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Poesie di Iris Vignola

Scrittrice e Poetessa, nato a LA SPEZIA (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi.

Scritta da: Iris Vignola

Non sarei qui, a scrivere di te

Se i giorni miei languissero, per non averti conosciuto,
non sarei qui, a scrivere di te,
dell'uomo che m'ha amato, praticamente da subito.
Silenzio, intorno a me, seppur mi trovassi tra la gente,
opprimente, circuito m'avrebbe, di tenebrosa solitudine.
Se, nel momento buio che, l'animo, ha scalfito,
il viso tuo, quella radiosa luce, non m'avesse apportato,
rischiarando il mio percorso e incitando il mio coraggio,
testè percepirei un peso al cuore,
sarei barca rollante, in balia del mare,
cadrei, dall'alto, come foglia morta,
donna che annaspa, senz'alcun amore.
L'assidua tua presenza restituito m'ha la forza,
che, la mente, cercava inutilmente,
riflettendo che fosse andata persa.
Hai condotto, per mano, la speranza, fino a me.
Se non t'avessi avuto, sarebbe triste, il mondo circostante,
non l'amerei sì tanto, perdendomi nei sogni
e nel pensar progetti,
trascinerei quel tempo, che sa d'appartenermi,
nell'esistenza vuota, senza l'amor d'un uomo.
Invece ho te e ho tutto l'universo,
le stelle sul soffitto, a luccicar nell'ombra
la luna sopra il tetto, a illuminar la notte,
il sole, che s'accinge a riscaldarmi il cuore.
Ho te ed ho il tuo amore... svanisce la paura d'esser sola,
dissolto s'è il silenzio, il futuro, nelle mani, s'è creato.
Con te, ho aperto la finestra a un'alba nuova
il buio s'è portato via le nubi, sgombrando il cielo.
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    Scritta da: Iris Vignola

    Nel vento, va a scivolar il nome

    Smarriti, in alternanza, i giorni,
    inconsistenti, son le lunghe notti,
    dissonante, il silenzio, io sento,
    decuplicare il mero pensiero.

    Vagheggiar nella spira di tristezza,
    sì annaspando, tale naufraga,
    svilente, il mare dell'incognito,
    atto a mai rivelar il percorso.

    Nel vento, va a scivolar il nome,
    nel mentre che la mente si fa forza,
    ché l'oblio, lesto, s'urge a carpire.

    Graffian unghie, le pareti del nulla,
    morde il freno, l'insito delirio,
    ch'anela il desio della speranza.
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      Scritta da: Iris Vignola

      Ottobre malandrino

      Orsù ottobre, sei arrivato?
      Stai sfiorendo il verde prato?
      E le foglie silenziose,
      giù dai rami,
      fino a un tempo, rubicondi,
      piroettando, fai cadere,
      nell'attesa dei bei tempi più fecondi.
      Vento freddo sferza i visi;
      irruente e dispettoso,
      i cappelli fa volare
      e, lontano, ruzzolare,
      per far correre i passanti.
      Pioggia bagna case e strade
      ed il sole, timoroso,
      tra grige nubi, si nasconde,
      quasi ad essere a riposo.
      Anche il mare ora appare
      agitato e quasi irato,
      sobillando le sue onde
      a incalzare e far rumore,
      non di canto, ma lamento,
      per avercela col tempo.
      Caro ottobre malandrino,
      che indossar ci fai il mantello
      e portar dietro l'ombrello,
      hai i capelli rosso mosto,
      dal sapore del buon vino
      e di castagne messe arrosto.
      Senza te, messer autunno,
      non sarebbe più lo stesso,
      quindi, stanne pur sicuro,
      tutti noi, l'anno venturo,
      t'aspetteremo, come adesso.
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        Scritta da: Iris Vignola

        Sassi, rotolati

        Sassi, rotolati sul vil percorso,
        ostacolan il cammino, sul pendio.
        Ai lati, tal dirupi smisurati,
        ad evidente perdizione, atti.

        Spirito in pena, lo spirito mio,
        barriere si frappongono all'amor,
        scivolosi specchi, riflettenti noi,
        dove cerchiam, ognor, d'arrampicarci.

        Lacrime, lacriman col cielo tetro,
        le anime discinte sono tristi,
        nubi all'orizzonte che s'è perso.

        Saprà, il futuro, accarezzarci,
        frangendo rocce, massi, rimuovendo,
        nel donar giustizia ai giorni nuovi.
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          Scritta da: Iris Vignola

          Teatranti d'altri tempi

          Si spegnevan riflettori, si chiudevan i sipari,
          sullo scrosciar d'applausi,
          fra maschere e belletti.
          Calarsi nelle parti,
          nel recitar gioie e ancor dolori,
          per calamitare folle attente.
          Calcavan le scene, attor con pochi soldi,
          brillanti artisti nel recitare,
          calandosi in panni differenti,
          atti a perpetuar le gesta altrui.
          Drammi, tragedie, commedie,
          sul palco in cui vivevan plurime vite,
          scordandosi le proprie e i propri affanni.
          Sapienti maestri dell'inganno
          e del mascherarsi, nel declamar parti,
          truccando l'irrealtà a realtà artefatta.
          Teatranti d'altri tempi,
          regalanti chimere ed illusioni, a molti,
          verosimilmente, persino a se stessi.
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