta venerdì 6 settembre 2013
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      Scritta da: Gianluca Cristadoro

      Il vento

      Amore mio piccino,
      a te che sei bambino,
      il Vento ti presento,
      è il solo in mezzo a cento!

      È un tipo bricconcello,
      arriva sul più bello.
      Ti sferza un poco il viso,
      se piangi o sei hai il sorriso.
      Ti preme sulla faccia,
      che tu lo voglia o piaccia.

      È poco rispettoso,
      a volte dispettoso,
      ma doti ne ha più d'una.
      Puoi chiederlo alla luna.

      A Lui ben poco importa
      se la coperta hai corta,
      se ricco sei e potente
      o in mano stringi il niente!

      Se poi lo vuoi afferrare,
      passeggia in riva al mare...
      lo sentirai spirare,
      ma senza mai perire...
      tra il fare e ancor il dire.

      A casa te ne torni
      pensando a quei bei giorni
      in cui incontrasti il vento,
      il solo in mezzo a cento
      che d'improvviso tace
      e riempie il cuor di pace... "
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        Scritta da: Gianluca Cristadoro

        Il Tango dell’Orango Frango

        Ho sognato un Orango,
        di nome Frango
        al quale piaceva ballare il Tango.

        Ma non di certo quello Argentino,
        non era poi un gran ballerino
        e non lo ballava con la sua amata,
        ancora quella non s'era lavata,...
        ché rotolata s'era nel fango,
        e non si sentiva di ballar un tango.

        Lo ballava abbracciato a una scopa
        sognando tournée per tutta l'Europa.
        Sognava applausi, lustrini e pajette
        e al casinò giocare a roulette,

        Pensava a una vita con tanto successo
        Piena di lussi e vestiti col gesso.

        Ma il rude guardiano lo risvegliò
        e tutt'a un tratto la scopa sfilò
        dalle sue mani e al posto di quella
        un frutto acerbo e una caramella
        diede in cambio al povero Orango,
        senza più scopa e senza più Tango.

        Ho sognato un Orango
        di nome Frango
        al quale piaceva ballare il Tango,
        ma nella sua gabbia rimase nel fango
        con la sua amata a mangiarsi il suo mango.
        Composta venerdì 20 settembre 2013
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