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Poesie di Sir Jo (Sergio Formiggini)

Analista Programmatore, nato a Vibo Valentia (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Sir Jo Black

L'occhio del gatto

L'occhio del gatto guarda nell'infinito...
Davanti lp specchio la tua immagine scompare nel vuoto...
Dietro il tavolo è sparito il mondo...
Le carte che hai in mano sono tutte perdenti...
E ti arrabbi sempre di più perché sai che perderai la partita...
Il bicchiere è vuoto
e sai che lo devi riempire...
E poi potrai immaginare che il tuo tempo è diverso...
Come una lattina di birra,
rotoli ora su quella strada,
vicino al ponte guardi il fiume
che lento scorre sotto di te...
Vedi le luci di una metropoli di notte...
Senti l'urlo che è dentro di te chiedere di uscire,
senti la notte liberarti dal giorno.
Perché di notte,
anche se perdi,
non devi nascondere le tue carte.
Senti i tuoi polmoni pieni di vita...
il tuo volto fuso al mondo...
il tuo cuore calmo,
ma domani tutti vedranno le tue carte
e il fiume corre là di sotto.
Come una lattina rotoli sulla strada.
Ora sei in centro,
tutto è ancora sveglio:
un viavai di macchine vicino uno squallido marciapiede,
hai paura che tutti vedano le tue carte
e l'aria che respiri è nera,
e il cuore si sbatte
senti l'urlo che è dentro te soffocato dal rumore.
E scappi indietro,
inseguito dagli occhi del gatto,
rotoli tra un marciapiede e l'altro,
senza vederli più
gli occhi del gatto ti inseguono ovunque,
urli senza riuscire a sentire la tua voce...
e sei vicino al ponte
e il fiume corre nero sotto le stelle
e gli occhi del gatto
e il muro
e il tuo urlo
e poi giù...
Domani non rotelerai più tra un marciapiede e l'altro.
Gli occhi del gatto sono morti,
lì giù nel fiume.
Composta domenica 29 marzo 1987
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    Scritta da: Sir Jo Black

    Vortice

    Gioca con le parole del tempo,
    e poi rompi il ghiaccio.
    E poi muore il giorno.
    Tra mille cose:
    hai fame...!
    Nuoti nel benessere
    per camminare nudo nel tempo.
    Per biascicare la tua anima.
    Per lacrimare vicino a un muro,
    rosso di sangue,
    che piange la tua realtà,
    vuota...
    Per poter volere cosa?
    Guardi lì!
    Che significa?
    Quando il tempo gira
    verso il vento
    e la tua nave
    cerca riparo,
    tu lo trovi, lì, vicino mamma.
    Ridi bimbo,
    il tuo whisky brucia la gola
    e ne prendi un altro
    e poi rotoli fuori dal bar,
    e poi rotoli sul marciapiede
    coi fianchi pieni di calci.
    La gola è arida,
    non avevi la moneta per pagare,
    fesso che sei!
    Nessuno vuole la tua faccia,
    non vale niente;
    il tuo alito puzza,
    come le tue scarpe
    e tutto il resto.
    Hai la gola secca
    e bevi whisky o brandy?
    Gira la pagina
    e rotoli tra un marciapiede e l'altro,
    travestito da bravo ragazzo
    e cerchi la mamma
    e non la trovi più...
    L'hai mai avuta una mamma?
    Non piangere dietro il muro,
    gli altri ti vedranno.
    Piangi dentro
    tu e il tuo whisky.
    Tu e tu...
    E il mondo ti ride in faccia,
    mentre tu gli ridi in faccia.
    Hai la gola secca?
    Ne vuoi ancora?
    Lui è qui che aspetta te.
    La mamma è lontana,
    non ti vuole più, sei grande
    e hai la gola secca,
    li hai i soldi?
    Allora resta qui e bevi
    ti passerà, non avrai paura
    dei pugni nei fianchi.
    Ma tu esageri...
    Ne vuoi ancora?
    Ti farà bene...
    Non sbattere i pugni sul tavolo,
    la mamma non verrà
    a portartene ancora,
    che fai ridi?
    Ma tu esageri...
    Ne vuoi ancora un po'?
    Ti farà bene sai!
    Ok ho capito, non puoi pagare!
    Ne vorresti dell'altro?
    Pagherai domani,
    vuoi? No?
    Allora rotola sul marciapiede,
    senza speranza,
    tra i calci nei fianchi.
    E il tempo?
    Dove va il tuo tempo?
    Dove affonda la tua barca?
    Sei mai stato in galera?
    Ne vuoi ancora?
    Tanto la mamma non verrà,
    non verrà a prenderti come una volta!
    Non sbattere i pugni sul tavolo!
    Ma l'hai una mamma?
    Ne vuoi ancora?
    So che domani pregavi per lei.
    E oggi che fai...?
    E ieri che fai...?
    Alza quel gomito
    o scolla quel culo dalla sedia.
    Hai le gambe fradice?
    Barcolli?
    Ne vuoi dell'altro?
    Si?
    Non puoi pagare?
    Pagherai domani, no?
    Vuoi? No!
    Sei solo come un cane,
    lì nell'angolo,
    lì nel buio,
    lì dove cadi.
    Scolla il culo dalla sedia,
    hai le gambe fradice?
    Vuoi mangiare qualcosa?
    Non sai dov'è fermato il tempo?
    Ne vuoi ancora?
    Non sbattere i piedi a terra,
    non piangere dietro il muro,
    gli altri non sapranno,
    non potranno comprendere;
    non ti capisco!
    Vuoi un po'?
    No!
    Ma che dici? Il tempo?
    È lì aspetta noi?
    Oppure sbagli?
    Ah, lo sai che sbagli!
    Non sbagli?
    E allora vallo a prendere!
    Lo vedi com'è freddo il tempo fuori...
    Non ti guarda neppure in faccia.
    E pure tu sei nato lì, ricordo...
    Proprio lì su quel marciapiede.
    Già allora rotolavi nel fango,
    e poi qui
    a pulirti la gola,
    volevi la mamma ieri,
    l'hai aspettata anche domani.
    Vuoi ancora?
    No? No!
    Non vuoi perdere tempo?
    Allora alza le chiappe,
    hai il cervello spappolato!
    Vuoi ancora?
    So che se ne scende ancora...
    No? No!
    Scusa, non hai più soldi?
    Perché piangi, sei solo?
    Non nascondere la tua faccia sotto il muro.
    Tanto così ti vedrà più gente.
    Fai come loro,
    li vedi?
    Loro capiscono l'errore!
    Ne vogliono ancora!
    E vanno lontano...
    Già dimenticavo, non hai i soldi...

    THE END.
    Composta sabato 27 dicembre 1986
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      Scritta da: Sir Jo Black

      Guardando quel volto stanco

      Guardare quel volto stanco.

      Il tempo non lo segnava più...
      Lì sul marciapiede
      baluginava l'ombra lucente del suo flauto.

      Non suonava più
      e il suo cappello era sempre più vuoto...
      La sua giacca chiedeva la morte;
      il suo volto rigato dal tempo
      leggeva sulle gambe dei passanti.

      La sua birra non aveve più neanche l'etichetta;
      il suo tempo aveva l'odore della morte...
      il suo cielo era nero...

      In quel deserto lo guardavano solo gli avvoltoi,
      lenti,
      sempre più bassi,
      e le iene ridevano dietro il suo muro.

      Oscuri giorni erano la sua speranza migliore,
      il suo spirito era morto,
      il suo sole era morto,
      il suo tempo era morto
      e gli avvoltoi scendevano,
      e le iene ridevano...

      E chi passa non guarda più...
      Composta mercoledì 27 maggio 1987
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