Le migliori poesie di Davide Bidin

Studente, nato lunedì 23 luglio 1990 a Milano (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Davide Bidin

Torino in una notte di Dicembre

Annaspo nel freddo pungente
Nell'ultima mezz'ora vissuta
Nella veglia saccente
Tra aliti di ghiaccio
Inciampo per ispide tenebre

Torino in dicembre
Nella neve lievitata di una notte
La luna piangente contemplo
Lo spettacolo celestiale
Di immacolate stelle corvine

Cammino e noto
Come tutto il mondo
Nella notte frigida di un inverno
Si dissipa all'istante
Il mio cuore s'innalza

l'ultima persona della città
Ultimo uomo che affronta
Il tacente gelo
e l'anima comprende
Che questa è vita

Fermo nelle vesti su legno di faggio
Guardo con sorriso distaccato
l'ultima luce soffocata
Nei miei occhi il ricordo
Di un'amore

Rimango per minuti che paion ore
Stabile in quella tenebra abbacinante
Che non brilla di speranza
Ma abbaglia con saggezza
Di donna danzante

Esco dal candido campo
Con una nuova presenza
Entro me si fà nova
l'infatuazione per l'animo mio
Orme nella neve lascio

In una notte di Torino in dicembre.
Davide Bidin
Composta sabato 19 dicembre 2009
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    Scritta da: Davide Bidin

    La Ballata Dell'Infatuato

    In quella fulgida luce
    Di un giorno passato
    a camminare tra la gente
    e il trambusto
    Non ho saputo dirti con voce

    Che t'Amo

    Come il sole
    Ama la luna
    Segretamente ma eternamente
    Ad ogni calare
    In ogni momento e in ogni dove

    t'amo

    Quando io son alto nel cielo
    t'amo come fosse tramonto
    Quando io son sotto le stelle
    t'amo come fosse aurora
    In ogni tempo

    t'Amo

    In quell'accozzaglia di
    Umana stirpe
    Io ti vorrei dire
    Mille parole, mille discorsi
    Eppur son muto

    Codardo come solo
    i poeti san esserlo
    Sinceramente convinto
    De le passioni mie
    Ma atterrito nel dubbio de le tue

    Spero solo
    In un giorno svegliarmi
    Da questa stolta paura
    e lanciarmi
    Verso le stelle

    e trovare al fine
    Quella sacra vittoria
    Quel miraggio tangibile
    Ch'è bacio, è eclissi
    è Amore splendente e opaco.
    Davide Bidin
    Composta domenica 27 dicembre 2009
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      Scritta da: Davide Bidin
      Come puoi star solo?
      In questo mondo che vomita in volto
      sbuffate d'esistenza avariata
      Come puoi star solo?
      mentre
      corri in cerca di quell'anfratto che chiamiamo
      serenità
      eppure ci rendiam conto della
      "gutturale inefficienza"
      del nostro desiderio
      siam sempre soli eppure
      in quest'epoca di unitarietà globale
      rigurgitante personalità sparse
      ed aspre
      che non ci appartengono
      di inutili amene convinzioni
      marcescenti
      chi può davvero ritenersi solo?
      io mi sento solo
      certe volte
      quando sono in casa chiuso
      dove
      a malapena odo i rumori assordanti
      e inconcludenti provenienti dal mondo
      e m'isolo lieto a scrivere farse
      ugualmente inconcludenti
      su persone che son davvero sole
      dentro me soltanto
      senza aspettarmi un saluto
      un ringraziamento
      o una flebile parola
      solo allora son solo
      solo allora
      ma voi
      tutti gli altri
      e me
      come possono definirsi soli?
      basta accendere uno schermo invisibile
      per capire che tutta la merda che addosso ti cala
      tutto il liquame eruttato da coloro che non vogliono esser soli
      a cui schifa questa baluginante essenza,
      la merda da cui traggo giovamento
      non è altro che niente trasfigurante
      e allora son solo
      l'unico motivo per cui esco ancora di casa
      e capire quanto poco le persone
      han da dire
      e quanto, al contrario
      io ho da dire su loro.
      Davide Bidin
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        Scritta da: Davide Bidin

        Viriltà

        Virili
        ragazzi e ragazze
        prestanti, belli, sani
        viventi all'Alien, Holliwood, Paparazzi
        in luoghi della "bella vita"
        vomitanti cultura vuota
        ci si accatasta
        con libertà e benestare
        conformando la nostra speranza
        a quella mostrata dagli altri
        e a loro mostrata di volta
        bevendo ceres, sorseggiando heineken
        tracannando vodka
        cestinando il tempo in una cosa forzata.
        Ci potrai trovare al bancone, dietro al culo
        di qualche puttana vecchia a quattordici anni
        nei bagni socchiusi a sniffare bicarbonato
        mischiato con ostie nuove
        O in angoli delle strade o nei parchi
        a rigettare la nostra esistenza
        su un altare di bile dai mille colori
        Bambini e bambine
        forti, indomiti, immortali
        in astinenza d'affetto
        tutti
        Provare qualcosa di nuovo
        per compiacere qualcun altro
        Il credo
        Nessuno nel cerchio
        si permette di seguire
        motivazioni diverse
        spaventati, atterriti dal sentirsi derisi
        di perdere quella sacrale popolarità
        in una cantilenante presa per il culo
        come iene e sciacalli in cerca di carcasse
        alla rincorsa di una gioia sconfitta in partenza
        Non siam ancor nati
        poiché non partoriti
        Indifferenti a noi stessi
        occorre far tutto per farsi accettare
        e non per sfizio, per incessante ricerca
        di qualcosa nuova, di nuova conoscenza
        Non stufi di vita
        ma stanchi
        indifferenti
        a se stessi e mai agli altri
        che anch'essi son stanchi di sé
        così spaventati e urlanti, tremanti
        Martiri di una lezione
        di una storia sbagliata
        Vili.
        Davide Bidin
        Composta martedì 22 febbraio 2011
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          Scritta da: Davide Bidin

          Ciò che non Appare

          Odore di gelsomino
          Spruzzata d'olio tra i carruggi
          Pozzanghere mezze piene sui cigli delle strade
          Sprazzi di nubi che muovon il vento

          Il sole che fa capolino aldilà del monte
          Mentre il mare saluta la sera con l'onde
          Il sale incalza tremante le ultime anime attardate
          Venere abbaglia come luna novella

          Cammino ancora tra le vie scoscese
          Cercando invano un motivo
          Che mi porti sulla strada principale
          e mi perdo nascosto in quel portone

          Mi fermo a terra, lo spettro sulla spalla
          Un po' di fumo dalla bocca
          Rende tutto più eloquente
          i marmi sul terreno abbagliano come polvere di stelle

          e una ragazza dai capelli paglierino s'avvicina
          Girato l'angolo da due passi e mi guarda col sorriso
          è giunta anche lei su quel portone e io a terra seduto
          Mi passa accanto e torna tra i carruggi della sera.
          Davide Bidin
          Composta sabato 17 aprile 2010
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            Scritta da: Davide Bidin

            Requiescat In Pace

            Ho letto troppe tombe
            Per riposare in pace
            Per tacere
            Mentre fuori ancora
            Piove

            Ho letto troppe lapidi
            Con inciso il loro nome
            Per capire che il mondo
            Non rimane
            Alla sola indignazione

            Son stato al patibolo
            Ricordo i nomi
            Gridati dai corpi esposti
            Distrutti e depredati
            Trangugiati

            c'era un ragazzo che camminava
            Perché la cosa giusta non è mai fermarsi
            Aveva uno spettro
            Quello del cambiamento
            Che con la mano sul ventre l'accarezzava

            c'era un Intelletuale che sapeva
            Ma la conoscenza come ogni cosa
            Se è troppo concentrata
            Va purgata
            La penna ferisce ma non uccide

            c'era un Generale che combatteva
            Non per fierezza né potere
            Ma per guardar negl'occhi i figli
            l'hanno ammazzato
            Perché le lacrime non hanno onore?

            C'era un Credente che predicava
            Una politica d'unione
            Uno stato non di croci ma di cuori
            Ma gli stolti non han bandiera
            Soprattutto i burattini

            c'eran due Compari a caccia di lupini
            Portaron la primavera
            Quando il gelo ghiacciava il sole
            Speranza nel domani
            Vivran sulle nostre gambe

            Ci son tante anime
            Che dormon in collina
            Il loro grido sordo
            Strugge le mie orecchie
            Attarda la mia mente

            Muoion folli i muti
            Mi scopro a ricordar la lor vita
            Con gocce che scendon dalle guance
            Con denti serrati e stretti
            Mentre fissano la luna

            Splendido il ricordo
            Qualcosa, anche se poco
            Perché in giorni come questo
            Solo la morte mi da la forza
            Di alzarmi ancora per sperare.
            Davide Bidin
            Composta martedì 13 aprile 2010
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              Scritta da: Davide Bidin

              Buonanotte Notte

              Fuori sul cornicione
              Con una sera d'estate accerchiante
              Sarà il giorno che chiude il pensiero
              Malinconia depravante

              Una bud nello stomaco
              Una lucky nei polmoni
              La coscienza di non esser buoni
              La finzione dei condannati

              La luna mi consola
              In questa infame notte
              Sapere di costrizione
              Ingiuriare la sorte

              Pensare alle persone
              Al loro trangugiare
              Al disio di morte
              e lo spettro d'invecchiare

              Passan gli anni veloci come ore
              Pazzia nelle stelle, Pazzia nella luna
              Che il cielo preserva e dicon
              Porti sfortuna

              Grido la canzone lugubre
              La coscienza mi protegge
              Non urlo, verbeggio
              Per le anime in pena ch'odono il canto

              Malinconia negl'astri e nei mattoni
              Le dita copron gl'occhi per non vedere
              Anche un insano uomo
              Non è mai condannato

              Alzarsi ancora
              Il freddo sulle mani, il calore delle guancie
              Il sogno di un bacio
              Distante

              Solo mi guardo attorno, nel silenzio
              Una bugia serale
              Nell'ultimo sorso di birra
              Ammiro file di fuochi, dove il respiro divampa.
              Davide Bidin
              Composta sabato 15 maggio 2010
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                Scritta da: Davide Bidin

                La Notte non si chiede chi Io Sia

                Qualcosa di nuovo mi è apparso
                mentre camminavo nella notte
                un silenzio che tutto copriva
                come se il mondo fosse, in totale
                simmetrica e composta beltà stridente
                come se niente fosse al posto sbagliato
                dalla cigolante panchina nel prato
                al rivolio inquinato dai cocci verdastri
                fin dalle lontane fronde dell'abete struccato
                silenzio e nulla, se non
                la notte ch'è tutto e niente
                non cerca, non lamenta, né condanna
                perché, essenzialmente, non le interessa
                del barbone che gira pei viali illuminati
                da un'oscura luna
                dalla nuvola arancia che copre il mondo
                di una città periferica
                un piccolo angolo di buio
                che risplende come raggiante e silente
                hotel alla fine del mondo
                la notte
                se ne frega del viandante
                che son io
                che, errabondo scivola nelle strade scapestrate
                corrucciate da, un'immobile, pozza d'acqua
                mentre tra le sterpi più alte si vede il riflesso
                d'un rovo dalle acute spine
                alla notte non importa cosa ricerca
                quel piccolo uomo
                che son io
                perché nella sua fresca lentezza al passaggio
                non nota la cerca ostinata
                di cosa, non si chiede
                forse, un fiato di labbra rubate
                forse, l'ultimo bicchiere di rosso shiraz
                forse, ancora, un suono non rivelato
                o ancora, la mera ispirazione per un'opra nuova
                che poi, son io.
                L'anima mia c'ha tutto si piega.
                Davide Bidin
                Composta domenica 6 giugno 2010
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                  Scritta da: Davide Bidin

                  Ho capito ascoltando un "Folle"

                  Ci son persone che dicono di essere
                  incomprese.
                  persone alle quali
                  se chiedi
                  chi sono
                  cosa fanno
                  cosa vogliono
                  non sanno far altro che sottolineare la loro
                  "non appartenenza"
                  al resto degli altri.
                  hanno quel briciolo di
                  genialità
                  in più
                  rispetto alla gente
                  quella minima manciata di dubbio
                  che li rende pretendenti di una coscienza maggiore.
                  non si rendon conto
                  che ogni essere umano ha dubbi
                  chi più, chi meno
                  chi importanti, chi effimeri
                  ma tutti
                  hanno dubbi.
                  Trasformano l'aver quesiti,
                  la loro
                  "non appartenenza"
                  nell'unica certezza
                  e ci si aggrapano saldi
                  si adagiano, per meglio dire
                  credendo che quel briciolo di follia maggiore
                  li renda speciali.
                  usano questa mistificazione come fosse la loro unica
                  fede
                  ma per uscire da quel bozzolo
                  e tramutarsi
                  occorre concepire che, quella
                  certezza,
                  è la più grande
                  cazzata
                  che possa esistere.
                  non è tanto la domanda che conta
                  ma
                  la miriade di risposte che devi cercare
                  che devi scavare
                  dentro di te
                  per farle affiorare
                  e crescere
                  ciò che rende te.
                  Non v'è nulla di certo
                  le convinzioni
                  le illusioni
                  le pecche e
                  le ragioni
                  ma nulla è peggiore
                  di un uomo
                  che si crede superiore degli altri
                  nell'accondiscendenza che esso semina.
                  In un marcescente paternalismo
                  egli
                  non accetta neanche
                  se stesso.
                  Davide Bidin
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                    Scritta da: Davide Bidin

                    Ciò che mi resta è la Fede

                    Si ammassano
                    sempre maggiore è il loro delirio
                    Cinici
                    Burattini
                    ammettono tutte le debolezze
                    in special modo quelle degli altri
                    sono perfetti nella critica dell'umanità intera
                    nel dire come siam usciti dal brodo primordiale
                    per poi ritrasformarci nella merda di partenza
                    ma solo loro
                    e loro soltanto
                    sono d'esempio
                    se non "addirittura"
                    salvabili
                    quasi fossero inumani
                    Tutti gli altri son sciocchi ominidi senza speranza
                    o troppo stupidi per capire il buongoverno
                    o troppo stolti per proteggere un ecosistema
                    o troppo conservatori per fare un passo avanti
                    e allora
                    allora
                    questa folla di additatori
                    queste mani dall'indice luciferino
                    si permettono il vizio di massacrare anche la fede
                    Non la fede dei ciechi
                    delle superstizioni
                    o quella di coloro che hanno qualcosa
                    da nascondere
                    da mantenere
                    ma la vera fede
                    la fede nella speranza che dietro ogni persona possa esserci
                    un amico
                    Nessuno pare salvabile per questa marea nera che trova,
                    nell'ignorante,
                    massificatore,
                    intollerante e irrazionale,
                    discorso logorroico,
                    l'unico motivo di dar ragione a qualcuno
                    di porgere un minimo di fiducia in uno specchio
                    e nulla più
                    Al contrario
                    La fede, per chi sa accettarla
                    e comprenderla
                    non è nient'altro della speranza statistica
                    che in mezzo a nove persone che non ti sanno ascoltare
                    una che ti capisce è presente
                    La probabilità che quello che dici
                    o scrivi
                    non sia solo tempo sprecato
                    ma materiale da trasformare
                    in qualcosa di grande
                    ben più importante del principio da cui è scaturito
                    Un briciolo
                    Una scintilla vivente.
                    Davide Bidin
                    Composta mercoledì 20 ottobre 2010
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