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Poesie di Iris Vignola

Scrittrice e Poetessa, nato a LA SPEZIA (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi.

Scritta da: Iris Vignola

Triste il pensiero di chi l'ha fatto verbo

Alberi sacri, sembran meditare,
l'ombre li sovrastano.
Immobili custodi della morte,
respirano, dove il respiro s'è fermato,
dove i sogni han preso il volo,
per disgregarsi in cielo.
S'è arrestato il tempo,
tra sepolcri infioriti
ed altri oramai dimenticati.
In essi, rivive unicamente il ricordo di chi è stato.
Non più s'ode voce, dai corpi distesi,
palpebre han serrato gli occhi,
la carne, putrefatta,
divengon polvere l'ossa.
Miseranda fine della spoglia,
che s'avrebbe voluta infinita.
Miserevolmente sconfitta,
la materia, allo spirito, s'inchina.
Incongruenza d'un viver mendace e fittizio,
nel concepir la vita come vero.
Triste il pensiero di chi l'ha fatto verbo,
senza alcunché di dubbio,
considerandolo sinonimo di fine eterna,
nella certezza che non resti nulla
e tutto, alfin, ridotto solo a cenere.
Né anime immortali, né vite alternative
e sempiterne.
Bieca visione sconfortante, nel precluderci la speme,
nel proclamar insignificante il senso d'esser vivi,
confidando nel significato, a noi, velato.
Nel mesto cimitero solitario,
il vento smuove le fronde e s'aggira fra le tombe,
sibilando piano, acciocché non spegner lumi accesi,
con gran rispetto,
dacché non ledere il silenzio
cingente, in un abbraccio, quell'angolo di pace,
in cui tutto tace, bensì alcun non possa udire.
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    Scritta da: Iris Vignola

    Se l'amore

    Se l'amore di una madre appar incondizionato,
    allor io t'amo,
    dai 40 anni che ci separan dal momento
    in cui ti misi al mondo.
    Se l'esistere d'un figlio è la cosa più importante,
    allor io t'amo,
    dai miei anni in fiore,
    avevo il frutto dell'amore, mia carne e mio sangue.
    Un piccolo fagotto... nulla e nessuno
    sarebbe riuscito, da me, a separarti.
    Nulla avrei, di più, immensamente amato.
    Bello, come radiosa aurora,
    folti capelli scuri,
    occhioni neri, grandi come fari
    e carnose e rosse labbra.
    Come un ossesso, urlavi per la fame
    ma, immediato, t'addormentavi,
    nel sugger dal mio seno.
    Il tuo vagito, deciso, squillava alto
    un canto per l'udito mio, all'inizio!
    Il primo bagno, ancora lo rimembro.
    E poi crescesti in fretta,
    la scuola, il primo amore, le tante marachelle.
    Conflittuale adolescenza, sfuggivi dalle mani.
    Eppur abbiam vissuto, tra gioie e tra dolori.
    Il viver quotidiano s'è palesato, talvolta, girone dell'inferno,
    seppur'altre, giulivo, com'angolo di paradiso.
    Ma, fra sprazzi di luci e d'ombre, abbiamo proceduto,
    lottato, sperato nel domani,
    infranto ostacoli ch'intendevano annientarci,
    consci della certezza d'una forza innata,
    donata a noi, che mai è andata persa.
    Mai s'è spezzato quel cordone ombelicale,
    sottile filo sapiente a superar distanze,
    senz'ombra d'incrinatura,
    che unisce madre e figlio, per la vita,
    come fosse ognor nel materno grembo.
    Forgiato da valori, nel divenir adulto,
    sei luce per chiunque ti stia accanto,
    chi ami t'imperson'amore eterno ed assoluto,
    sei ciò che avrei desiderato, se non t'avessi avuto.
    L'amore mio, per te, è pressoché infinito.
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      Scritta da: Iris Vignola

      Lacrime di cera

      Ad esalar s'appresta l'ultimo respiro,
      lume raggelato, da muto schiaffo d'un truce soffio d'aria,
      entrato di soppiatto, ch'ha osato spegnerlo,
      per poi, fugace alito, dissolversi nel nulla.
      Or ora non rischiara, dissipando l'ombre,
      ripresentatesi, di molto spaventose e ignote.
      Ad avvistar fantasmi, scruta, lo sguardo mio sagace.
      Lacrime di cera,
      ch'eran sgorgate, roventi, raffreddatesi scendendo,
      sono indurite, nel mentre s'adagiavano,
      nel sagomar il fondo del candelabro,
      m'ha assalito la penombra, all'improvviso.
      Mesta, la scrittura solitaria, ho abbandonato,
      giacché s'è fatto tardi.
      Mai mi son detto poeta, né scrittore,
      né tantomeno autore di prosa o di poemi,
      né di poesia o di sonetti brevi.
      M'arrangio a tesser storie d'altri tempi,
      dacché allettanti assai
      ché, dei moderni, non reggono al confronto,
      più fantasiose e affascinanti,
      intrise di maestà, di cavalieri e belle dame,
      nonché giullari estrosi, d'ilarità maestri,
      di serenate alle donzelle, brillanti menestrelli.
      Gl'occhi fatican nel restare aperti,
      scendon le palpebre, nel volerli cinger nell'abbraccio.
      Vacillanti dita s'apron, instabile, la penna cade, su lo scrittoio
      perendo alfin, disgiunta dalla mano, in tal mio libro,
      dov'appassiti crisantemi la copron, nel distendere lo stelo,
      quasi ad onorar transitoria, seppur morte fittizia e dolce.
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        Scritta da: Iris Vignola

        Incontro d'amore

        Assalita d'emozione,
        cercherò, fra tanti, gli occhi tuoi,
        profonde pozze d'acqua cristallina,
        tinte, del cielo azzurro, il colore,
        dentro cui sprofonderò,
        mentre mi parleranno al cuore
        e, tra la folla, mi guideranno,
        verso di te, amore,
        intanto che, nel caotico rumore,
        divenuto, per noi,
        silenzio, all'improvviso,
        percepirò il dolce suono,
        della suadente voce.
        Mi abbraccerai e ti abbraccerò,
        mi bacerai e ti bacerò.
        Aggrappata alla tua mano,
        com'edera avvolgente,
        ovunque vorrai, testè mi condurrai,
        finanche in capo al mondo,
        o nello spazio dell'etereo cosmo,
        seppur ti seguirei, semplicemente,
        sull'ignuda terra, col soffitto di stelle.
        Mi amerai e ti amerò,
        in me, ti perderai e in te, mi perderò.
        Un solo corpo ed anima,
        sublimati nell'incontro d'amore,
        io e te, perdutamente,
        diverremo in quel magico istante,
        bensì, se il ciel vorrà,
        fors'anche eternamente.
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          Scritta da: Iris Vignola

          Portami a ballare

          Portami a ballare,
          stringimi a te, amore.
          Sarai per me amico,
          amante e dolce sposo,
          se non davanti a Dio,
          di certo, nel mio cuore.
          Accettami così,
          senza volermi cambiare,
          com'io farò con te,
          per meglio, l'io tuo, rispettare.
          Portami a ballare
          e balla insieme a me,
          stringendo la mia mano,
          tra un bacio e l'altro,
          sussurrandomi "Ti amo".
          Scordiamo le paure,
          che salgono da dentro,
          lasciamo entrare luce,
          ad arrecarci pace.
          Portami a ballare
          e stringimi a te, amore.
          Nella gremita sala,
          soltanto noi, ci troveremo,
          poiché ci escluderemo,
          da ciò che ruota intorno,
          in questo pazzo mondo.
          Armiamo il nostro spirito
          di stima e di fiducia,
          consapevoli che nulla
          disgregherà l'amore
          che sta nascendo, vivo,
          esondando dal cuore.
          Portami a ballare
          e balla insieme a me.
          Tra suoni e languide note,
          sai già che fuggiremo.
          La nostra fantasia
          ci porterà lontano,
          in volo nello spazio,
          mano nella mano,
          tra stelle luccicanti,
          da cui, sia tu che io,
          ognor, ci sentiamo attratti
          dove, chissà quando,
          nel tempo sconfinato,
          ci siamo forse amati.
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