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Scritta da: Renzo Mazzetti

Davanti ai miei occhi

Davanti ai miei occhi stupiti
ci sono le sbarre
e il paesaggio del mondo
con le fitte ombre verticali
continua a vivere
per il battito di infiniti cuori.
Gli aguzzi denti
sorridono ad altri denti
mentre l'acqua limpida degli occhi
scende per l'altra acqua
e dentro le membra
risuona lo scricchiolio delle ossa.
Delle calde labbra
e le sensazioni animali
umane vette della felicità
vivono sopra un guanciale.
Vita!
Correre
ma le gambe ferme
lasciano andare i nervi
e nelle orecchie
risuonano parole stanche.
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    Scritta da: Renzo Mazzetti
    La società recidiva
    senza occhi
    senza voce
    senza orecchie
    reprime immensità di nuova vita
    in metafore di vista, di urli, di udito.
    La compagine povera che soffre
    percepisce ciò che nessun potente
    potrà mai imitare o soffocare.
    Una nuova èra avanza
    nell'aria e nel sangue
    già volteggia e pulsa.
    Nel sapere di chi non sa
    l'alba e il tramonto
    è ancora alba e tramonto.
    Ma se il tramonto
    si chiamasse alba?
    E se l'alba
    si chiamasse tramonto?
    E se la morte della ricchezza
    si chiamasse vita?
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      Scritta da: Renzo Mazzetti

      A mio padre

      C'è ancora quella strada
      ch'è sempre nuova
      all'occhio estraneo e al cuore
      che non percepisce quel monotono strazio.
      Quante e quante volte percorresti
      quattro volte al giorno
      quella strada consumata e là lasciavi
      di volta in volta la tua vita.
      Nel lavoro trovavi la battaglia
      perenne dell'operaio
      che si ribella
      per la conoscenza
      di una vita nuova
      migliore nella fatica.
      Ma la macchina
      ancora nemica dell'uomo
      aiutata dall'ambiente insano
      carpì la tua vita
      straziando il tuo corpo.
      A te fin dai giorni giovani
      rinnovai la mia lotta cercando la sicurezza
      la dignità, la fratellanza
      che tu volevi nel lavoro
      e nella vita che più non è.
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