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Post inseriti da Ilaria Sansò

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Scritto da: Ilaria Sansò
Chissà perché conosco la nostalgia della felicità. E quest'ultima porta il tuo nome. Non avevamo tempo per scattarci dei momenti perché avevamo altro a cui pensare: vedersi negli occhi dell'altro. Non ho foto di noi insieme ma ne ho custodite tante nel cuore come pezzi di puzzle che si completano automaticamente. A quello che non ho capito di noi non so dare un nome. "Non fa niente", mi dico. Non fa niente quando avevo il mio tutto davanti.
Però la voglia di farcela anche per te, cavolo quanta ce n'è.
Composto venerdì 10 novembre 2017
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    Scritto da: Ilaria Sansò
    - Fai buon rientro a casa -, mi disse in quel pomeriggio malinconico.
    - Ora, però, scappo a lavoro -.
    Quando pronunciò il verbo "scappare", presi la sua mano, l'avvicinai sul mio viso e volli pianger(ci) dentro.
    Lui non seppe nulla. Non sentì nulla.
    - Casa mia sei proprio tu, grazie e buon lavoro. -
    Pensami.
    Composto domenica 12 novembre 2017
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      Scritto da: Ilaria Sansò
      "Ci vediamo oggi?"
      C'era un sole bellissimo quel pomeriggio che da lì a poco sarebbe sceso piano piano, tutto per loro.
      "Ti sorriderò."
      "Non vedo l'ora."
      Lui che l'aspetta già sotto al portone.
      Scoppiano a ridere. Imbarazzo.
      Ridere insieme: lei l'ha sempre pensata come una forma d'amore che prevale su tutto.
      Ridere insieme: anestetizzando tutto ciò che li distruggeva.
      "Vecchiaccio, ma non mi dire... stai prendendo l'ascensore? Ora ti faccio vedere come fa le scale una giovane donna anche correndo."
      Si sono trovati al quarto piano.
      "È bello venire qui, su questo terrazzo. Si vede la meraviglia del mare. Di tutto ciò che ci circonda e tanto ci basta per dissolvere i problemi."
      Lo guarda. E aggiunge: "perché lo scorso anno non sei stato capace di starmi accanto? Perché? Perché mi hai allontanata?"
      "Merito tutti i pugni che vuoi. Adesso me li puoi dare. Non volevo metterti in mezzo ai miei guai."
      La guarda fisso negli occhi.
      Lei prova a dargli un piccolo pugno sul braccio destro.
      "Mh, riprova. Non mi hai fatto poi così male."
      Lei riprova. Secondo pugno, stavolta un po' più forte.
      E non si sa com'è, ma in un attimo si son trovati abbracciati. Lui la stritolava. Sì, come se volesse dirle ancora una voltà scusaʼ. Il sole piano piano scendeva anche sui loro volti. Il riflesso di quei due per terra, l'ombra di quei due che si cercavano con gli occhi. Poi con le labbra. I sorrisi in mezzo ai baci, gli sguardi fatti di attenzioni e comprensioni, l'indietreggiare e sorridersi di nuovo, ancora una volta. Volevano che quel momento non finisse mai.
      "Allora mi vorrai vivere giorno dopo giorno?", chiese lei.
      "Sì, da recuperare anche i nostri non - momenti dell'anno scorso e tutti questi che arriveranno."
      Si abbracciarono forte ancora una volta, circondati dal cielo, dal mare e dal tramonto che di conseguenza abbracciava loro.
      Lei con gli occhi lucidi gli faceva capire quanto avesse bisogno di sentirsi così tra le braccia di un uomo... che poi, non un uomo qualunque ma il suo.
      Lei con gli occhi lucidi gli faceva vedere le mancanze e la non curanza di moltissimi gesti e moltissime attenzioni che non aveva più da tempo.
      Lui continuava a guardarla e a baciarla. Anche sulla fronte, sul naso. La teneva stretta e di loro, in quel preciso momento, si poteva dipingere un quadro.
      Lei era ritornata ad essere se stessa, con la sensibilità e la fragilità di una donna che cresce e che ama inesorabilmente.
      Lui era ritornato a guardare una donna con quegli occhi verdi immensi, con la responsabilità di proteggerla.
      Fumarono insieme le sigarette e ad ogni tiro si guardavano e si sfioravano con le mani.
      "Quando sarà, vorrò una famiglia immensa: bambini e cagnolini."
      "Anche io", rispose subito lui.
      C'era il tramonto, ma c'era anche un lieve vento che scompigliava i capelli di lei che si sentiva comunque perfetta davanti a quei due occhi che erano anche suoi.
      Il terrazzo era diventato casa... braccia grandi che li racchiudevano.
      Sembrava un appartamento completamente arredato di cose importanti, pieno d'amore.
      Erano felici di esserci l'uno per l'altra, di appartenersi.
      Anche le nuvole stavano dando un senso a loro due.
      Ore 19.50
      "andiamo bella mia?"
      Lei si è sentita bella davvero. Ma davvero.
      "Andiamo."
      Fuori, il buio, era niente in confronto a loro.
      Le dà un bacio davanti al portone. Non l'ultimo.
      "Mi raccomando, piccola grande donna!"
      Le mani sul viso di lei.
      Lei uscì dal portone, tornò indietro e lo baciò ancora.
      "A domani, a dopo domani... a sempre. Per viverci. Ciao nanetto."
      "Nanetto a chi?"
      "A te."
      Così com'era iniziato: fuori da quel portone, ridevano da viversi.
      Pochi passi, lei si volta. Lui era ancora lì a guardarla finché non sparì dopo l'angolo.
      Erano belli, su quel terrazzo.
      Erano baci, non pugni.
      Erano semplicemente loro.
      Ci sono cose che restano e resteranno dentro, che valgono troppo.
      Composto lunedì 30 aprile 2018
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        Scritto da: Ilaria Sansò
        Mi chiederanno di lui. Sempre. Mi domanderanno, il suo nome sarà impresso nella mia mente ed il mio sguardo rivolto chissà dove. Sempre. Quell'amore mal andato, che non ha avuto una buona e bella fine. Come in quelle nottate nei vicoli della città, che ti senti stretta e vorresti urlare perché hai mancanze.
        "Mi mancherà sempre."
        È la delicatezza, lui. Come persona.
        Sembrava come se mi cantasse le ninne nanne con il suo parlarmi. Ed erano belli anche i suoi silenzi. Me li prendevo tutti. Così sapevano di me e sorridevano insieme a me, quasi quasi li abbracciavo pure. Così, non mi lasciava mai.
        Composto mercoledì 27 giugno 2018
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          Scritto da: Ilaria Sansò
          Credendo a te, ho perso un po' di me. Ma non del tutto. Solo un po' di me. Credendo a te, adesso che non ci sei, ho ancora più paura dell'abbandono. È stata sempre come una sindrome, la mia. Credendo a te, ho impostato in modalità on la fiducia, per l'ennesima volta. Credendo di non potermi salvare da sola, ho cercato in te qualcosa di vero. Eppure io respingo le persone, le allontano. Con te era così, ma poi sentivo di darti un bacio o un abbraccio invece che un pugno per scherzare. Credendo a quella tua spalla come appoggio sicuro e resistente, mi son fatta male. Credendo a quelle mani ancora una volta come segno di protezione, mi sono bruciata dentro. Fino all'anima. Delicatezze e sicurezze che non ci stanno più. Credendo al mio avere freddo in quel pomeriggio d'Aprile di vento insopportabile, pensavo di ricompormi al tuo: "Ti stringo e ti tengo con me."
          Mi avevi stretta che adesso vedo pezzi di me andati in frantumi.
          Credendo ai tuoi occhi ed al mio: "Te li strapperei questi tuoi bei occhi. Ma com'è che mi vedi? Dimmi un po'. Mi voglio vedere anche io da lì dentro.", mi sono rovinata perché adesso non li vorrei più. Nemmeno addosso. Credendo a quei sorrisi in mezzo a mille baci, ho avuto la sensazione di non chiudere gli occhi mentre il Sole mi scaldava il viso.
          Credendo a te, ho pensato che fosse quello il nostro momento. Proprio in quell'attimo lì e soltanto nostro.
          Credendo a te, ero ritornata a sentire il rumore del mio cuore felice.
          Perché forse sei caos/disordine come me.
          Perché forse non sarai la mia parte giusta, esatta che cercherà di sistemare i cocci sparsi ovunque per terra.
          E seppur non combacino come prima, cercherò da sola di sistemarli come meglio potrò perché son belli lo stesso. Saranno belli lo stesso.
          Resistenti.
          In questo mondo di promesse, scelte, errori, illusioni che si mostra come giostra io non scenderò mai. Ma la mia promessa è: "Resisto anche senza di te, perché è di me che ho più bisogno."
          Mi ricorderò ogni giorno chi sono io senza di te.
          Me lo prometto. Te lo prometto in silenzio.
          Composto martedì 10 luglio 2018
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            Scritto da: Ilaria Sansò
            Ho imparato a conoscermi un po' di più attraverso la scrittura. A volte l'ho mollata o forse è stata lei a mollare me. Perché non riuscivo più. Non riuscivo a scrivere per quante cose mi stavano accadendo. E quest'ultime le perdevo dalle mani come granelli di sabbia. Però c'era sempre, lei. Potevo riprendere quando volevo, tanto mi avrebbe aspettata lo stesso. Ho imparato a riportare tutto ciò che mi accadeva su dei quaderni o sul promemoria del cellulare. I quaderni potevano essere sfogliati da qualcuno, anche in famiglia (e avevo paura). Avevo sì. Ora non più. Non mi frega niente. Ho imparato che non per forza tutte le cose vanno dette. A volte basta un pezzo di carta ed una penna per inquadrare qualcosa. Ed è così che ho cominciato a fare 7 anni fa. Era una mattina d'inverno e mangiavo i biscotti Pan di Stelle. Ricordo la mia breve frase che poi ho visto su qualche sito o blog senza il mio nome. "On web", "Trovata in web"... scritte così, ma non mi sono arrabbiata mai. Sapevo che quelle mie parole, poche parole, giravano su Internet e poco m'importava se non ci fosse stato il mio nome e cognome, anzi il mio soprannome. Pensai: "La gente ha visto i propri sogni andare in fumo."
            ' Perché i sogni distrutti sanno di Pan di Stelle. '
            Mangiai quella mattina d'inverno quei biscotti pensando ai sogni spezzati. Erano buoni lo stesso. E non potete immaginare quanto.
            Perché, a volte, dalle cose negative si deve prendere il meglio. Ed il meglio continua: sognando, scrivendo, vivendo e ridendo.
            Composto venerdì 20 luglio 2018
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              Scritto da: Ilaria Sansò
              Mi ritorna la domanda: "ma sarei disposta a tornare con lui quando è padre?
              Sono stata sempre decisa per la nostra storia.
              E avrei dovuto esserlo pure dopo. Però ho recuperato adesso. Non merita nemmeno un "ciao, come stai?", da me.
              Ho vari pensieri che non mi lasciano in pace. Più che altro è come se avessi demoni nella testa. Per 3 mattine di fila mi sono svegliata alle 5 e guardato l'alba. La mia mente si è placata un po".
              Penso a me stessa che non mi sto realizzando in qualcosa, l'estate che odio, il pensiero della mia famiglia che quando stiamo in compagnia con altre persone io guardo mia mamma anche quando si perde ed è altrove.
              Però tanto forte non sono. Perché io piango sempre. Per ogni minima cosa. Qualcosa mi dice che è tutto appena iniziato, che ci saranno ancora cose da affrontare e sia.
              Io poi sono un miscuglio di tante, troppe cose che nemmeno mi capisco da sola.
              Mi guardo indietro e cerco (e lo dico vivamente) di perdonarmi. Non di perdonarli. Di perdonare qualcuno. Di perdonar (mi). E non ci sono ancora riuscita.
              Ho anche io un po' di colpe. Mi vedo come una persona sola, che ho bisogno solo di se stessa e degli affetti più cari. Però non mi vedo mai completa e non capisco perché.
              Alcuni miei sogni non sono concreti. Cioè sono stati avverati, sì: parlo di gesti, dettagli, qualche conforto, abbraccio. Parlo di cose astratte, che vedo qualcosa di buono in qualcuno magari ma non c'è.
              Da sola non mi vedo più bene. Ma non abbiamo un telecomando per sintonizzare tutto quello che vogliamo nella nostra vita.
              La gente s'accorge dai miei occhi che qualcosa è cambiato in me. Vorrei più stabilità, voglio innamorarmi, voglio amare ed essere amata.
              Perché penso di non essere mai in grado (?)
              Mi aggrappo al cuore, a mia mamma, ai miei tatuaggi che spesso riguardo. Il mio corpo è l'opera d'arte della mia vita.
              - Prendersi la libertà, amarsi. - l'ho scritta in un mio quadernetto proprio per convincermi pure da sola. Quanti post it dovrei fare da leggere ogni mattina appena sveglia. E non mi ringrazio quasi mai. Perché ho sempre detto agli altri: 'Grazie le fa la Madonna (come si suol dire qui) ma non c'è bisogno di dirmelo. ʼ

              Io tutti i grazie del mondo nemmeno li voglio.
              Composto mercoledì 25 luglio 2018
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                Scritto da: Ilaria Sansò
                E se non sapessi che fare, pensami. E se non sapessi che fare, guarda le stelle che di sicuro le guarderò anch'io. E se non sapessi che cosa dire, ti prego non mi dire niente che mi faccia poi del male. E se non sapessi come guardarmi, guardami come se fossi il riflesso di un te migliore. E se non sapessi come voler bene, ricordati di quanto me ne hai dato. E se non sapessi più stare in silenzio, chiamami che tanto qui non cambia nulla, ma cambiamo noi giorno dopo giorno. Tanto qui tutto mi fa capire che devo scartare, non giustificare più. E se non sapessi più stare in silenzio, urla finché puoi e fatti sentire. Magari non ti sentiranno gli altri, ma io sì. E se non sapessi più dove guardare, guarda altrove che tanto ci sono lo stesso. E se non sapessi che fare, mettiti in macchina e con la sigaretta in mano ricordati di quando le fumavamo insieme. E se non sapessi più dove tenermi, non ti preoccupare perché so che il tuo cuore non è più il mio. E se non sapessi che fare, vienimi a trovare nei pensieri che tanto non ti stanchi mai tra il via-vai di gente che ho anche nella mente. E se non sapessi che fare, bussa alla porta del mio cuore che tanto la scritta "non disturbare, grazie", tu, non la troverai e non la leggerai mai. E se non sapessi più come ridere, pensa ai nostri pizzicotti. Perché erano una forma d'amore per noi, anche loro. E se non sapessi più guardare le cose in questa vita che ci ha divisi, guardale come guardavi me appena alzavo lo sguardo. E se non lo sapessi davvero la sottoscritta va a parlare di te agli sconosciuti ed il cuore sobbalza sempre. E se non lo sapessi davvero, dovrei ricordartelo ancora: Da questo cuore sei stato amato e non soltanto da lui. Ricordatelo finché puoi.
                Composto sabato 21 aprile 2018
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