Scritto da: Giuseppe

Enzino e i tre ghiaccioli


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...Mestre e, infine, a Venezia. È già passato il mezzogiorno. La fame si fa sentire, ma il portafoglio è desolatamente vuoto. Enzino prende un ghiacciolo in un bar. Poi, senza pensarci due volte, gira la bicicletta e inizia il ritorno. Il sole è già oltre lo zenit. Fa caldo, accidenti, fa caldo.
La riviera del Brenta non è più così interessante e Padova non è così vicina a Venezia come sembrava. La fame comincia a mordere lo stomaco, le gambe non sono più così toniche come all'andata. Ma è la sete il vero problema. A Padova c'è qualche fontanella. Poi non restano che i pochi spiccioli per i ghiaccioli. A Monselice Enzino compera il secondo, ma la gola è così riarsa che gli sembra quasi non averlo neppure mangiato.
Giunto a Este gli sembrò di non farcela più.
Ma tenne duro: la fame e il desiderio di casa, nonostante non l'aspettasse un'accoglienza proprio festosa, ebbero il sopravvento sulla voglia prepotente di fermarsi.
Ecco di nuovo le torri di Montagnana. Lo stupore della vista mattutina era svanito da tempo. La fatica gli ottenebrava la mente. Il caldo appiccicoso e senza una bava d'aria gli rendeva faticoso anche respirare.
Fece un rapido ... [segue »]

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