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Scritta da: Marianna Mansueto
Ti si sta vedendo l'altra.
Somiglia a te:
i passi, la stessa fronte aggrondata,
gli stessi tacchi alti
tutti macchiati di stelle.
Quando andrete per strada
insieme, tutte e due,
che difficile sapere
chi sei, chi non sei tu!
Così uguali ormai, che sarà
impossibile continuare a vivere
così, essendo tanto uguali.
E siccome tu sei la fragile,
quella che appena esiste, tenerissima,
sei tu a dover morire.
Tu lascerai che ti uccida,
che continui a vivere lei,
la falsa tu, menzognera,
ma a te così somigliante
che nessuno ricorderà
tranne me, ciò che eri.
E verrè un giorno
-perché verrà, sì, verrà-
in cui guardandomi negli occhi
tu vedrai
che penso a lei e che la amo
e vedrai che non sei tu.
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    Non voglio che ti allontani,
    dolore, ultima forma
    di amare. Io mi sento vivere
    quando tu mi fai male
    non in te, né qui, più oltre:
    sulla terra, nell'anno
    da dove vieni
    nell'amore con lei
    e tutto ciò che fu.
    In quella realtà
    sommersa che nega se stessa
    ed ostinatamente afferma
    di non essere esistita mai,
    d'essere stata nient'altro
    che un mio pretesto per vivere.
    Se tu non mi restassi,
    dolore, irrefutabile,
    io potrei anche crederlo;
    ma mi rimani tu.
    La tua verità mi assicura
    che niente fu menzogna.
    E fino a quando ti potrò sentire,
    sarai per me, dolore,
    la prova di un'altra vita
    in cui non mi dolevi.
    La grande prova, lontano,
    che è esistita, che esiste,
    che mi ha amato, sì,
    che la sto amando ancora.
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      Scritta da: Eclissi

      Non ho bisogno di tempo

      Non ho bisogno di tempo
      per sapere come sei:
      conoscersi è luce improvvisa.
      Chi ti potrà conoscere
      là dove taci, o nelle
      parole con cui taci?
      Chi ti cerchi nella vita
      che stai vivendo, non sa
      di te che allusioni,
      pretesti in cui ti nascondi.
      E seguirti all'indietro
      in ciò che hai fatto, prima,
      sommare azione a sorriso,
      anni a nomi, sarà
      come perderti. Io no.
      Ti ho conosciuto nella tempesta.
      Ti ho conosciuto, improvvisa,
      in quello squarcio brutale
      di tenebra e luce,
      dove si rivela il fondo
      che sfugge al giorno e alla notte.
      Ti ho visto, mi hai visto, ed ora,
      nuda ormai dell'equivoco,
      della storia, del passato,
      tu, amazzone sulla folgore,
      palpitante di recente
      ed inatteso arrivo,
      sei così anticamente mia,
      da tanto tempo ti conosco,
      che nel tuo amore chiudo gli occhi,
      e procedo senza errare,
      alla cieca, senza chiedere nulla
      a quella luce lenta e sicura
      con cui si riconoscono lettere
      e forme e si fanno i conti
      e si crede di vedere
      chi tu sia, o mia invisibile.
      dal libro "La voz a ti debida" di
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