Poesie inserite da ANGELIKA MORI

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Scritta da: ANGELIKA MORI

Ode ad acitrezza

Antico miraggio e indecifrabili resti,
Scagliati con furia per trucidare,
Chi da Itaca aveva vagato e penato.
Natura sublime,
Porto senza eguali,
Meraviglia della Perla del mare,
Che è la tua Sicilia.
Arcaico splendore,
Ove dal mare come sirene,
S'innalzano faraglioni;
Fermi al sole o sotto la bruma,
Vento non temono,
E baciano la luna.
Pescherecci attorno,
E barche colorate,
Sulle rive ferme,
Come oggetti dell'opera
Che uomo e natura,
Creano d'accordo,
In quel mare vissuto dai Malavoglia,
Che raccontò Verga.
Quanta suggestione,
Onirico splendore!
Tra mito e verità,
La tua omerica Isola Lachea si mostra,
E cinguetta attorno ad essa,
La graziosa ballerina gialla,
Inseguita in volo,
Dal reale gabbiano,
Sotto distese in fiore,
Di carline raggio d'oro.
Bimba dinamica di mattino,
Donna passionale all'imbrunire,
Fedele e devota
Come Galetea ad Aci,
Legata dell'amore eterno,
Nell'incanto della notte
E nella gioia del giorno.
Dormi anche tu luna,
Che Acitrezza vuol dormire,
Dormi infinita avvenenza,
Nel mare scuro che ti attornia,
Dall'alto della punta,
La Vergine Santa ti veglia.
Composta martedì 18 giugno 2013
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    Scritta da: ANGELIKA MORI
    Avvampano le gote
    il caldo pervade,
    maligni mi sfiorano
    mentre smarrisco virtù,
    inspirando effluvio,
    di dame argentee.
    Tra psichedelici bagliori
    la fiaccola della logica si smorza,
    sotto i piedi,
    sisma tuona in spirale.
    Fuliggine vicino e voci lontane,
    sconnesso turbamento,
    scruto ciò che non avevo mai veduto
    dagli occhi bendati dalla ragione,
    l'occultato mistero
    dietro lastra ora mi appare,
    di nero ammantato,
    con occhi assenti,
    m'indaga.
    Vedo ciò che non c'era.
    Mi abbandono placidamente
    a infermità della mente,
    intanto che gira il mondo fluttuante.
    Con la percezione di sommergere
    per poi librami in etere
    odo canti africani
    tamburi e anatemi arcani
    si propagano confusi,
    intanto che negromanti e stregoni,
    volteggiano intorno,
    come dannati.
    Gola arida,
    cuore che imperversa,
    sintomo distruttivo,
    d'oblio stupefacente.
    Ora sull'uscio,
    pioggia che bagna,
    lava via lacrime e sorrisi
    dell'estrema follia.
    I tuoi passi più vicini,
    la fredda mano tua che mi sfiora,
    e tra la tua veste mi perdo per sempre;
    così in un angolo perisce,
    la mia eternità fallita.
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      Scritta da: ANGELIKA MORI

      Il bambino

      Da solo giocava,
      il bambino dal mondo dentro,
      da solo parlava,
      a chi non sa ascoltare,
      solo lui rideva,
      di risate non capite
      era solo lui,
      con la sua ignota pena...
      Il suo gioco durerà la sua vita intera,
      non tramonterà, ne sciuperà
      la sua innocente anima,
      ma muterà, solo il suo corpo.
      Che importa a quel bambino infinito
      se la gente di lui ha compassione?
      Lui gioisce, parla e gioca da solo,
      tra gli altri che fioriranno,
      effimeri fanciulli che
      diventeranno uomini;
      in lui invece si mostra il dono dell'infanzia,
      Per sempre.
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        Scritta da: ANGELIKA MORI

        Il giardino

        L'oleandro velenoso intrecciato alle tue dita,
        la regina dei fiori, cagiona la mia invidia
        petali bianchi di margherita
        si scompigliano anelando la tua cura;
        torso bronzeo tra quel verde
        che concilia ai tuoi occhi,
        tra l'avvenenza ed il mistero
        come nera pantera ti destri
        non ti accorgi che dall'alto,
        freme la mia brama.
        Spine scure le tue ciglia,
        la tua fronte celata da dorate foglie
        arbusti vivaci non temi
        affonda il tuo piede nella terra annaffiata
        la mano si unge di sudore e pantano
        e quel'arma innocente diventa tutt'una ad essa.
        Svestito al sole che risplende
        sulla tua rovente pelle
        stille di sudore non tengono pudore
        e tra gli incavi delle tue grazie,
        scorrono maliziose
        mentre dai vita a ciò che non c'era,
        vigore a ciò che è,
        speranza a ciò che sarà...
        Il balcone della brama
        cela il paonazzo del mio volto,
        la sgomento, la malizia e la vergogna...
        solo il mio sogno resterà incolto!
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