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Commenti a "I poeti sono gli unici che riescono ad..." di David Kumada


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Grazie Giuseppe, hai confermato il mio pensiero.
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Il problema che poni è molto interessante, perché induce a considerare la differenza tra il valore intrinseco e il valore convenzionale delle cose, esseri umani compresi. Il valore convenzionale è ciò che può ad esempio condurre un oggetto recante una "firma" qualsiasi  a valere 10, 20 o 100 volte più di un oggetto analogo non "firmato"; è ciò che in termini umani può essere definito "successo", che spesso arride a chi sa meglio pubblicizzarsi e sgomitare, soprattutto oggi, nel nostro universo umano dominato dai mezzi di comunicazione di massa e dai loro artifici.
     Il valore intrinseco è viceversa qualcosa che per sua stessa definizione non dipende da alcun giudizio, nè proprio nè altrui... ed è per l'artista oggetto di interesse, di sfida e di amore, piuttosto che oggetto di valutazione propria o (da sottoporre alla) valutazione altrui. Ne deriva secondo me che il vero artista non tiene in alcun conto i giudizi positivi altrui sulle proprie cose, ma anzi ricerca il senso di quelli negativi; perché, quanto al giudizio proprio, è sempre il più feroce critico di se stesso. Si riscontra inoltre, negli artisti veri, una certa riluttanza a cedere le proprie creazioni (ove si concretino in oggetti), giacché alle stesse essi spesso rimangono legati come a pietre miliari del loro itinerario artistico.
    Comunque secondo me, ed in ogni caso, la fama attribuita a questi personaggi (che mi pare sia la domanda che tu poni) dipende dal giudizio collettivo, che spesso è estremamente variabile, come risulta da clamorose svalutazioni o rivalutazioni di artisti, filosofi o addirittura scienziati del passato. Credo inoltre che tu sia sulla strada giusta, giacché, come dicevo, chi si ponga come condottiero o lume dell'umanità, per definizione non è un'artista. Può essere un filosofo, questo sì. Ma di poeti, manco a parlarne. Ogni intento didascalico, in questo campo, lo ritengo una contraddizione in termini, perché esclude a priori la ricerca di cui si sostanzia ogni tentativo di espressione artistica.
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scusate la mia intromissione terra terra fra i vostri discorsi che ammetto non sono in grado di sostenere e tantomeno ribattere.... io uso le parole di chi ''come tutti'' non cerca di essere condottiero o lume per la conoscenza della gente ma solo una piccola mente che ''dona'' una sua visione dei fatti tramite le parole come racconto o poesia per aiutare a capire, commentare, discutere e creare qualcosa in piu'. Ora leggendo i vostri commenti mi pongo questa domanda: ''ma tutti questi filosofi, poeti, pottori ecc sono stati loro a definirsi tali e darsi dei luminari nella loro materia o e' stato chi ha dato un'interpretazione al loro operat?'' allora '' e' chi legge, guarda usa l'opera il vero  fautore dell'onnipotenza del personaggio?
Chiedo venia ma sarei grata di una Vostra risposta.... Grazie
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Dunque, per rispondere più chiaramente alla tua domanda, a mio avviso gli artisti tutti, e non solo i poeti, cercano dentro se stessi la via per esprimere le proprie sensazioni, spesso inesprimibili se non nell'immediatezza dell'espressione artistica.
    Volendo andare ancora più a fondo, potremmo dire che tutta la natura, compreso l'uomo, comunica su due diverse lunghezze d'onda: l'una razionale, l'altra immediata, sensitiva, emozionale. Gli artisti sono sintonizzati su quest'ultima, e la loro ricerca ha un fine meramente descrittivo. Attribuire all'arte fini diversi è operazione successiva, di cui l'artista, se artista è, non può essere partecipe. Prova ne sia che tutte le volte che l'arte è stata asservita dal potere politico a fini propagandistici ne son nati solo ed esclusivamente aborti e deformità di  ogni genere. Ma questo è del resto evidente in tutti i campi, anche in campo filosofico.
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Per Vincenzo: i poeti, alla stessa maniera dei filosofi, sentono dentro di sé il mistero che ci circonda (e che ci sostanzia); ma mentre i filosofi tentano di indagarlo razionalmente, i poeti (ed in genere gli artisti) si limitano a descriverlo. Alla base dell'arte c'è la sensibilità e la sensazione: nulla di razionale. Tuttavia il riuscire ad esprimere ciò che del proprio sentire è spesso inesprimibile, o quanto meno il tentare di farlo, è un grosso tentativo di comunicazione, che opera su di un piano superiore, superiore secondo me addirittura alla stessa razionalità del linguaggio convenzionale.
     Sto parlando naturalmente degli artisti veri, che spesso non sono i più quotati, non dei versificatori, imbratta-tele e pavonazzi da strapazzo di cui rigurgita l'orbe terracqueo.
     Quanto poi a guidare l'umanità, beh, concordo con te nel ritenere che poeti ed artisti non abbiano mai guidato nessuno; ché anzi, a mio avviso, a stento riescono a guidare se stessi, proprio a motivo del fatto che, quanto più è profonda la sensibilità, più poliedriche sono le figure con cui si ha a che fare, e più difficile diviene proporre prospettive e soluzioni di ordine generale.
     Tuttavia il mondo è bello perché è vario: e ciascuno vede in ciascuna cosa ciò che più gli aggrada, o, più semplicemente e probabilmente, un riflesso di se stesso.

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