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Scritta da: Vincenzo Fusco
in Poesie (Poesie d'Autore)

Utopia

Mi hanno insegnato che la vita è fragile
che non si può vincere senza perdere.
Mi hanno insegnato che non è difficile
essere se stessi e poter sorridere.
L'hanno descritta come utopia
quella voglia matta di sentirmi vivo,
come il sole che splende ogni giorno.
Più mi abbaglio più sento il respiro
di quest'aria che splende davvero.

Forse un giorno poi sarà così
che io diventerò.
Senza scuse poi io vivrò
come un sogno che
sarà per sempre in me.

La vita è come un sentimento instabile,
prima ti fa bene poi ti rende inutile.
Ma se sono qui è perché ci voglio credere
senza più paure senza più timore
di poter riempire questo mio dolore,
arrivando poi a dimenticare
che ora sono tornato al principio
sembra come se fosse un giro
in quest'attimo eterno infinito.

Forse un giorno poi sarà così
che io diventerò.
Senza scuse poi io vivrò
come un sogno che sarà per sempre in me

forse un giorno poi non basterà
a cambiare questa realtà.
Ma ad un sogno io ci credo e sai,
se ci crederai,
per sempre tu vivrai,
se lo vorrai.
Composta venerdì 1 aprile 2016
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    Scritta da: Andrea De Candia
    in Poesie (Poesie d'Autore)
    Angeli delicati come rose,
    fiori perfetti della fantasia,
    peregrini del mondo, musicali
    adoratori di luce, angeli-mondi,
    come è l'asperula quando si alza
    da un labbro che è ferito dalla grazia.

    Angeli lunghi come la mia attesa,
    fonti di amore e di gran pentimento,
    fiori del bene, mondi di paura,
    trasalimenti puri della voce.

    Angeli grandi come i mutamenti,
    materno divenire della specie.

    Angeli muti come la parola
    quando se ne va da un labbro che è divino,
    angeli-donne che io vedo in amore,
    notturne detrattrici del pensiero.

    Angeli scalzi che non hanno misura,
    angeli della folla o mia paura.
    Composta giovedì 31 marzo 2016
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      Scritta da: Andrea De Candia
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Ritratto di un'ombra

      I tuoi occhi, orma di luce dei miei passi;
      la tua fronte, solcata dal lampo delle spade;
      i tuoi sopraccigli, orlo della rovina;
      le tue ciglia, messi di lunghe lettere;
      i tuoi riccioli, corvi, corvi, corvi;
      le tue guance, stemma del mattino;
      le tue labbra, ospiti tardivi;
      le tue spalle, statua dell'oblio;
      i tuoi seni, amici delle mie serpi;
      le tue braccia, ontani alla porta del castello;
      le tue mani, tavole di morti giuramenti;
      i tuoi fianchi, pane e speranza;
      il tuo sesso, legge dell'incendio boschivo;
      le tue cosce, ali nell'abisso;
      i tuoi ginocchi, maschere della tua boria;
      i tuoi piedi, teatro d'armi dei pensieri;
      le tue piante, cripte di fiamme;
      la tua orma, occhio del nostro addio.
      Composta giovedì 31 marzo 2016
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        Scritta da: Andrea De Candia
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Donna al pianoforte

        Io ti ho vista seduta al pianoforte
        e mi sei parsa un angelo, una vergine
        di certissimo aspetto – come fossi
        oggi cresciuta lì su quelle soglie
        di sveltissima musica, o fermento
        bello di donna dalle dritte spalle
        cui le dita di angelo racchiuso

        hanno impresso una curva di mistero
        mentre che all'apparenza ne gioivi
        profondamente come in veste nuova.

        E noi tutti di te ripensavamo
        cose profonde e più miracolosa
        che una vetta di sogno la tua dolce
        cara presenza ci scioglieva i nodi
        dentro il sangue del male e sollevava
        la nostr'aria nel palpito felice
        dei tuoi biondi finissimi capelli.
        Composta giovedì 31 marzo 2016
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