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Poesie di Simone Sabbatini

Research Fellow, nato martedì 11 agosto 1981 a Sinalunga (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Simone Sabbatini

Benevole invasioni

Sembra una notte giusta per ritornare a scrivere
prima degli esami, la solita nostalgia
(quali?)
Ma vivo un altro tempo, ho in mente solo altre parole;
che più non vedo un centro, un'attrazione,
un chiodo fisso. Me.
Anche stanotte passerà, portando via quest'astrazione
dolce e preziosa,
pesante e silenziosa.
Le sarò grato.
Composta martedì 3 giugno 2008
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    Scritta da: Simone Sabbatini

    A chi

    Nella notte a primavera
    come neve vai scomparendo.
    E adesso che usciranno video libri e forse due canzoni
    - mai più il tuo nome come autore -
    lasciami pensare a due parole
    pure a me
    da fissare sulla carta.
    Tutti intorno a te e anche Sposini a mezzo giorno alla tv.
    Sei arrivato alla tua mèta, stai entrando con la Pace
    al traguardo del tuo Pellegrinaggio.
    Ci hai amati tutti e tanto. Tutti quanti, ognuno
    col proprio peccato.
    Hai scherzato coi tuoi mali che adesso ti schiacciano in un letto
    incosciente.
    Adesso, solo adesso: trasformando e mai spegnendo quel sorriso
    che era vita e gioventù, e lo sarà sempre.
    Un Papa deficiente
    non distrutto del tutto,
    adesso meno di sempre
    perché hai vinto: non possono farti più niente.
    Ma nell'attesa tutti si prega e tutti sentiamo dentro
    un'inquietudine di non saperlo fare, di non capire.
    Ma come faresti tu?
    Se potessi parlare...
    Ci diresti forse di pensare a tutti quelli
    che non stanno pregando
    che stanno gioendo – loro almeno non alla tv.
    Ci diresti di pensare
    a chi
    sta morendo solo
    a chi
    basterebbe una puntura
    un tozzo di pane duro
    una lacrima dolce
    un sorriso un bacio.
    A chi sta morendo fuori dai riflettori
    persone come te
    eppure conosciute a nessuno.
    Un esempio nei tuoi sorrisi
    nei tuoi dolori
    nelle lacrime dei tuoi fallimenti
    nella tua forza:
    che ha taciuto chi ti voleva morto già da alcuni anni
    - e forse anche me, troppa paura -
    che ti ha fatto superare le più dolorose angosce
    che anche adesso ti farà resistere
    nell'agonia
    durare fino all'ultimo
    goccio di quella vita che amavi tanto.
    Ciao amico
    mai conosciuto davvero.
    Composta sabato 2 aprile 2005
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      Scritta da: Simone Sabbatini

      Mali nel tempo

      Non sono le parole che ci rendono razzisti
      si può essere sinceri senza dire una bugia?
      Non i numeri a far troppi mali guai e insicurezze
      si può essere codardi senza un poco di coraggio?
      Non si può cullare sogni senza prima rinunciarvi,
      non si può desiderare e non sentirsi deficienti.
      È possibile sfuggire ai paragoni, ai pregiudizi
      su noi stessi? Sentirsi o no coglioni
      senza dire parolacce? Aprire gli occhi
      finalmente, e pur finendo abbacinati,
      capire dove abita il problema? Nella luce?
      Nella mente? O sta dopo, solo nei troppi
      attimi che veloci si rincorrono, e noi fermi
      incapaci di seguirne il divenire, un po' incantati,
      noi impauriti di vedere.
      Composta venerdì 28 luglio 2006
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        Scritta da: Simone Sabbatini

        Forza splendida

        Ancor non finisce il suo corso la goccia
        che già da una nube traspare una luce:
        colpisce un germoglio bagnato di pioggia,
        scompare veloce ma resta una traccia.
        Si macchia d'azzurro la coltre grigiastra,
        si scuce e ricuce, si squarcia ed è persa:
        la terra si scalda di raggi distratti,
        a ondate ritornano a destra, a sinistra.
        Quel cielo abbuiato di nuvole nere
        non è che un maestoso ricordo di gioia
        portato da un vento frizzante e leggero.
        E adesso una nuova allegria si respira!
        Composta martedì 29 febbraio 2000
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          Scritta da: Simone Sabbatini

          Come un gatto in mezzo al buio

          Non ho chiamato questo vento di sale
          ad asciugare la fiamma dal fuoco.
          Non l'ho chiesto, ma è giunto. E non ricordo
          gli anni impegnati per non accarezzarlo.
          Forse era l'estate, o che speravo
          d'abituarmi come un gatto a questa notte...
          Raccolgo la legna ma mi manca l'accendino,
          faccio tagli a punta quando viene il temporale,
          e anche quando mi va bene,
          e non è forte l'acquazzone
          la luce è fuggita dal bosco.
          Composta giovedì 21 giugno 2007
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