Una breve, scandalosa vicenda


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...giusta, che giunge sotto le spoglie di Perseo, e di nuovo ricomincia proponendosi di aiutare il giovane ad uccidere il mostro, insegnandogli, suggerendogli come agire, fornendogli "il talismano". Medusa, al contrario, non agisce mai. Non è lei a scegliere il luogo dell'incontro amoroso con Poseidone, ma "è attirata" dal Dio, "subisce" un'azione. "Subisce" una trasformazione che la rende un mostro, ciò che prima non era; perfino nel momento della morte è "passiva", perché "subisce" una decapitazione mentre giace profondamente addormentata. È facile ucciderla, liberarsi di lei: basta evitarne lo sguardo. Non c'è un racconto dove ella "agisca"; perfino nel far vittime Medusa non fa nulla, perché non va in cerca di vittime. Lei non ha sete di sangue, voglia di carne umana, desiderio di uccidere. Se ne sta tranquilla in fondo a qualche oceano buio o a qualche antro scuro e spaventoso. Sono gli "altri" che incappano nei guai, se la guardano. Sono gli "altri" che si pietrificano, se fissano quel volto un tempo tanto bello. La salvezza o la morte non è nelle mani di Medusa, ma nelle mani di chi decide se guardarla o meno. Quanto a Perseo, l'"eroe" che libera il mondo dalla nefanda strega, in questo gioco di specchi fra dee sembra piuttosto il burattino nelle mani di Atena.

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