Scritta da: duska

Mentre la pioggia copre il loro pianto

Mentre la pioggia copre il loro pianto,
oltre lo sguardo innocente e il grido
muto, che del dolore chiedono i perché,
essi stanno in un angolo dispersi.

A rubare ogni giorno l'alba al giorno.
A seminare palline di carta per le strade
di nessun luogo, cercando, in un sorriso,
di rincorrere il sapore dell'amore.
Di una vita appena percepita.

Con le piccole mani nude, screpolate.
Ignorate. Verso muri alti, sfuggenti.
Di giardini immensi e finti.

In un mondo di valzer, stonato,
arenato sul lembo inamovibile
d'inquietanti vanità falsate.
Senza più tempo. All'ingiù!

Bambini nati in piedi. Prigionieri.
Spettinati da un'infanzia d'artificio.
Che inquieti si arrabattano
tra le acque infette dell'Indifferenza.
Liberi, solo, di essere fantasmi
in città annebbiate da splendori.

Disperatamente io grido.

Grido sulle piccole mani vuote,
i passi barcollanti nel fango.
La mia voce si rompe:

Possa il vento disperdere la pioggia
che copre il loro pianto.
Sbriciolare angeli per nutrire avvoltoi.

Purificare i duri cuori.
Uscire dall'Assenza.
Liberare l'Amore con sentimento.
Senza travestimenti.

In armonia con ogni stagione.

Mettere il mattone caldo nei loro letti di gelo:

Per accendere bianchi sorrisi;
dare respiro alla luce per nuovi mattini sicuri
dove candidi e sensuali bucaneve
sminuzzano, ancora, dolci sonetti.
Rosanna Di Iorio
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    Scritta da: duska

    In questa trasparenza mattutina

    In questa trasparenza mattutina,
    t'inchini al colle come allora, tu,
    terra di sole e di speranze, coronata
    dal vigile profilo della forte
    Maiella.
    Sì, fammi essere felice.
    Ritorna a respirami nel tuo cielo
    azzurro. Sciogli i miei capelli, le
    mie non comprese ali. Che io possa
    dimenticare fra le trame dei
    vigneti il gelo triste dell'inganno.

    Con te ho condiviso l'infinito,
    il canto astuto dell'arcobaleno,
    mentre, vestita di luce, rincorrevo
    lungo i campi la luna,
    senza dolermi delle tue stoppie.

    Io non cercavo mari da varcare.
    Né cieli immaginifici e lontani.

    Mi bastava la musica di una fisarmonica
    che ci univa la sera ed il profumo
    di gelsomino che lusinga il tempo
    avaro dell'attesa. E ci lusinga.

    Ora che sono qui. Col mio sorriso
    bambino, tu risplendi come bianca
    sorgente nell'essenza che mi emani;
    mentre da lontano tornano la casa antica,
    le dolci acacie, le lucciole, le coccinelle,
    il miracolo di due farfalle dentro lo stesso fiore.
    I campi rosseggianti di papaveri.
    La tenerezza della sua voce.

    Tu sei la nostalgia. Il sogno perso.
    Ora che ho conosciuto un'altra vita.

    Un'altra vita fatta di giardini
    chiusi, di erbe incoerenti.
    Di fiori tristi. Campi disseccati.
    Strade d'acciaio rovente. Di abbandoni.

    E un buio fitto, che dentro me dorme
    e si risveglia,
    lasciando tracce umide
    di solitudini ed inferni dove l'anima affannata
    a volte fugge e si nasconde.

    Muta e nuda tu mi guardi.
    Senza lasciarmi un segno.

    Vuota, dei giorni che non osiamo più sperare,
    fra case sconosciute e alberi secchi.
    E passi che s'incrociano ciechi.
    Con la lucida pazienza di un amore disilluso dalle parole.

    Ed io a te m'inchino. Al tuo ricordo.

    E bacio la tua terra. E con te piango.
    Rosanna Di Iorio
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      Scritta da: duska

      Con le nostre mani d'anime

      Declina il sole all'orizzonte e avvolge
      con sé, nel suo mistero
      le ore i colori, le parole dissipate.

      Laggiù il mare si perde con la sua onda.
      I muri, le cose, le case nella loro ombra.

      Ed ogni cosa ha un suo sapore di sfuggito
      d'amaro, d'incerto, d'impotenza
      a non saper rivivere quel tempo
      di quando si rideva con un niente.

      Gli occhi erano vicini alle parole
      e la sera, a gruppi, ci si scaldava il cuore.

      Ed io che inciampo sempre nei ricordi,
      la grande nostalgia delle tue mani...

      Si raccontava allora: le coccinelle a sciami,
      le fragole nel bosco, le viole,
      le nonne al camino, le favole, i bambini.
      Il pane nella zuppa e nel cuore.

      Eppure ci vuole poco ad alzare lo sguardo,
      schiudere gli occhi al cielo, l'arcobaleno,
      lo scambio di un sorriso, di un saluto
      che illumini con calore un altro viso.

      Tutto è nella ruggine da scrostare
      che copre il sole, i fiori certi, i nomi.

      E lavorare con le nostre mani d'anime
      per liberare le stelle,
      rammendare ali alla speranza.

      Poter lasciare così questo Silenzio.
      Gridare l'amore forte, sempre più forte:

      Amore seme primo della Vita,
      scava la roccia ed offre la sorgente.

      Noi beviamola insieme, lentamente.
      Rosanna Di Iorio
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        Scritta da: duska

        Perché resti muta nel buio

        Lascia aperto il giardino dei nostri sogni:
        in questo giorno di prime viole.
        Il mio cuore potrà volare di fiore in fiore
        in cerca di un colore
        o un'essenza leggera che mi parli di te.

        È passato un secolo da ieri
        la tua anima sa che non ti ho mai scordato.

        Perché resti muta nel buio?

        Tu non puoi, non vuoi rispondere.
        Nell'aria s'odono solo le mie parole.
        Che sfiorano i ricordi
        dei nostri sogni persi
        sopra lontani giacigli di paglia.

        I tuoi occhi spenti raccolgono invano
        il tempo fermo in quella notte troppo buia.

        Lascia aperto il giardino dei nostri sogni
        in questo giorno di prime viole.
        Guarda: due bimbe felici sui prati
        raccolgono allegre teneri fiori di camomilla.

        I cuori liberi senza ali
        oltre l'azzurro del cielo

        Afferra la mia mano.
        Ti condurrò lì dove soffia il vento e il sole,
        il sole chiarisce ogni ombra.

        E come farfalle ci poseremo leggere
        sui petali di rosa
        ad ascoltare ancora il canto della vita
        di quando si rideva,
        si parlava.
        Si sognava.
        Rosanna Di Iorio
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          Scritta da: duska

          Tu che dormi tranquillo distante

          Tu che dormi tranquillo distante
          e mi sventoli in faccia il tuo sonno,
          la mia insonnia irritante,
          il giusto incedere del tempo.

          Io che inciampo vigile indifesa
          nell'ansia che avanza
          il suo passo indolente che insidia
          l'anima, gli occhi, la veglia.

          Che viene che va
          mi prende mi lascia
          rovista nello scompiglio.

          Che ne sai dei miei forse, delle attese.
          Le maschere, i sospiri, gli sgomenti
          che mi straziano, mi schiacciano.
          Mi strappano il respiro.

          Dalla finestra affondata nella nebbia
          la notte dorme sopra il sonno.
          E il silenzio nella stanza
          è l'unica traccia
          del tuo vivere distratto.

          Qui solo la luce dei lampioni
          riesce a quietare i battiti
          porgendo ai miei occhi
          una lieve promessa di vita.
          Rosanna Di Iorio
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