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Scavava, scavava solchi scuri e profondi nel candore d'una agina bianca. Brandiva scintillante una penna nel pugno mancino. Dalla sua lama a sfera sanguinava inchiostro su un foglio lacero di cancellature e parole, incise con foga e teatrali gesti catartici. Il rossore della follia i cui occhi ne erano permeati era al tempo
stesso mitigato e nutrito dalla dolcezza amara di malinconiche lacrime. Pavide, non osavano solcargli le guancia, non si spingevano oltre le sue ciglia sottili, e rabbia e frustrazione e odio e amore, condivano ora quella, ora quell'altra goccia, conferendo pienezza ad una sapidità solo biologica. Un universo bidimensionale di parole, appena originato su un nulla bianco, andato esponenzionalmente espandendosi negli ultimi minuti - frap - accartocciato e gettato nell'oblio di un cestino, insieme a molti altri compagni che prima di lui condivisero la stessa triste sorte. Sì alzò di scatto, il braccio sinistro rigido, arpionato alla superficie di una vecchia scrivania in finto mogano, le dita
strette in una spasmodica presa, la mano destra cercava una fronte sudata, il polso spremeva ora l'uno ora l'altro occhio.
Le labbra tremavano e non raramente lascaivano intravedere due fila irregolari di denti stretti in una smorfia indefinita.
Riprese posto sulla sedia, pacato,... [segue »]
Composto domenica 5 agosto 2012

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    1
    postato da , il
    Era destrorso.

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