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Poesie di Nicola Antonicelli

Formaggiaio, nato sabato 10 ottobre 1959 a San Donato di Lecce (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Racconti e in Diario.

Scritta da: Nicola Antonicelli

Risveglio al mare

L'alba mi sveglia, divampa lì incendio,
di fronte a me, profilo di onde
ricordo che bussa, tra memoria e incoscienza
immobile fuggente

creste azzurre abbracciano, valli colline, rosse zolle
sabbia, terra, foglia... scompare il tempo.
Nessun pensiero, anima di sasso
padre mare accogli il canto.

Nuvole gravi, solcano le agitate onde.
Antichi pirati, ansiosi al varco sguainano sciabole e urli
di fronte a me, apocalittica visione, di sangue e pane.
.
E il vento, intanto scuote e versa
avvia la danza: impazza spazza spiffera e canta.
Fili d'erba già secchi, foglie stanche vissute, tronchi feriti, incauti eroi.
Sfidano coraggiosi, l'onda imperiale,
piegati e fieri giovani vecchi, van verso l'orsa maggiore.

Ora, il cielo è più azzurro, s'è fatto chiaro e devo andare
vi prego credetemi, non son folle
racconterò che tra le montagne, stamane, ho visto il mare.
Composta lunedì 7 novembre 2016
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    Scritta da: Nicola Antonicelli

    Fogliemie

    Incaute ore, spade affilate. Cerco la sfida a mani nude, sotto l'acqua fin dentro le ossa.
    Accenno alla prima. Frantumo i vetri, d'argentei riflessi. C'è chi conta i giorni. Io, raccolgo le foglie e brucio i rami secchi.
    Il fuori, è lontano. Dentro c'è troppo.
    M'allungo leggero sulle curve, sfiorando le cime.
    Acido e piccante. Disegno le rose, m'anche le spine.
    Stecca e pennello. Estro errante
    bussando da cochinoga a temuco.
    Rocce scoscese, onde marine,
    lontane, lontane, lontane.
    Parlo di me, Che sei anche te.
    Insieme noi facciamo tre.
    Erba e cemento, odio e petrolio.
    Il serpente ama il sole, l'umano il suo veleno.
    Spiga di giugno, foglia d'autunno
    Lento un suono, passione e fuoco.
    Eppure,
    Se fossi ragno tesserei le tele.
    Oppure iena annusando le prede.
    Attor d'un atto, dalle rime bruciate.
    E parlo di me. c'è whisky e caffè
    Ubriaco un: perché? Verso
    l'uscio aperto, raccolgo tre foglie:
    una foglia, due foglie,
    fogliemie, tre solo foglie... foglie... foglie...
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      Scritta da: Nicola Antonicelli

      Mentre aspetto la mia amata, a far la spesa

      Gira che gira, un cerchio è, svoltar astri e universo
      sentirti spaesato, sconosciuto e perso
      sol perché sbagliato hai di girare verso.

      Gira che gira, poi dritto fin i fondo, in piedi, seduto, sopra sotto coperta,
      respirar profondo assai importa
      occhi aperti, sensi all'erta

      gira poi gira, che bel tramonto senti un sasso parlar russo
      arrivar tardi a mezzogiorno
      stanco siedo, annoiato penso
      tresca nebbiosa, tutt'intorno.

      Eh sì, son tritato e diverso stonato, decido insicuro
      quale andare, e passa il tempo.
      Non la voglia di girar tondo.
      Gira ancor gira, la vista è corta, opaco udito, la tesa corda
      Rivedo fanti re e conti
      Pazzi, serpenti, saggi elefanti.
      Rivedo anche in un bel giardino
      una rossa rosa, puro argento: un fiorellino.
      Essì penso, ne val la pena

      Spender scarpe inchiostro e schiena
      E gira che gira verso la fin del cerchio
      Chiude e apre, un altro giro, l'universo.
      Composta venerdì 25 marzo 2016
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        Scritta da: Nicola Antonicelli

        Poesia di Pasqua

        Pasqua è passaggio
        passa il tempo, passa il fatto, passa il saggio.
        E la memoria passa alla storia.
        Storia di chi? Canto d'uccello passa e vola, non resta quello.
        E lento arriva il dolore al braccio, da vispo infante o usurato vecchio.
        Per chi lo usa al solo abbraccio.
        Lento viene il sorriso aperto, dall'ottuso gelo al fior scoperto.
        A Pasqua passa, breve la goccia,
        a valle, a monte, poi viene sole. Tra mare e roccia.
        Si stabilisce felice patto, rinnova il gioco indefinito.
        Le diamo un nome, un canto, un verso
        e di tutto questo resta una storia.
        Al tempo addietro, senza umano, né memoria,
        velava il vento, cresceva l'erba, d'un sol soffio spiccava il volo.
        E passo il tempo venne l'umano, e invento la poesia pasquale
        passa il tempo, passa il fatto, taccio e canto.

        La voglia che ti sale, la mattina, alla nascita del raggio di sole.
        Esplode piena nell'aria serena il profuma dell'erba prima
        leggero fruscia le foglie il vento, dipinge rosa, bianco color pastello.
        Trema il laghetto, si specchia il larice, vestito a bosco, spicca il volo.
        Composta venerdì 25 marzo 2016
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          Scritta da: Nicola Antonicelli

          Oh goccia di cielo

          Oh goccia di cielo. Segni il mio volto.
          Oh nuda terra. Accarezzi i miei piedi.
          Oh aria. Respiro, e la vita sento.
          Amore, amare e sol amore.

          Amore e sensi, tempeste di fuoco
          lande di ghiaccio. Abissi profondi.
          Oh, urla e gesti, istinti repressi.
          Amore, amore e poi ancora amore.

          Solo mi veste, la pioggia e il tempo, disperato cerco, tra luce e buio.
          Danza selvaggia, astro errante, oggetto strano in movimento.
          Poi una carezza, segreti svelati, infiamma il fuoco, sconvolge il senso.
          Amore abbracciami, quanto ti amo. Portami lontano.

          Non ti conosco, non vedo il volto, turba l'anima, quiete e tormento.
          In ogni istante, scopro e sotterro, un io incosciente, un nuovo mondo.
          Tu sei la vita. Tu sei la morte. Tu sei il centro.
          Amore abbracciami. Fammi volare. Senza un perché, ti sento dentro.

          Oh nuda terra. Accetto la sfida.
          Oh goccia di cielo. Baciami ancora.
          Nato per insistere, verso per amore.
          In qualche galassia, su qualche pianeta, grido indecifrato, in movimento.
          Composta martedì 10 novembre 2015
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