Poesie di Nicola Di Candia

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Scritta da: Andrea De Candia
Un vedere la fine tutta e ovunque,
una pistola silenziosa germina
il colore puntato su chi passa -
scrittore, chiama, vieni a non vedere
che cosa sia lo scrivere la Notte -
tavolo alzato a telo con il cielo -
una lavagna con segni di stelle
indecifrabili ripetitivi
e solo il gesso della luna crolla
impercettibilmente nelle briciole
al terremoto di un silenzio-luce -
quando l'inchiostro domina c'è solo
una lettera che non si sa leggere
chiara come il mistero della Morte -
come chi nell'esterno ha abbandonato
il corpo per donare ad occhi aperti
la visione dell'interiorità
con due coppie di palpebre rivoltesi
al passato, cadute ancor più dentro -
solo il sogno una torcia miserabile
un tentativo di interpretazione
che riaffiorando non resta che a galla!
Nicola Di Candia
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    Scritta da: Andrea De Candia
    I
    Il cimitero della casa è esteso
    ed alla tomba della stanza bussa
    lo sguardo all'altro mondo della veglia -
    ma non apre, non apre, sa che dorme -
    si versa come lacrima fermatasi
    sulla guancia di un attimo compatto -
    sa che la decomposizione eludi
    che la testa è risorta dal naufragio -
    che il sonno naviga sulla sua zattera,
    che l'isola di un sogno si profila
    a un orizzonte d'interiorità -
    mentre il resto del corpo è rivestito
    dall'abbraccio materno di una bara
    che parte dalle dita dei tuoi piedi
    e arriva al collo a darti una carezza.

    II
    Ma il volto fuoriuscito è la sua tomba
    con cui il visitatore si orienta
    per arrivare al suo ripiegamento
    e questo è morte è il suo lutto interiore -
    le pupille le versa nella notte
    perché nessuno veda che lui piange -
    mentre il resto del corpo è il suo fanciullo
    che nel lenzuolo ha la sua bara bianca.

    III
    La specularità è un'invenzione -
    io sono il mare e il mio lenzuolo è spuma -
    e fluttuo in una morte provvisoria
    risalirò ché voglio raccontarla -
    ma non potrò, sarà il sonno sommerso
    assieme al cuore del suo sogno spento -
    le pupille son lacrime che aggiungono
    colore al lutto che rende la morte
    una vivente che non può vedersi
    tra la folla accecata dal suo pianto -
    mentre lassù si crea un'opposizione -
    anche la notte è un corpo che si oblia
    e sprofonda all'interno nel suo nero
    per sognare nient'altro che il suo sonno
    e le stelle ai non occhi che s'accendono
    sono quelle che invece fanno luce!

    IV
    Tutto si spegne per mirare al nero
    nel profondo di sé, solo una luce,
    oscurità che abbaglia ed è uniforme -
    solamente le stelle si sparpagliano
    e con un'alternanza irrinunciabile
    compensano lassù l'assenza di occhi
    aperti a fare luce qui nel mondo!

    V
    Ti crederai più solo nella morte
    quello che resterà altro da te -
    le tue pupille guarderanno nero
    ai loro piedi, l'unico colore
    per dire tutto ha preso la sua essenza
    e la trascina a rendere assentato
    quel passato che finalmente oblii -
    e le stelle saranno ribellione -
    il sacerdote della Luna muto
    nell'abito tranne che nel riflesso
    gettato, anch'esso è un'eco di silenzio -
    con la loro presenza si diranno
    lacrime in veglia a non spegnersi via
    reclameranno a sillabe la luce,
    la defunta di tutto l'universo!

    VI
    A cosa serve quando è buio ovunque?
    Specularmente, e sono mare e terra?
    E il cielo è lassù solo a disperarsi
    in silenzio come di un gemello
    perduto nella morte più interiore?
    Quando il buio è al buio anche di sé
    le stelle, ecco, lo portano alla luce,
    luci che lo salvano dall'oblio,
    resurrezione in delle loro lacrime,
    sconfitta della fine nella stasi,
    sulla guancia di un tempo che non scorre!?
    Nicola Di Candia
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      Scritta da: Andrea De Candia
      Combattere quest'analfabetismo,
      l'ignoranza è una decomposizione,
      il buio è tutto il sonno della cenere
      che si raccoglie in ciglia, tutto l'animo
      dorme in profonde più interiori altezze,
      e lontana parente del suo volto
      è la luna col cranio, quieta insonne,
      scompare sul cuscino di una nube
      chiude e riapre il suo occhio senza sosta
      liquido il Tempo come fluttuante,
      spume raddoppiano l'agitazione,
      ma pur di non vedere il vuoto scendere
      in mare, in terra, approfondirsi, Essa
      vi si aggrappa come fossero zattere...
      Ma qualcosa rimane nel passato,
      la pelle che si spense poco a poco
      in agonia di sangue col tramonto,
      il contatto dell'acqua le appiccò
      l'incendio che bruciava lentamente –
      solo carboni, quest'oscurità –
      s'alzò statica in scintille di ceneri –
      ogni granello aveva la certezza
      di non potere essere scomposto
      in qualcos'altro ancora, riaffioravano
      dal terreno del buio le sue palpebre,
      i capolini delle sue pupille
      ebbero nei riflessi una rugiada –
      dalla tabula rasa dei colori
      nella lettura di un testo già scritto
      di parole consistenti in un'unica
      lettera, ripetentesi infinita,
      cominciò a riconoscere la luce,
      materia prima di quest'universo,
      dal banco, dove stava, della terra,
      verso la cattedra, senza insegnante,
      del cielo, nell'aula del suo pianeta.
      Nicola Di Candia
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        Scritta da: Andrea De Candia
        E questo risvegliarsi è un maledire –
        l'anima dello sguardo defluisce
        via, risacca, dalla costa dell'intimo –
        ebbe paura, gridò nel silenzio
        il tutto buio – finì per volerlo
        assuefatto, all'esterno, nella Notte –
        cosa congiura con il suo respiro
        con le sue dita, con il balbettio,
        alzò il capo, fece sì che vi fosse
        il ritorno del volto, congedò
        dallo sguardo celeste la sua nuca –
        il primo sonno per chi non può altro
        se non scendere giù e fargli toccare
        il fondo del pozzo in ogni asfalto –
        e in fila e folla, fiamme, quei lampioni –
        e l'insonne passante ch'è un dannato –
        le stelle, una minaccia della luce –
        oltre il suo ciglio, la pupilla ha al centro
        il sogno della lacrima nel lutto –
        un apice che discende obliandosi
        con dolcezza ormai estranea col riflesso –
        torce puntate su di te che aspiri
        animale notturno a compier crimini
        che tu stesso per primo non conosci.
        Nicola Di Candia
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          Scritta da: Andrea De Candia

          Notte

          Figlio perduto e Madre nel suo lutto,
          nell'unicum del cielo che si alterna
          in veste di colori azzurra e nera,
          pupilla dilatata in veglia insonne
          getta l'ombra sul dove fu sepolto,
          e piange ardendo lacrime di stelle
          che lo fanno risorgere da ceneri,
          miracolo di inconsapevolezza,
          fiamme accese di ceri già consunti
          balbettano in corale solitudine
          un incipit di preghiera che estingue
          in sparpagliate lontananze luce.
          Nicola Di Candia
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            Scritta da: Andrea De Candia
            Palpebra superiore che lo veglia,
            ciglio vestito in abito di lutto,
            il bianco ha il suo declino nell'argento,
            lo specchio frantumato, le sue rughe...
            L'aldilà è Tempo, Notte, il matrimonio
            i funerali della solitudine
            all'altare del centro, su nel cielo,
            ostia innalzata a sguardi provenienti
            da peccati di insonnia per la via,
            giunge la sposa ch'abbassa il suo velo,
            e nella sabbia oscura senza fondo,
            sballottata dalle onde delle nubi,
            dal nulla del loro esser stati corpi
            alle ceneri della sparizione,
            la tregua è l'urlo sfumante dell'ossa,
            cuscini senza fianco che galleggiano
            sonnambuli sul loro pavimento,
            perla naufraga in cerca della sua ostrica,
            la luce nelle sue doglie di raggi
            la partorì col sangue del crepuscolo,
            l'abbandonò, sola, orfana alla sorte.
            Nicola Di Candia
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              Scritta da: Andrea De Candia
              Cadde suicida a seppellirsi il Sole,
              sembrò scegliesse il mare come tomba,
              ed era invece l'infinito nulla.
              E dalla cremazione del defunto,
              dal buio delle sue ceneri emerse
              con le stelle la carne ch'era allora
              fuoco ridotto all'ultime scintille,
              sogno che aveva sulla fronte Dio
              di nostalgia su palpebre abbassate
              e su pupille dilatate come
              a urlare nel silenzio il loro lutto
              di cecità, Madre che perse il cuore
              nel vedere, strappato, il proprio figlio
              all'aldilà degli abissi profondi,
              eppure allungò il corpo col riflesso,
              tremando accarezzò la superficie,
              volto si fece solo alla scoperta
              dell'apparire della nudità,
              il resto fu un coprirsi custodendosi
              nel lutto della sua veste di sonno,
              e nel pallore di un'insonnia eterna
              guardò allo specchio di uno sguardo umano
              sé stessa diventata già il suo cranio,
              pianta la pelle via dalle sue ossa,
              purificata come dal peccato.
              Nicola Di Candia
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                Scritta da: Andrea De Candia
                È una dilatazione di pupilla
                che si distende nel sonno agognato?
                È veglia di preghiera il firmamento?
                Le lacrime quel sogno delle esequie?
                È ciò che spera l'ateo nel tempo,
                nel suo spazio ch'è come fosse chiesa,
                porte aperte di un buio senza fine,
                la luna, ostia impossibile a raggiungersi
                per le labbra di un nottivago insonne?
                E ceri di inutilità infinita
                quasi fanno risorgere l'orrore
                della visione di una luce in pezzi,
                sillabe di una fede balbuziente
                in procinto di lasciarsi inghiottire
                dalle fauci di un buio di silenzio?
                Nicola Di Candia
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                  Scritta da: Andrea De Candia
                  Il buio in lutto non può perdurare
                  nella sua eternità di distensione
                  sulla terra della sua atmosfera,
                  ovunque è occhio salvato all'oblio,
                  pupilla ch'è rimossa dal suo sonno,
                  guancia che lascia lenta scivolare,
                  un insieme di stasi da mirare,
                  e le stelle sono pause di lacrime
                  che con un'insistita intermittenza
                  fanno come rinascere la luce!
                  Nicola Di Candia
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                    Scritta da: Andrea De Candia
                    Volto di buia cenere di chiesa
                    riverso a riprovare che si china
                    per toccare ogni fondo del suo pozzo:
                    e tutto sembra morto dacché statico,
                    quei lumini di stelle sono orpelli,
                    tra gli uccelli oramai nessun fedele,
                    nella preghiera di un volo di fretta,
                    solo il quarto di luna con la forma
                    di una lacrima d'osso suggerisce
                    che esiste ancora un lutto di candore!
                    Nicola Di Candia
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