Scritta da: Iris Vignola

Stranieri sì, ma confratelli universali

Pulsan, le stelle, di luce intermittente,
sì lontane, paion piccole quasi a stare nella mano,
eppure sono immense.
Volgon, pianeti itineranti, che non vediam col nostro sguardo nudo,
intorno ad altri soli, capostipiti d'ignoti mondi sconosciuti,
d'alieni esseri abitati.
Alieni, viceversa, siam al cospetto loro.
Stranieri sì, ma confratelli universali.
Squarci d'universi s'apron al passaggio di comete
o d'asteroidi, qual rocciosi frammenti,
meteore vaganti, nel silenzio siderale.
Senza fine, l'iperspazio astrale.
Universo o universi paralleli,
fantasia migliore mai potrebbe fare suoi,
quant'astratta e sconfinata appar l'ermetica realtà,
per l'esigua mente umana,
reticente a elevarsi, nell'esistenza miseranda,
e ad affannarsi ad accumular ricchezza,
qual creanza del massimo piacere.
Cosmica energia,
nel sottil cordone ombelicale che ci lega all'infinito,
tal vibrazioni rinnovanti lo spirito carpente,
fluenti in noi, coscienza permettendo.
Percezione telepatica, fonte di rinascita interiore,
ch'accomuna il piccolo universo individuale,
nell'equipararci in assoluto, oltre l'abiette distinzioni,
con tutto il resto del creato, in sintonia,
E in imparagonabile armonia col nostro io profondo.

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