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Poesie di Simone Sabbatini

Research Fellow, nato martedì 11 agosto 1981 a Sinalunga (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Simone Sabbatini

Creatività

Le mie poesie più belle
sono quelle che non ho scritto:
lampi d'angoscia eterna,
fuochi in un cielo finto.
Vere finché incontenibili,
corteggiano la coda dell'occhio
provocando istinto e attenzione,
di moto reazione, di volontà
negazione.
E noi, pescatori senz'amo né esca
imbucati smaniosi alla festa
raccattiamo briciole e facciamo un cielo
con quel che resta.
Composta giovedì 9 aprile 2009
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    Scritta da: Simone Sabbatini

    Furia

    Questa voglia maledetta
    d'una penna e un po' d'inchiostro
    mi trascina nella mente
    e mi dà la rabbia al cuore;
    la sua furia si scatena
    dentro al petto d'un malato
    che si vuol guarir da solo:
    ma non sa qual è il dottore,
    né l'amara medicina.
    Sa che deve ribellarsi
    agli inganni del "normale";
    ma un perdente non può fare
    che progetti scalcinati,
    lo tormenta sempre il dubbio
    come chiodi nel cervello;
    sa che il brutto del suo male
    è di non poter morire.
    Composta domenica 13 agosto 2000
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      Scritta da: Simone Sabbatini

      Pensieri (di oggi o di ieri?)

      Pensiero più vero nell'aria leggera
      sincero e leggero svolazzi stasera.
      Chimera che spera vedere il veliero,
      sincera preghiera sul calmo sentiero.
      L'intero mistero di lieve atmosfera
      più nero davvero si porta in riviera;
      la sera dispera spiegare: io spero
      la fiera pantera mi trovi più fiero!
      Composta sabato 5 dicembre 1998
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        Scritta da: Simone Sabbatini

        L'uccello dell'oltre cielo

        Volando nel Buio Ultra Stellare
        l'Uccello dell'Oltre Cielo
        raggiunge il Fuoco Puntiforme della mia Concentrazione Sub-Conscia
        ed urla sibili estasianti di Non-memoria,
        squarcia il velo della Normalità col suo grido di ghiaccio:
        Bellezza.

        Mi accorgo d'improvviso di trovarmi altrove
        che non ricordo più nemmeno rispetto a quale Dove
        che la strada si consuma come fosse Vita
        come fosse a una distanza sempre più impietrita
        la fiamma che sa solo dove andare.
        Il problema non è tornare:
        ho imparato a perdere
        lo sguardo nel Nero Vuoto, e ritrovare
        tutto il Vero Dietro.
        No, l'angoscia è ripartire
        sognare senza dormire
        farla finita e non morire...
        Non basta un foglio bianco, o mezzo scritto:
        passano Istanti di Secolo prima che ritorni
        attraversando l'Oltre Cielo, le sue nubi storte,
        e mi riporti le Note Assolute dagli Scarlatti Giorni
        e le altre Dirompenti Cose, che già credi siano morte
        o state mai.
        Cosicché ti stupisci ancora
        - ma in fondo ogni Mondo ha la sua Vita
        ogni Vita la sua Regola, e i nomi -
        di quel manto di morbide foglie gialle che ti ricopre la sera
        e non c'è più spazio.
        Composta venerdì 23 aprile 2010
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