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Scritta da: Silvana Stremiz
E venir vidi in leggiadria decente
Amabil Verginella, alla cui fronte
Ornamento facea candor lucente.
     Così non luce mai vermiglio il monte
Cui batte il Sol di sera, e sì non luce
Sul mattin odoroso l'orizzonte.
     Nube che fior sparpaglia la conduce
Per l'aer leggiadramente, ed al suo lato
Fervida stassi Carità per duce.
     Di mite venticel fragrante fiato
Spingea la bianca nube, e dir parea:
In uffizio sì caro io son beato.
     E poi che giunse là 've risplendea
L'augusta Croce, e di Angeli uno stuolo
Radïante corona la facea;
     Troncò la nube candidetta il volo,
E soffermossi a piè del Cherubino
Che scese i Cieli maestoso e solo.
     Ed ei sul capo riverente e chino
Dell'innocente Vergine la palma
Stese, e sparse su lei sermon divino;
     E le dipinse la placida calma,
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    Piovea di sangue e di fiammelle un nembo
    Cui sette Serafini a capo chino,
    Onde raccôr, stendean l'aurato lembo;
         E aprissi il Cielo, e scese un Cherubino
    Con un Calice in mano ov'era scritto
    A note di adamante: Amor Divino.
         E poi ch'ebbe tre volte circoscritto
    Lo spazio delle sfere, a posar venne
    Sul tronco ove lavossi ogni delitto;
         Indi abbracciollo, e Cantico solenne
    Coi Spiriti minori erse in dolore,
    Dolce battendo di fulgor le penne.
         E a me, cui maestà cerchiava il core,
    Scrivi scrivi, gridò, ciò che vedrai,
    Chè queste son l'alt'opre del Signore.
         A lui per riverenza io m'atterrai,
    E al suon di tromba vidi in Orïente
    Splender igniti abbarbaglianti rai
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