Scritta da: Jean-Paul Malfatti
Sono l'esorcista di me stesso.
Composta domenica 14 marzo 2004
Sono l'esorcista di me stesso.
Amore, odio, rabbia, pietà. Non c'è sentimento che possiamo provare per gli altri che prima non abbiamo provato per noi stessi.
È come se dentro di me avessero liberato un bambino con una latta di vernice nera, un pennello e troppo entusiasmo.
Mi mancherà così tanto che mi viene voglia di fargli male.
A volte pensiamo troppo agli altri che dimentichiamo anche di stare bene con noi stessi.
Ci sono persone che senti talmente tanto dentro da sentirtele respirare accanto.
Piove,
e la pioggia mi da un senso di leggerezza, di liberazione
Piove,
e guardo la pioggia cadere facendo mille pensieri.
Sembra che tutto debba svuotarsi insieme a quelle grigie nuvole, che tutti i pensieri debbano uscire calpestandosi l'un l'altro.
Piove,
e resto a guardare la forma, ad ascoltarne il rumore.
Oggi condannerei a morte tutto il mio sentire; ucciderei tutte le sensazioni negative che mi attanagliano. Ma ora come ora non resterebbe più che sentire!
La risposta a cui arrivo è: "meglio avere il tempo di trovare, che il tempo di non provare"
Non ho mai avuto tanta fame ma la bocca non si apre, i denti non masticano, la gola non inghiotte, lo stomaco rigetta, ho bisogno di ben altro cibo.
Gli occhi non sanno mentire: sfuggono ad ogni controllo riuscendo a sorridere anche quando le labbra non lo fanno, lacrimano anche se la mente non vuole e, soprattutto, luccicando d'Amore anche quando non vorrebbero mostrarsi.