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Le migliori poesie di Pablo Neruda

Poeta, diplomatico e politico, nato martedì 12 luglio 1904 a Parral (Cile), morto domenica 23 settembre 1973 a Santiago del Cile (Cile)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Elisa Iacobellis

Abbiamo perso

Abbiamo perso anche questo crepuscolo.
Nessuno ci ha visto stasera mano nella mano
mentre la notte azzurra cadeva sul mondo.
Ho visto dalla mia finestra
la festa del tramonto sui monti lontani.
A volte, come una moneta
mi si accendeva un pezzo di sole tra le mani.
Io ti ricordavo con l'anima oppressa
da quella tristezza che tu mi conosci.
Dove eri allora?
Tra quali genti?
Dicendo quali parole?
Perché mi investirà tutto l'amore di colpo
quando mi sento triste e ti sento lontana?
È caduto il libro che sempre si prende al crepuscolo
e come cane ferito il mantello mi si è accucciato tra i piedi.
Sempre, sempre ti allontani la sera
e vai dove il crepuscolo corre cancellando statue.
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    Scritta da: Jean-Paul Malfatti

    El pájaro yo

    El pájaro yo

    ME llamo pájaro Pablo,
    ave de una sola pluma,
    volador de sombra clara
    y de claridad confusa,
    las alas no se me ven,
    los oídos me retumban
    cuando paso entre los árboles
    o debajo de las tumbas
    cual un funesto paraguas
    o como una espada desnuda,
    estirado como un arco
    o redondo como una uva,
    vuelo y vuelo sin saber,
    herido en la noche oscura,
    quiénes me van a esperar,
    quiénes no quieren mi canto,
    quiénes me quieren morir,
    quiénes no saben que llego
    y no vendran a vencerme,
    a sangrarme, a retorcerme
    o a besar mi traje roto
    por el silbido del viento.
    Por eso vuelvo y me voy,
    vuelo y no vuelo pero canto:
    soy el pájaro furioso
    de la tempestad tranquila.

    L'io uccello

    Mi chiamo Pablo, l'uccello,
    l'uccello di una sola piuma,
    il volatore d'ombra chiara
    e di chiarezza confusa,
    le ali non mi vedono,
    le mie orecchie risuonano
    quando passo tra gli alberi
    o sotto le tombe
    così come uno sfortunato ombrello
    o come una spada sguainata,
    teso come un arco
    o rotondo come un'uva,
    volo e volo senza saperlo,
    girato nella notte buia,
    chi viene ad aspettarmi,
    chi non vuole il mio cantare,
    chi mi vuole morto,
    chi non sa che sono arrivato
    e non verrà a battere,
    a sanguinare, torcere
    o baciare il mio vestito rotto
    dal fischio del vento.
    Così vengo e me ne vado,
    volo e non volo, ma canto:
    sono l'uccello furioso
    della tempesta tranquilla.
    Composta lunedì 8 aprile 2013
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      Scritta da: Elisa Iacobellis

      La mattina è gonfia di tempesta

      La mattina è gonfia di tempesta
      nel cuore dell'estate.

      Come bianchi fazzoletti d'addio viaggiano le nubi,
      il vento le scuote con le sue mani peregrine.

      Cuore infinito del vento
      che palpita sul nostro silenzio innamorato.

      E ronza tra gli alberi, orchestrale e divino,
      come una lingua piena di guerre e di canti.

      Vento che rapina fulmineo le foglie secche
      e devia le frecce palpitanti degli uccelli.

      Vento che le travolge in onda senza spuma
      e sostanza senza peso, e fuochi inclinati.

      Si rompe e sommerge il suo volume di baci
      combattuto sulla porta del vento dell'estate.
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        Scritta da: Elisa Iacobellis

        Ubriaco

        Ubriaco di trementina e di lunghi baci,
        guido il veliero delle rose, estivo,
        che volge verso la morte del giorno sottile,
        posato sulla solida frenesia marina.

        Pallido e ormeggiato alla mia acqua famelica
        incrocio nell'acre odore del clima aperto,
        ancora vestito di grigio e di suoni amari,
        e di un cimiero triste di spuma abbandonata.

        Vado, duro di passioni, in sella all'unica mia onda,
        lunare, solare, ardente e freddo, repentino,
        addormentato nella gola di felici
        isole bianche e dolci come freschi fianchi.

        Trema nella notte umida il mio abito di baci
        follemente carico di impulsi elettrici,
        diviso in modo eroico tra i miei sogni
        e le rose inebrianti che con me si cimentano.

        Controcorrente, in mezzo a onde esterne,
        il tuo corpo parallelo si ferma tra le mie braccia
        come un pesce per sempre incollato alla mia anima,
        rapido e lento nell'energia subceleste.
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          Scritta da: Elisa Iacobellis

          Giochi ogni giorno...

          Giochi ogni giorno con la luce dell'universo.
          Sottile visitstrice, giungi nel fiore e nell'acqua.
          Sei più di questa bianca testina che stringo
          come un grapolo tra le mie mani ogni giorno.

          A nessuno rassomigli da che ti amo.
          Lasciami stenderti tra le ghirlande gialle.
          Chi scrive il tuo nome a lettere di fumo tra le stelle del sud?
          Ah lascia che ricordi come eri allora, quando ancora non esistevi.

          Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa.
          Il cielo è una rete colma di pesci cupi.
          Qui vengono a finire i venti, tutti.
          La pioggia si denuda.

          Passano fuggendo gli uccelli.
          Il vento. Il vento.
          Io posso lottare solamente contro la forza degli uomini.
          Il temporale solleva in turbine foglie oscure
          e scioglie tutte le barche che iersera s'ancorarono al cielo.

          Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
          Tu mi risponderai fino all'ulitmo grido.
          Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.
          Tuttavia qualche volta corse un'ombra strana nei tuoi occhi.

          Ora, anche ora, piccola mi rechi caprifogli,
          ed hai persino i seni profumati.
          Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle
          io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina.

          Quanto ti sarà costato abituarti a me,
          alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano.
          Abbiamo visto ardere tante volte l'astro baciandoci gli occhi
          e sulle nostre teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.

          Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.
          Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.
          Ti credo persino padrona dell'universo.
          Ti porterò dalle montagne fiori allegri, copihues,
          nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
          Voglio fare con te
          ciò che la primavera fa con i ciliegi.
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