Le catacombe dei frati cappuccini

Siamo a Palermo,
nei sotterranei del convento
dei cappuccini
vegliano passeggieri imprigionati
dentro nicchie di vetro,
il tempo incatenato dall'inganno
dell'arte umana
scopre a visitatori ammutoliti
le grida imbalsamate.
Il silenzio potente
di labbra senza voce
strappa lacrime mute agli occhi accesi.
Gli occhi spenti
guardano profondamente forte,
fanno sentire brividi di ghiaccio,
accendono pensieri
più profondi del buio dei misteri.
Poveri morti corpi inginocchiati
davanti alle lusinghe della vita
con le mani sospese ad implorare
una goccia di luce...
Poveri morti corpi imprigionati
dentro le vertigini del tempo
rimasto fermo
nei sotterranei bui, rotto a tratti
dal calpestio di vacanzieri erranti
e qualche guizzo
di digitali accesi ad ogni passo.
Una bambina
sospesa dietro il vetro della nicchia
si specchia nello specchio
di visitatori e conta gli anni
come cifre cresciute a dismisura,
scopre dentro i palpiti del tempo
i pensieri atterriti degli sguardi,
in questo mare estremo che traspare
come uno specchio icastico
implora un qualche senso che trapela
dagli occhi fino al cuore
e fa sentire un brivido che passa
come un avviso a non sprecare invano
la brevità di luce del cammino.

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