Poesie d'Autore


in Poesie (Poesie d'Autore)

Sbocciano fiori di pietra alle mie dita

Sbocciano fiori di pietra alle mie dita
mentre con lo sguardo bevo il cielo che mi nutre
con voli di tulipani
e distese di grano
che allargano i miei polmoni in campi di carne.

Busso alle porte del tuo segreto
con rintocchi di campana
e grida di cornacchia
e scheggio le mie unghie sulla corteccia.

Ho piedi marini e braccia come sentieri
mentre i miei capelli stormiscono alle cime degli alberi
ed il mio viso si scioglie
nella corrente dei fiumi.

La luce del sole nutre la mia pelle
dove riposa ancora latte di stelle
ed il sospiro della notte
che tutto trova e tutto perde.

Busso alle porte del tuo segreto
con rintocchi di campana
e grida di cornacchia
e scheggio le mie unghie sulla corteccia.

Esploro il tuo viso nel riflesso delle foglie
ed ascolto la tua voce nella caduta del sasso sul fondale;
così catturo un volo di polline
per fartene collane e bracciali
ed incendio cataste di fiori per vestirti di fumo.

Nella radice dell'occhio vive la tua presenza
e nel cavo delle mani mi riscalda la tua assenza:
mi siedo sulla terra e bevo il tuo segreto
fatto di pietre e grano.
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    in Poesie (Poesie d'Autore)
    Il cielo è nero fumo che voltola, sfiocca, imperversa
    come a un fiato d'incendio. Corron ruote di cenere
    per l'infinito campo: borghi d'ocra e fuliggine
    si riproducono e ripercotono.
    Tutto fugge come a un fosco mare.
    Le case impallidiscono di spasimi sulle montagne,
    mostrano i mille occhi alle palpebre chiuse,
    i lampi sono rosei
    come i filari efimeri delle gambe alle ballerine
    in passo finale.
    Le folgori sono come bisce verdi e violette
    spesso han vene di sangue a capo, a coda. Sparve
    la scena dè monti lontani.
    S'opaca la distanza.
    Eccoli dispariti.
    Una dolomia, sola, il chiaro picco mantiene, alto,
    in un canto de la nerezza, teso.
    Piovon tutte le acque,
    a gocce, a schegge, a frecce, a micce ebbre di fuoco.
    Gli uccelli fuggono gli occhi accesi dei gatti saliti sulle piante:
    i gatti fuggono le spire di bragia
    delle folgori:
    le foglie degli alberi tremano per l'universo.
    Io m'abbandono
    a tutti i fiumi oscuri di me stesso che straripano.
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      Lacrima (Maggio 1872)

      Lontano dagli uccelli, dagli greggi, dalle contadine,
      io bevo, accoccolato in qualche brughiera
      circondata da teneri boschetti di noccioli,
      in una tiepida e verde foschia pomeridiana.

      Che mai potevo bere in quella giovane oise,
      olmi senza voce, erba senza fiori, cielo coperto.
      Che cosa succhiavo alla zucca di colocasia?
      Forse un liquore d'oro, insipido, che fa sudare.

      Sarei stato, così a, una brutta insegna di locanda
      poi il temporale mutò il cielo, fino sera.
      Furono paesi neri, laghi, pali,
      colonnati sotto la notte blu, stazioni.

      L'acqua dei boschi si perdeva su sabbie vergini,
      il vento dal cielo, gettava ghiaccioli sugli stagni...
      e dire che, come un pescatore d'oro o di conchiglie,
      non mi sono nemmeno preoccupato di bere.
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        in Poesie (Poesie d'Autore)
        Uomo ridotto a panico
        inginocchiato inerme
        sfoglia la tua statura
        vittima nelle mani
        dell'aria e del respiro
        vulnerabile implora
        un qualche raggio.
        Il morbo impercettibile
        sospeso
        invisibile avanza
        pare stia seguendo
        delle mire,
        non si accanisce, sfiora
        fiori sbocciati appena,
        trascorre imperscrutabile
        il cammino,
        impietoso si aggira
        sulle piaghe
        avanzate dolenti
        dietro gli anni...
        forse un castigo,
        monito inteso ad arginare
        i fumi
        della presunzione
        del dileggio
        di tuoi figli voraci.
        Perdonaci o signore.
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          Canto di chi rimane a casa

          Restare a casa è un ordine
          che non si discute,
          ma da adesso in poi dovremmo essere
          un poco più attenti a quelli che muoiono sul lavoro.
          lo so che ora il problema è non infettare gli altri,
          lo so che non è una banale influenza
          quella che ci sta attraversando,
          ma se dobbiamo temere la malattia
          dobbiamo temerla sempre,
          dobbiamo mettere pochi pesticidi nelle terre
          e le industrie pochi veleni nel cibo e nell'aria.
          e chi non è più amato
          non può più uccidere la sua amante,
          e si può essere ricchi
          solo se non ci sono poveri.
          Non voglio affiancarmi agli stupidi
          per ogni volta che dici qualcosa
          ti rispondo che il problema è un altro,
          dobbiamo chiedere che dal prossimo autunno,
          ogni governo, di destra o di sinistra,
          si ponga il problema che vendere sigarette è vendere tumori
          e vendere alcolici è vendere cirrosi.
          Ora più che mai è un dovere di tutti stare bene
          ma nel futuro deve essere anche un diritto:
          se un futuro governo, come quelli passati,
          toglierà soldi agli ospedali
          per destinarli alle spese militari
          sarà un governo di criminali.
          Composta sabato 21 marzo 2020
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            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Oggi essere rivoluzionari significa rallentare

            Abbiamo bisogno di contadini,
            di poeti, gente che sa fare il pane,
            che ama gli alberi e riconosce il vento.
            più che l'anno della crescita, ci vorrebbe l'anno
            dell'attenzione.
            Attenzione a che cade, al sole che nasce
            e che muore, ai ragazzi che crescono,
            attenzione anche a un semplice lampione,
            a un muro scrostato.
            Oggi essere rivoluzionari
            significa togliere
            più che aggiungere, rallentare
            più che accelerare,
            significa dare valore al silenzio, alla luce,
            alla fragilità, alla dolcezza.
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              Viaggiate

              Viaggiate
              ché sennò poi
              diventate razzisti
              e finite per credere
              che la vostra pelle è l'unica
              ad avere ragione,
              che la vostra lingua
              è la più romantica
              e che siete stati i primi
              ad essere i primi.

              Viaggiate
              ché se non viaggiate poi
              non vi si fortificano i pensieri
              non vi riempite di idee
              vi nascono sogni con le gambe fragili
              e poi finite per credere alle televisioni
              e a quelli che inventano nemici
              che calzano a pennello
              con i vostri incubi
              per farvi vivere di terrore
              senza più saluti
              né grazie
              né prego
              né si figuri

              Viaggiate
              ché viaggiare insegna
              a dare il buongiorno a tutti
              a prescindere
              da quale sole proveniamo,
              viaggiate
              ché viaggiare insegna
              a dare buonanotte a tutti
              a prescindere
              dalle tenebre che ci portiamo
              dentro.

              Viaggiate
              ché viaggiare insegna a resistere
              a non dipendere
              ad accettare gli altri non solo
              per quello che sono
              ma anche per quello che non
              potranno mai essere,
              a conoscere di cosa siamo capaci
              a sentirsi parte di una famiglia
              oltre frontiere, oltre confini,
              oltre tradizioni e cultura,
              viaggiare insegna a essere oltre.

              Viaggiate
              ché sennò poi finite a credere
              che siete fatti solo per un panorama
              e invece dentro voi
              esistono paesaggi meravigliosi
              ancora da visitare.
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                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Guardaci

                Siamo noi, guardaci,
                rifugiati nelle case
                a guardarci da lontano
                salutarci dal video senza carne
                né profumo di figlio, o padre, né mano di madre
                che stringe carezzando.

                Siamo noi, guardaci,
                in questa immobile battaglia
                senza terra o corpo da combattere
                davanti a un nemico fatto d'aria
                che si mangia il tuo respiro
                troppo piccolo per sparargli
                infame divoratore di nonni
                mai più tornati dall'ospedale
                senza dargli nemmeno un addio.

                Siamo noi, guardaci,
                medici che fino a ieri
                non potevamo sapere, no,
                di quanta furia è capace
                un virus quando esplode
                di quanti se ne porta via
                che non bastano a contarli
                Queste mani chiuse a preghiera,
                ma nessuno è scappato,
                nessuno,
                chi poteva immaginare
                di quanta forza, quale coraggio,
                si porta nel petto lei,
                l'infermiera che non smette l'accoglienza
                che da giorni non si ferma
                e lavora pure mentre piange.

                Sono io, guardami,
                sono italiano, un popolo di terre e colori,
                fatto di paesi lanciati nell'azzurro
                e d'artisti del sorriso
                del buon vino da brindare
                d'arte profusa per le strade
                di primavera l'aria già impazzita.
                Mio stivale, altare
                di bellezza e d'amore
                tornerai a correre per le strade,
                nell'abbraccio d'uno sconosciuto
                con la tua voce di canto
                mi dirai che tutto è finito.
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                  in Poesie (Poesie d'Autore)
                  Chi è colui così gagliardo e forte
                  che possa vivere senza poi morire?
                  E da colei che è tutto, Madonna Morte
                  quando l'ora scocca potrà mai fuggire?

                  Niente con sé potrà portare
                  e quando la Morte taglierà il suo filo
                  nessuno al mondo lo potrà scortare
                  dentro la tomba, nel suo ultimo asilo.

                  Venite dunque e insieme a lei danzate
                  perché ormai è la fine, perché
                  questa è l'ora
                  ogni speranza per sempre abbandonate
                  chè la morte è qui e vi prende la gola.
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