La matria potestà


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...da mio nonno Francesco (gran buffone per i nipoti con il nomignolo di picchippone) che, sin dall'infanzia, mi educò allo scherzo e all'ilarità, preavvertendo, forse, le insidie e i dolori che di lì a poco (già alle prime luci dell'adolescenza) mi sarebbero capitati.
Comunque superai l'ineluttabile malattia materna curando la sua fatale encefalopatia epatica, ma poi, stanco ed irascibile, non sopportai più la severità di mia moglie (vivo separato ma non divorziato) andandomene a vivere da solo.
Per non turbare ancor di più i miei figli, facendo il tiramolla tra padre e madre (alla controversa sindrome di alienazione parentale contrapposi il sacrificio genitoriale!), non pretesi la loro presenza neanche nelle feste comandate e adesso, pertanto, su di loro vige "la matria podestà" mentre a me resta il Dna.
Le donne, dopo la gestazione, gestiscono (sarà per gli esiti della recisione ombelicale!) Anche i figli e, al cospetto di un marito debole, hanno la pretesa di gestire finanche la mente del coniuge al punto che, da medico di famiglia, sono testimone di fatti sconcertanti con mariti ammalati e mogli a raccontare e a spiegare nel dettaglio i loro sintomi... se non a coinvolgerli, addirittura, sempre per questioni di invidia e gelosia,... [segue »]

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