Scritta da: Nello Maruca

La rosa profumata

Là, nell'angolo più bello
dell'orto del mio ostello,
sprigionata da una rosa
che profuma ogni cosa

un odore inebriante
da più tempo è vagante.
Son'ott'anni ch'è costante
e non cede mai un istante.

Al pari del suo odore
è perenne pur l'ardore
e così m'ha preso il cuore
che ridonda pel suo amore.

Tanti beni ho al cospetto
e a ciascuno don'affetto;
notte e dì, però, al mio petto
uno solo ne tengo stretto.

È quel fiore inebriante
che rubato m'ha cuore e mente,
mai potrà esserm'assente:
Morirebbero cuore e mente.

Questa Rosa bella e fresca
porta il nome di Francesca.
Nello Maruca
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    Scritta da: Nello Maruca

    Il Natale

    Suono giunge indistinto in lontananza
    e poco a poco parmi che s'avanza.
    M'accosto lentamente alla finestra,
    le flebil note annunciano un'orchestra.
    Dal cielo a fiocchi lenta cade la neve
    e su ogni cosa posa piano, lieve
    Mentre l'orchestra sempre più vicina
    Di Cristo ci ricorda e di Maria Regina.
    Le dolci note sono della zampogna
    Che a valle scende giù dalla montagna,
    accompagnata dal suon della chitarra
    ci dice che Gesù è sceso in terra.
    Il manto bianco a vista si disperde
    e tutt'intorno ha ricoperto il verde.
    Il vento porta il mugolio del cane,
    il tocco festoso delle bronzee campane.
    La mamma ruota in casa indaffarata
    a preparare frittate e pignoccata,
    a friggere baccalà nella padella
    e lenticchie a condire nella scodella.
    Per la famiglia questa è la gran festa;
    tutti siam dentro: Il nonno in testa.
    Nella modesta casa a due stanzette
    Siam tutti intorno al fuoco: i diciassette.
    Ora si sente il sibilo del vento
    Quasi fosse dell'orchestra altro strumento;
    la zampogna prosegue il suo cammino
    e noi contenti intorno al tavolino.
    Quel che di questa festa è più importante
    è la serenità che intorno spande.
    Nel cuore d'ognuno cessa ogni doglianza
    Poiché pervaso di dolce speranza.
    Di tutte le ricorrenze è la più grande
    Ed è per l'Universo la più imponente
    Giacché di quest'oggi è la lieta novella
    Del Redentore nato in una stalla.
    Richiamati dai delicati canti,
    Degli Angeli dal cielo scesi gaudenti,
    Lo venerano i pastori trepidanti
    e i re magi del lontano oriente.
    Nello Maruca
    Composta martedì 30 novembre 2004
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      Scritta da: Nello Maruca

      Il benessere

      Quando l'essere umano cullato
      è del benessere non tien nemico
      che lo sprezza o ingiuria. Tutti parenti,
      tutti cortesi amici, e ognun s'affretta
      a tessere artificioso plauso.
      Chiunque lo tratta da grande signore
      ancor più se fosse principe o duca.
      Largo si fanno insigniti e codardi
      per rimanere accosti a sua signoria.
      Se coincidenza vuole che fortuna
      allenti stretta della sua cintura
      allora perde quell'uomo amori,
      grazie ed onori e tutti quei parenti,
      amici e serventi non uno ne rimane
      a lui vicino ché veloci si squagliano,
      volan via, e non più saluti, inchini
      e reverenze ma maldicenza, perfidia
      e molta spregiudicata irriverenza.
      Nello Maruca
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        Scritta da: Nello Maruca

        L'abbandono

        Nelle tristi passeggiate estive
        solo mi trovo presso quel ruscello
        laddove era tutto lustro e bello
        mentr'ora appare sterile e brullo
        per la tua assenza, mia soave stella,
        e pure le foglie che son verdi e vive

        paiono mosce, penzolanti, smorte.
        Ti dipartisti e più non ritornasti,
        provocato in cuore m'hai enormi guasti.
        Sono certo, non a male lo facesti
        se dentro tieni quei sentimenti onesti
        d'allora che amore giurasti fino a morte.

        Certo è la sorte che ti tien discosta,
        non scema, però, la pena dell'abbandono
        giacché sognato sempre avea in quel dono
        ch'avere la donna amata spera ognuno;
        sentirsi gratificato, essere qualcuno
        d'aver seco l'amata di carezze desta.
        Nello Maruca
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          Scritta da: Nello Maruca

          La Torre

          Solenne, alta s'ergea al centro Torre
          che d'onore ricopria queste sue terre;
          era rifugio di sciancati e stracchi,
          vanto d'ognuno era, giovani e vecchi.

          Tutti copriva col paterno manto.
          Mai turbativa fu, mai fu tormento,
          non discrimine mai, mai differenza;
          d'ogni seme traeva buona essenza.

          Forte s'udì, per l'aria, grande sussulto:
          Cadde tra nebbia il gran Gigante avvolto;
          Tremò la terra, le case furon scosse
          Piegò la testa, ahimè! E più non resse.

          Tra tanti ti scegliesti il miglior frutto,
          alla famiglia tu levasti tutto,
          per la sua gente fu immane sorte;
          perché non ti fermasti o crudel Morte?

          Fu il Ciel che mi richiese anima eletta,
          perciò falciai la troneggiante Vetta;
          Ma se or lo guardo volgi al firmamento
          sorrideti una Stella risplendente.
          Nello Maruca
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