Dialogo tra me e Sofia


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...Non vi è nulla di più amaro e di più triste di ereditare la sofferenza su un pianeta che contiene miliardi di esseri viventi, che dovrebbero tendere al benessere della collettività: amore, pace e solidarietà attraverso il reciproco compenso intellettivo, fisico, morale, economico etc... Ma a parte qualche ingegno eletto, molti inneggiano alla virtù, all'educazione, all'amore, alla pace, alla solidarietà, ma la mentalità pubblica poi è interamente legata agli interessi materiali e personali e non intende che questi, operando spesso, a discapito della collettività, in tale direzione".
È veramente un paradosso, mia cara Sofia, che l'uomo più va avanti e più la sua humanitas indietreggia. Più l'uomo progredisce e più il suo sguardo si abbassa verso il suolo, non guarda la luna, ma il dito che la indica, la sua fronte si curva verso il fango e il suo ideale non è più alto. L'uomo non usa, ahimè, la sua intelligenza per migliorare la vita, ma la sfrutta a discapito della stessa, senza capire che, così operando, è condannato come Sisifo a spingere su un alto monte un macigno, che appena toccata la vetta di nuovo poi precipitava giù. Così si sciupa la mente, il cuore, il denaro, la salute ... [segue »]
Composto mercoledì 6 dicembre 2000

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