Scritta da: Nello Maruca

Piccola stella

Fulgido fiore al pari di violetta
Candida più del candor di giglio,
profumatissima qual fiore di tiglio;
e tant'altre qualità hai pargoletta.

Quanto profumo e qual da giovinetta
Custodirai nel tuo diletto petto?
Quanti steli piegheranno al tuo cospetto
Se già cotanta ricchezza hai piccoletta!?

Se in terra ubertosa è allignato
Querciolo che sviluppa dritto e robusto
Qual in altro terreno può dirsi arbusto
Meglio o al par di quello là maturato?

In fronte a esso ognun s'affloscia
E reggere non può al suo cospetto
Chè se un arbusto già splendido nasce
Già tutte qualità racchiude in petto.

Scarso è lo mio dir per te, o bella
Ilenia, perché dire di splendida Stella
Non può chiunque a tavolo s'accosta
Ma chi ha cervello assai e niente crosta.
Nello Maruca
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    Scritta da: Nello Maruca

    Abbondanza

    Ricchezza di cose, case e palazzi,
    abbondanza di roba e di denaro
    da sempre questo gli uomini cercaro;
    per questo furo eternamente pazzi.

    Per essi cedono affetti, bimbi, ragazzi,
    calpestano sovente la coscienza,
    ripudiano la propria figliolanza.
    Son porci rozzi, luridi e pur sozzi.

    Questo e ben altro è la vil ricchezza
    che in vero è solo squallida miseria
    in quanto al male volta e a cattiveria;
    assai lontana d'Egli, àncora di salvezza.

    Vera ricchezza è quella che in cuore
    si tiene, che di spirito è, non materia
    e all'animo più apporta miglioria
    e sa donare con ardore amore.

    Quest'ultima tu abbia d'abbondanza
    e a uso dell'altrui mettila in atto,
    per gli altri l'amor tuo sia loro motto,
    non sia timor, se in altri discrepanza.

    Quell'altra lascia l'abbiano gli avari,
    miscredenti, ipocriti, triviali.
    Destino loro è sol bocconi amari
    ché di lor cattiveria traboccano gli annali.

    Tu sei gioiello d'altissimo splendore;
    restati bella nel tuo bel candore,
    non offuscare, mai, per l'altrui l'amore,
    lasciati guidare dal nobile tuo cuore.
    Nello Maruca
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      Scritta da: Nello Maruca

      Don Lollò

      Non si capisce qual ch'è il motivo
      di quella grinta del porco cattivo;
      non si capisce, ancor, perché al mattino
      dimenasi don Lollò al balconcino.
      Si sa, però, ch'è insofferente nato
      e il mal ch'addosso porta è una nota
      ch'à disegnato sulla suina faccia
      e la stortura ch'à in gambe e braccia.

      L'accosto al pirandelliano personaggio
      non è al mostro nostro un omaggio
      ma è sol per illustrare la tracotanza
      di questo don Lollò dell'ignoranza.
      IL teschio in toto di cervello privo
      lascia abbondante spazio a corrosivo;
      La colpa è certo del paterno gene
      tramatore di male, sdegnator di bene.

      Quello, il vero don Lollò, l'intollerante
      aveva di che dare al confidente
      ché beni possedea in terre e case
      e perdere potea danaro, tempo e cose
      per rimanere agiato, in ogni caso.
      Quest'altro, storpio, brutto e d'altro stampo
      cui sola proprietà è l'essere intrigante
      resta misero, impertinente questuante.
      Nello Maruca
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        Scritta da: Nello Maruca

        Randagi

        Fummo perch'eravamo quand'ancor
        erano vitali, focosi e fermi Lor;
        or più non siamo perché saremmo solo
        se confissi rimasti fossimo in suolo
        e fosse in noi presenza vista di Loro
        e nostre ovazioni al Ciel fossero coro;
        contenti ancor vivremmo com'allora,
        quel ch'eravamo allora saremmo ancora.

        Ma più non è e, più mai così potrà
        ch'ognuno disperso s'è dritto sentiero,
        colui che s'accompagna mai vorrà
        che si ritrovi quel sentiero primiero.
        China la fronte a ciò che a lor piace,
        imbelli seguitiamo l'altrui volere,
        ad altra volontà noi si soggiace.
        Non intelletto umano ma sol di fere.
        Nello Maruca
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