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Scritta da: Michele Pernozzoli

Per Fioravanti

Novelliamo qui il destino
Di Ruggero, Paladino
Degli affari dello Stato.
Il suo Spirito è dotato
Di quell'affabilità
Che vuol dire Nobiltà.

Dalla Francia all'Equatore,
Sposo e gran lavoratore.
Dal Marocco allo Zaïre
Ha piantato con ardire,
Con coraggio e con bravura
Frutti per l'agricoltura.

Con un nome assai glorioso
Fioravanti è un generoso
Che comprende con il cuore
Ogni collaboratore
Dimostrandosi valente
E perfetto dirigente.

Il suo tocco di saggezza
Giustamente ognuno apprezza.
Come guida nei marosi
Dei problemi più spinosi,
Che tracciare sa la via
Con prontezza e cortesia.

Lavorò con grande slancio
Prima al Sud e poi al Bilancio
E nel CIPE, ente supremo
Impegnandosi allo stremo:
Dedicando estate e inverno
Al servizio del Governo.

Dopo tanti bei successi
Può goder nuovi interessi
E apprezzare la pensione
Come gran liberazione
Dedicandosi a pescare
E provando anche a sciare.

Festeggiamo il gran momento
Con un bel ricevimento,
Con un brindisi frizzante
E il pronostico esaltante
Di una splendida realtà
Nella nuova libertà.
Composta lunedì 20 dicembre 2010
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    Scritta da: Michele Pernozzoli

    Fioravanti Ruggero

    Con fervida baldanza
    Messer Ruggero avanza
    sempre pronto, ognun lo sa
    Nell'esprimer l'amistà.

    Fortunata è la presenza:
    già nel nome l'espressione
    di germogli è la visione
    o di splendida ghirlanda
    scintillante ed ammiranda.

    Sia di stami, sia di petali
    O di sepali e pistilli
    Proiettato sempre innanzi
    Gran bel fiore: Fioravanti.

    Ognissanti è già passato
    Il Natale è già annunciato
    Si preparan le vivande
    E non mancan le bevande.

    Nel bicchiere c'è il liquore
    E nell'anima l'ardore
    Degli auguri strappacuore,
    profferiti con calore,
    dall'amico tuo del cuore.
    Composta lunedì 20 dicembre 2010
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      Scritta da: Michele Pernozzoli

      Giovane Signora

      Giovan signora dagli occhi cilestrini,
      se chiudo gli occhi, tale la rivedo,
      al compleanno, tra brindisi ed auguri,
      avvenente, la festeggiata.

      Nel chiarore del meriggio estivo,
      sulla barca, in riflessi d'oro rapita,
      sommersa da citazioni a lei dedicate,
      arrossente e lusingata.

      Dalla bocca leggiadra le parole
      fluivan parche e poco articolate,
      s'adagiava su silenti attese,
      lei, sì riservata.

      Fui colpito dalla timidezza casta,
      dall'argumentum a silenzio e dal riflesso,
      che traspariva, della intelligenza
      sua sì elevata.

      Bionde le chiome morbide e fluenti,
      occhi maliardi dolci e incantatori,
      bocca perfetta facile al sorriso
      più luminoso.

      Membra rotonde e morbide movenze,
      mani sottili bianche e affusolate,
      sapiente nel mostrarsi e, infantile
      il suo bel piede.

      Questo colpì me giovanile ancora,
      questo di lei acerba donna e non da poco,
      ma non terreno amor fu quello mio,
      ma sacro fuoco.

      Il sacro amore che sempre mi vinse
      per ogni cosa bella ed armoniosa,
      dove conosco la grande opera divina
      del Creatore.

      Sebbene avanti negli anni e disilluso
      dalla mia vita, più che vissuta,
      estasiato l'ammiro e forte per lei sento
      un puro affetto.

      Un'amicizia nobile e sincera,
      uno sboccarsi d'anime anelanti
      comprensione reciproca ed oblio
      dei crudi affanni.

      Quasi paterno amore per lei provo,
      quasi fraterno e spero non l'offenda
      l'ardire mio e questo umile omaggio
      a lei sì bella.
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        Scritta da: Michele Pernozzoli

        Serendipità

        L’immagine autentica
        di tanta potenza
        l’artista entusiasta
        ritrae pura e casta.

        Il dolce suono del diminutivo
        breve o ritmato come il respiro,
        che lo sussurra col cuore,
        insinua: non basta una vita
        a vantar Gerardina.

        La Gerardina regna nei boschi,
        in luoghi ameni freschi ed ombrosi:
        erba perenne, medicinale
        crea fluorescenze candide e rosee,
        con discrezione infonde salute.

        Così ci insegna l’agronomo colto;
        anche la fisica ne esalta il nome:
        Dina, grazioso diminutivo,
        è l’unità che misura la forza,
        forza che imprime l’accelerazione.

        Se col pennello dipingo la bocca,
        ecco che appare un vezzeggiativo,
        sboccia il sorriso di Dina Bocchino:
        magico filtro di nuova allegria,
        che ancora un sogno dona alla mente,
        dolcezza onirica sempre presente.

        Roma 1999 dedicata a
        Dina Bocchino Lo Conte
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          Scritta da: Michele Pernozzoli

          Ballata

          A ogni piè so-spinto
          Si cela il gran mistero
          Che proprio chi lo mostra
          Non sa di dar piacere.

          In queste poche pagine
          Mi pregio di parlarvi
          Di come far le scarpe
          A tante belle donne:

          Nell’atto di incalzare
          Le osservo e poi le scalzo
          Nell’atto penetrante
          Delineo il lor destino;

          Con vista acuminata
          Ne accarezzo gli anfratti
          Passando per i piedi
          Vi illustrerò le amanti.
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