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Commenti a "Ira funesta Non Ti adirare Dio se spio nelle..." di Flavia Ricucci


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Pino, questo tuo ragionamento mi piace e lo condivido.
insieme a Leopardi che, come dici tu, e come ne sono convinta da tempo, crede in Dio=
Lume.
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Flavia, tutti gli esseri umani e tutti i popoli sono destinati alla m0rte ed all'oblio... Mo-rire TUTTI uno per volta o a gruppi di diecimila o centomila o anche di milioni non è che poi faccia questa grande differenza...
    Il problema è invece sempre lo stesso: chi siamo. Siamo solo materia? O c'è in noi qualcosa di spirituale che sopravvive alla m0rte?
    Leopardi ha dato a questo problema una soluzione a mio avviso CONTRADDITTORIA, perché la sua stessa sensibilità e la sua stessa delusione di fronte all'inganno della natura testimoniano che egli era qualcosa DI PIU' di quella natura solo materiale, e di quel presunto inganno.
    E' questo, ciò che noi non dobbiamo mai dimenticare. Noi siamo la prova vivente che la natura è qualcosa DI PIU' della cieca (e bieca) materia e necessità, perché anche noi siamo "natura", e siamo SOGGETTI PENSANTI, DOTATI DI RAGIONE, DI SENTIMENTI, DI CAPACITA' DI PERCEPIRE E DI COMPRENDERE.
     Nulla si crea e nulla si distrugge, Flavia. Se la "natura" ha prodotto, o meglio si è espressa in soggetti raziocinanti e capaci di sentimenti, vuol dire che nell'Universo, da qualche parte, c'erano, anche prima di incarnarsi in questi esseri, soggettività, ragione e sentimenti: e che queste cose non si dissolveranno dopo la m0rte di quegli esseri, ma, semplicemente, si trasformeranno.
     Vedere la natura come qualcosa di meramente meccanicistico è secondo me un imperdonabile errore di prospettiva: è necessario, dopo l'illuminismo della ragione, un nuovo illuminismo degli spiriti (e soprattutto delle coscienze), che sappia riunire potenzialità umane che marciano, sino ad ora, su sentieri diversi.
     Ti ho parlato di natura soggettivizzata, senziente e raziocinante. Tocca a noi, che esprimiamo la sua soggettività, il suo sentimento ed il suo raziocinio, renderla finalmente natura AMANTE. Siamo noi, non un lontano ed irraggiungibile demiurgo, la punta di diamante che dovrà squarciare il velo dell'egoismo e dell'odio e far raggiungere alla natura, su questa Terra, la meta dell'amore UNIVERSALE. Siamo noi, tutti insieme, quel Dio, Flavia: quel Dio HA BISOGNO DI NOI perché venga il suo Regno su questa Terra.
     Credimi, è la cosa più semplice del mondo: siamo sì nati per mo+rire, ma la m0rte fisica non è fine, è trasformazione. La m0rte è vita, verso mete sempre più alte.
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Pino
scusami ma oggi mi censurano
lo Staff non condivide il pensiero di Leopardi

Comunque, è
stolto colui che , nato per mo*rire, cresciuto in mezzo ai dolori, dice: sono stato fatto per essere felice e stende scritti pieni di orgoglio disgustoso, promettendo esaltanti destini e nuove felicità,  quali, non solo questa terra, anche il cielo intero ignora, a popoli che un maremoto , una pes *tilenza, un terremoto  può distruggere in un modo tale che a stento rimane il ricordo di essi.
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1. Magnanimo animale
2. non credo io già, ma stolto,
3. quel che nato a perir, nutrito in pene,
4. dice, a goder son fatto,
5. e di fetido orgoglio
6. empie le carte, eccelsi fati e nove
7. felicità, quali il ciel tutto ignora,
8. non pur quest'orbe, promettendo in terra
9. a popoli che un'onda
10. di mar commosso, un fiato
11. d'aura maligna, un sotterraneo crollo
12. distrugge sì, che avanza
13. a gran pena di lor la rimembranza.
14. Nobil natura è quella
15. che a sollevar s'ardisce
16. gli occhi mortali incontra
17. al comun fato, e che con franca lingua,
18. nulla al ver detraendo,
19. confessa il mal che ci fu dato in sorte,
20. e il basso stato e frale;
21. quella che grande e forte
22. mostra sé nel soffrir, né gli odii e l'ire
23. fraterne, ancor più gravi
24. d'ogni altro danno, accresce
25. alle miserie sue, l'uomo incolpando
26. del suo dolor, ma dà la colpa a quella
27. che veramente è rea, che de' mortali
28. madre è di parto e di voler matrigna.
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2 censure
riprovo

Concludo riportando i versi che amo di più e che sono quanto mai attuali e
lo saranno
a meno che  i di-sa-stri naturali non siano ritenuti provvidenziali per chi ci spe-c u-l a economicamente.

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