Questo sito contribuisce alla audience di

Poesie di Nicola Antonicelli

Formaggiaio, nato sabato 10 ottobre 1959 a San Donato di Lecce (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Racconti e in Diario.

Scritta da: Nicola Antonicelli

Fin d'anno a Genova

Ho anticipato il sole, ancor buio tra le onde
Per sentire nel vento il canto
Del porto vecchio, nei silenziosi vicoli,
gente di passaggio, vecchio ulivo nel giardino, sui colli.
Il marciapiede è nero, stanco, tre tavoli per caffè,
svetta nel buio grattacielo ancora spento.
Passeggio e annuso, il respiro del mare, presente
Bagna il porto, Genova accenna tra terra e monti.
Al primo raggio l'antico campanile vibra
Già si leva un frastuono, inizia il segno
E non è un sogno.
Io, stamane, ho cercato coglierlo, ancor nel sonno
Scovando il posto, al riparo, della polvere e del suono,
del falso brillo e dell'inganno, le mani fredde e il cuore pronto.
Eh sì, città di porto,
il sole ora bacia le case, la gente corre, il fuoco morde,
l'onda si vede, il respiro sale, vivo dal mare
seguo a captare l'essenza del porto, senz'affanno
tra un caffè, un buongiorno, alba a Genova, fine d'anno.
Composta giovedì 12 gennaio 2017
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Nicola Antonicelli

    Quando ti sento diventa una bella giornata

    Riprendo i sensi, di primo mattino
    Caffè, sigaretta. Eccomi pronto, già sulla rotta.
    Fugge pensiero. Un cane che guida il cieco.
    Il Gracchiare d'un corvo, traffico, incenso nero.

    una farfalla entra nell'auto, semaforo rosso, accendo la radio
    Gli occhi di una volpe, intrepida, attraversa la strada.
    uno s'incazza, un altro che strilla
    gente che corre, consumando le suole.

    Una voce nel buio, il telefono squilla, un segnale per strada.
    E sento il mio amico, mentre il cielo è grigio, rispondo e penso
    Quando ti sento, tutto diventa una bella giornata.

    Esce il sole e appare una isola incantata
    In questa città straniera e accelerata.
    Odora di pino, ondeggia il mare.
    E quando ti sento è una bella giornata.

    E mentre guido, rivedo il passato
    Che battaglie alla scuola, abbiamo scelto la strada.
    Una moneta lanciata, ha deciso il destino.
    Sogni, fughe, Primi amori, amici. Che spacconate.
    Non mancava il coraggio, per attraversare il fuoco
    Tra paradiso e Inferno, non è stato un gioco.

    La tua voce mi porta, al di là del tempo.
    Quattro amici, una vela, si danza sulle onde.
    Sole caldo, nuda pelle, un tuffo nel blù.
    Una musica, si balla, solo noi e le stelle.

    Il camion è scarico, è già mezzogiorno
    C'è nebbia, fa freddo, l'erbetta è gelata
    Stanco e sfinito, son di ritorno.
    Squilla il telefono. Una chiamata.
    E quando ti sento diventa una bella giornata.
    Composta giovedì 12 gennaio 2017
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Nicola Antonicelli

      Risveglio al mare

      L'alba mi sveglia, divampa lì incendio,
      di fronte a me, profilo di onde
      ricordo che bussa, tra memoria e incoscienza
      immobile fuggente

      creste azzurre abbracciano, valli colline, rosse zolle
      sabbia, terra, foglia... scompare il tempo.
      Nessun pensiero, anima di sasso
      padre mare accogli il canto.

      Nuvole gravi, solcano le agitate onde.
      Antichi pirati, ansiosi al varco sguainano sciabole e urli
      di fronte a me, apocalittica visione, di sangue e pane.
      .
      E il vento, intanto scuote e versa
      avvia la danza: impazza spazza spiffera e canta.
      Fili d'erba già secchi, foglie stanche vissute, tronchi feriti, incauti eroi.
      Sfidano coraggiosi, l'onda imperiale,
      piegati e fieri giovani vecchi, van verso l'orsa maggiore.

      Ora, il cielo è più azzurro, s'è fatto chiaro e devo andare
      vi prego credetemi, non son folle
      racconterò che tra le montagne, stamane, ho visto il mare.
      Composta lunedì 7 novembre 2016
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Nicola Antonicelli

        Fogliemie

        Incaute ore, spade affilate. Cerco la sfida a mani nude, sotto l'acqua fin dentro le ossa.
        Accenno alla prima. Frantumo i vetri, d'argentei riflessi. C'è chi conta i giorni. Io, raccolgo le foglie e brucio i rami secchi.
        Il fuori, è lontano. Dentro c'è troppo.
        M'allungo leggero sulle curve, sfiorando le cime.
        Acido e piccante. Disegno le rose, m'anche le spine.
        Stecca e pennello. Estro errante
        bussando da cochinoga a temuco.
        Rocce scoscese, onde marine,
        lontane, lontane, lontane.
        Parlo di me, Che sei anche te.
        Insieme noi facciamo tre.
        Erba e cemento, odio e petrolio.
        Il serpente ama il sole, l'umano il suo veleno.
        Spiga di giugno, foglia d'autunno
        Lento un suono, passione e fuoco.
        Eppure,
        Se fossi ragno tesserei le tele.
        Oppure iena annusando le prede.
        Attor d'un atto, dalle rime bruciate.
        E parlo di me. c'è whisky e caffè
        Ubriaco un: perché? Verso
        l'uscio aperto, raccolgo tre foglie:
        una foglia, due foglie,
        fogliemie, tre solo foglie... foglie... foglie...
        Vota la poesia: Commenta
          Scritta da: Nicola Antonicelli

          Mentre aspetto la mia amata, a far la spesa

          Gira che gira, un cerchio è, svoltar astri e universo
          sentirti spaesato, sconosciuto e perso
          sol perché sbagliato hai di girare verso.

          Gira che gira, poi dritto fin i fondo, in piedi, seduto, sopra sotto coperta,
          respirar profondo assai importa
          occhi aperti, sensi all'erta

          gira poi gira, che bel tramonto senti un sasso parlar russo
          arrivar tardi a mezzogiorno
          stanco siedo, annoiato penso
          tresca nebbiosa, tutt'intorno.

          Eh sì, son tritato e diverso stonato, decido insicuro
          quale andare, e passa il tempo.
          Non la voglia di girar tondo.
          Gira ancor gira, la vista è corta, opaco udito, la tesa corda
          Rivedo fanti re e conti
          Pazzi, serpenti, saggi elefanti.
          Rivedo anche in un bel giardino
          una rossa rosa, puro argento: un fiorellino.
          Essì penso, ne val la pena

          Spender scarpe inchiostro e schiena
          E gira che gira verso la fin del cerchio
          Chiude e apre, un altro giro, l'universo.
          Composta venerdì 25 marzo 2016
          Vota la poesia: Commenta