Scritto da: Taminia

Routine

I sedili di pelle erano gelidi nell'aria novembrina; dai finestrini semichiusi entravano ventate gelide che facevano rabbrividire la ragazzina. Si strinse nella fiacca di tuta viola e rimase lì, accucciata, tremante. Una musica soft proveniva dalla radio, ma Agata ne avrebbe preferita una più allegra, che le mettesse voglia di muoversi e reagire, di avere una vita attiva e non governata dalla routine.
La sua vita era come una catena di montaggio, normale, ma assurda nel suo essere uguale a se stessa. Quello era sopravvivere, non era vivere. Banale, banale e ripetitiva era la sua esistenza. Si alzava, si vestiva e andava a scuola, poi tornava a casa, e iniziava i compiti. A tarda sera finiva e si coricava, sfinita.
Automa, automa era la parola che la definiva meglio. Non c'era volontà nelle sue azioni, non c'era una speranza nel suo impegno. Iniziava i compiti e li finiva, ma del lasso di tempo in cui li faceva non ricordava niente. Niente. Era un lasciarsi sprofondare, era un impazzire. Ed era tutto così uguale, nessuna giornata diversa dalla precedente.
Era l'apatia più totale. L'ansia per le verifiche, lo studio forsennato, l'attesa terribile dei risultati erano privi di vere emozioni, erano senza pathos.

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    Scritto da: Taminia
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    A tutti gli studenti.

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