Dispute sulla verità e la morte

Capitolo: "Vita", luglio-agosto 2019.
Si teme la morte perché la si confonde con l'agonia, con la sofferenza che sono fenomeni della vita. Ma dopo l'agonia che cosa c'è? Ecco dunque il problema della morte. La nostra cultura concepisce la morte come annientamento. Ma è davvero così? O la morte, piuttosto, è un proseguire infinito oltre il dolore che caratterizza la nostra vita? Quando mi chiedono se ho paura della morte o perché la guardo con serenità rispondo che l'occidente crede che morire sia andare verso il nulla. Dobbiamo capire che questo che crediamo un andare nel nulla è, in verità, lo scomparire degli eterni. Quando la legna diventa cenere, crediamo si annienti la legna e nasca la cenere. Ma se sappiamo guardare a fondo, vediamo lo scomparire progressivo di singoli eventi (la legna che brucia, poi che brucia un po' meno, la cenere che compare...): la morte ci appare nella forma dell'agonia, morire è il progressivo scomparire degli eterni che escono dal cerchio dell'apparire. Ma l'uomo è destinato alla gioia. Ecco il tema della gioia. Gioia, il superamento di tutte le contraddizioni che attraversano la nostra vita. Viviamo nella contraddizione, ma esiste un luogo in cui ogni contraddizione è oltrepassata? E noi, che cosa siamo, rispetto alla totalità di quel luogo? Quel luogo non è, forse, ciò che realmente siamo? La risposta è "siamo quel luogo". Un luogo che chiamo gioia. Gioia non è la felicità, che è sempre una volontà soddisfatta la gioia, invece, è infinitamente più alta. Non è volontà, ma eliminazione di ogni contraddizione. Ecco perché, avvicinarsi alla morte è avvicinarsi alla gioia.

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