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Gracidano bufonidi

Gracidano bufonidi
nelle palustri macchie,
sui confine dei campi
briose gore borbogliano,
scalettano gradoni
declivi al sole
bugne e merli lesi
spiccano sul poggio
prima della punta
del brullo monte,
ripieno di cibo e vino
una bugnola oscilla
sul capo della donna
che dirige al podere
ove sudando si falcia
grano maturo e dorato.

Così un quadro agreste
del giorno estivo
se fossi dove ebbi natali
e non qui ora prigioniero
in una voliera urbana
cinta da artefatti chiusi
di cemento e vetri
che limitano vista e cuore.

Dove trovar oggi
la cupola di fogliame
che rende ombre
quando forte picchia il sole?

Oh persa sciupata fortuna
di aprir le ali e volare
fuggir tra placidi boschi
e sorgenti rivi gelati
affondar vista e sensi
nell'infinità azzurra
che non ha porte chiuse
e tapparelle abbassate!
Composta sabato 5 luglio 2014
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    Non presenti al censimento dei soli

    Ineffabile quintessenza
    intatta leggera e diamantina
    mi giungi e rallegri il mio cuore
    instancabili pensieri poi
    fanno il filo e ti sorridono
    e festosi intorno ti ruotano,
    tra spire ti avvolgono lievi:
    cinta non puoi più fuggire
    e uno sguardo innamorato
    tra luci di stelle e di sole
    si posa e ti accarezza,
    stanco di baci su te si riposa.
    Allo stesso ormeggio
    e a una sola corda avvinti
    restiamo quando il mare
    ruggisce e si ingrossa
    o se imperversa la tormenta
    e il vortice della vita
    l'un dall'altro tenta
    di strapparci meschino.
    Vita non abbiamo
    che uniti mia diletta:
    non armi la sorte la sua mano
    contro di noi domani
    non ci ributti infiacchiti
    da solitudini in prigioni
    senza luce ove mai vedremmo
    l'ombra di noi stessi
    e una mancanza d'aria
    impedirebbe anche il respiro.
    Non sai già tu il dolore
    che l'asfissia diffonde?
    Restiamo incorniciati
    nel porta fotografie dell'amore
    non ci ingiallisca il tempo
    non spappoli la nostra essenza
    o si spacchi il vetro
    che dalla polvere ci protegge!
    Il tutto che nel nulla svanisce
    non si avverta che qui siamo
    e ci risparmi per altre primavere:
    la fortuna del due ci arrida
    e soli il rapace vuoto non ci ritrovi.
    Composta lunedì 19 maggio 2014
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      Da te torno a tornare mare!

      Ozia sullo scoglio l'uccello marino
      un velo fosco l'orizzonte nasconde
      un naviglio lento si distanzia;
      sonnecchia il vento, l'onda è calma
      diradate schiume si spengono
      cala e imbruna il giorno cadente.
      Mare, stanco di tutto e di niente
      ancor a te mio soccorso torno
      e una fratellanza ritrovo
      se tutto addosso par mi crolli
      e dall'impresa del vivere mi dimetto.

      Che imperituro ti contamina cuore
      che su te aderisce e morde
      che ti scombina e l'ago
      della bussola di essere dirige,
      che oltre lo sguardo vuoto e fisso?
      Sono come un suolo spaccato
      in uno sverdito sepolcro:
      nulla germina nell'arso!
      Che mi dissangua e aggruma
      in questo pestilenziale stagno
      ove sostano impaludati pensieri?
      Tramonta, dirupa la luce
      cresce l'invaso del buio
      si ritirano gesti e parole,
      niente oltre l'acedia dirompe.
      S'aprisse a rinsanguarmi
      un cielo ai raggi della sera
      vita in cui più non credo:
      oh dimenticare le tariffazioni di pene
      le sottrazioni di allegria
      la mancanza di irenici abbandoni!

      Ravviva e enfatizza me spento mare
      di ottimismo empimi salsedine
      fomenta e capovolgi il mio animo
      che tocca il fondo del nulla
      quando ogni luce mente o si spegne
      e in me vecchio tutto si stinge,
      rialzami da questa infelicità
      in cui son disteso e non comprendo:
      nei vortici flussi e riflussi
      del mio essere solo io non anneghi!
      Composta lunedì 3 marzo 2014
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        Rivelazioni e crivelli cognitivi

        Or che più non hai maschere
        e la tua identità è palese
        ora che posso intendere chi sei
        e non devo più nulla chiederti
        ora che ogni avere ho sepolto
        nella tomba del vuoto, ora si
        che posso da te staccarmi vita!
        Passata è l'alba dell'inganno
        tutto ho visto polverizzarsi
        dall'osservatorio del tempo;
        scricchi e tarlante parlante
        abbiamo origliato,
        il dilagare del male consueto
        il rarefarsi del bene
        il bastardume della menzogna
        i truffatori e i truffati di speranza
        le sopraffazioni del peggio sul meglio
        i lamenti e lo schianto
        del significato e del significante
        tanto censimmo vivendo.
        Le cose sono come sono
        e ogni simbolica e eletta
        magnificazione è inutile!
        Alzeremo un drappo bianco
        un giorno in segno di resa
        e saremo lo stesso impallinati
        da oscuro e invisibile nemico:
        si compirà il disastro fatale
        per noi giunti alla cognizione
        che la vita sia la china
        la decomposizione e la rovina
        di un prodigio fallito, il rantolo
        di una volontà di essere in agonia.
        Ci infatuammo di amore e desideri
        cercammo come forsennati speranze
        l'ebrezza di esser liberi e sognare
        combattemmo l'irruzione del dolore
        addolcimmo aspre malinconie
        ci assopimmo tra dogmi e fede fatui
        ci sorressero immaginazione e sogni
        ci lanciammo oltre la materia
        verso l'infinito noi finiti
        assetati di spirito e di essenza
        e tutto ebbe zero come risultato!
        Non rivelarti ad altri svelata vita
        abbia il suo decorso l'illusione
        affascina chi ancor le spalle
        non ti volta e candido cammina
        attirato dalle chimere del futuro
        che tanto promettono sorridendo.
        Composta martedì 4 marzo 2014
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          Da tempo un disboscamento è in atto

          Da tempo un disboscamento è in atto
          anche le rare erbe son disseccate
          gli anni e i giorni al sole
          e alle intemperie son passati.
          Lo sforzo di prolungare
          l'amore per la vita, ora sterpaglia,
          più non è nelle mie forze
          un mal di vivere mi tedia e mi scava.
          Sono come un lichene di Sbarbaro
          sopravvivo su rocce solitarie
          e in condizioni estreme;
          frantumi e polvere in un fluire
          di apparenze estranee e staccate
          da sbuffi di vento son dispersi.
          Le maghe, le sirene e le sibille
          per altri mi hanno lasciato
          grigio squallore sul cuore incombe.
          Ci soffermeremo sulla battigia
          a fissar nell'acqua bolle di schiuma
          all'arbitrio divino tireremo un sasso
          vedremo la pioggia battere insistente
          su muri e vetrate; senza sogni,
          fisseremo orizzonti sfumati e velati.
          Il tempo di essere che fu
          è scorso in un batter d'occhi
          gesti parole atti amori decaduti
          a spenti ricordi echeggeranno vano
          oltre l'inganno che li contenne.
          Oh cimeli di speranze e di illusioni
          anneriti dal crepuscolo del tramonto
          e sparsi in un invivibile silenzio,
          mancamenti per insufficienza
          di essere nella nullità del tutto!
          Continuano a fissarmi fissi e gelidi
          gli occhi di Thanatos ma l'ombra nera
          non mi abbraccia né mi stringe ancora:
          atterrito e senza appoggiarmi a qualcosa
          all'autorità del Nulla mi sottometto.
          Composta lunedì 27 gennaio 2014
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