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Scritta da: Silvana Stremiz

La lontananza

Ito, aure dolci, a Cloe
Che le delizie or godo
Dei boschi, e i lai lion ode
D'un tenero amatori
     La troverete al margo
Forse d'un rio cannoso,
O al rozzo d'odoroso
Arbore in grembo ai fior.
     Ite, aure dolci, a Cloe,
E con scherzosi giri
Recate i miei sospiri,
Le rammentate amor.
     Una vezzeggi il crine,
L'altra, ogni incenso accolto,
Lambisca il roseo volto,
Soave scenda al cor.
     Torna, gentil donzella,
Con flebil suon le dica,
Torna, vezzosa amica,
Al tuo poeta in sen.
     Le grazïose aurette
Passano ad una ad una,
E mi prometto ognuna
Chieder pietà al mio ben.
     Chinano il capo i gigli,
Scuoton le frondi i rami,
Sembrano dirmi: Ed ami
Con tanta fedeltà?
     Se son pietosi i fiori,
So son pietosi i venti,
A' pianti ed a' lamenti,
Non avrà Cloe pietà?
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    LA PARTENZA.

         Partita è Cloe: ah! volino
    Le Grazie a lei d'intorno,
    E lieta l'accompagnino
    Al rustico soggiorno.
         Or forse è giunta, e tacita
    Trascorre il campo aprico:
    Deh! fra soavi palpiti
    Rammenti il fido amico.
         Ruscel che scorri limpido,
    Se ascolti il nome mio,
    Più dolcemente mormora,
    Dille che l'amo anch'io.
         Auretta solitaria,
    Se intorno a lei t'aggiri,
    Con flebil suono annunziale
    I mesti miei sospiri.
         Vispi augellini teneri,
    Ito dov'ella siede,
    E con gorgheggio querulo
    Le rammentato fede.
         Voi pure amate, e il giubilo
    È a voi compagno: io solo
    Amo, ma spargo lagrime,
    Amo, ma in mezzo al duolo.
         Pur mi son dolci i gemiti
    Per questo amor pudico;
    Ah! fra soavi palpiti
    Rammenti il fido amico.
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Il pomo

      Pomo ch'io colsi, e Cloe,
      Da un arbuscel gentile,
      Che a quei dei verde aprile
      Non può invidiare i fior,
      Pomo ch'effigia e mostra
      Del volto tuo la rosa,
      Ti dona, o Cloe vezzosa,
      Con la mia mano il cor.
      Mel chiese or or con Clori
      La bruna Nice e Irene;
      Ma il pomo sol conviene,
      Mia bionda amica, a te.
      Così fra Tirai e Dafni
      Da te ottenessi io fede...
      Ma tu ti sdegni; ahi chiede
      Un cuor quel che ti diè.
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Il serto

        Cogliete, o pastorelli,
        Cogliete vaghi fiori,
        Chè deggio per gli albori
        A Fille un serto far.
        Farlo vorrei sol io,
        Ma nol permetto l'ora,
        Chè in Cielo già l'Aurora
        Comincia rosseggiar.
        E le dirò che il serto
        Tessuto è di mia mano.
        Ma che? Così profano
        Il labbro mio sarà?
        Mai menzogner non fui,
        E s'anche il fossi, ah! Fille
        Fra mille fiori e mille
        i miei distinguerà.
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          La febbre

          Febbre le vene accende,
          O Cloe, del tuo poeta,
          E tu frattanto lieta
          Passi cantando i dì.
               Serbi così l'affetto
          Che tu giurasti a lui,
          I fidi merti sui
          Compensi, o Cloe, così?
               Misero giovanetto,
          Che ad un'ingrata credi,
          Cessa d'amar; non vedi
          Ch'ella t'inganna ognor?
               Cruda!... Ma dir vorresti:
          Nol seppi, il giuro ai Dei:
          Taci, spergiura sei,
          Chè te lo disse Amor.
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