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Poesie di Giuseppe Bartolomeo

Professore di lingue, nato venerdì 27 agosto 1943 a Cirigliano (MT) (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Frasi per ogni occasione e in Proverbi.

Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO

L'Africa coloniale

L'Africa tiene aperta una ferita
nel grande orizzonte tinto di rosso.
Ogno mattina la espone al sole
per eliminare i malumori della notte.

La luna dorme insieme all'ipopotamo
per mordere il sole del giorno
mentre sul fiume scivola la canoa
piena di grida a mezzanotte.

L'Africa ascola sonnolenta
una ferita che brucia dentro.
La palmatoria ha un dolore antico
e la tortura il volto di Caino.

Ho ascoltato sotto il cielo d'Africa
gli echi umani del tempo passato.
Hanno tutti un volto e un nome
sono nella lista dei traditori.

L'Africa tiene aperta una ferita
nel suo orizzonte tinto di rosso.
Ogni sera la espone alla memoria
vicino al fuoco di vecchi sepolcri.

La luna guarda e aspetta
il nuovo uomo di un'Africa
morente.
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    Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO

    Ho scoperto un poco d'Africa

    Ho scoperto un poco d'Africa
    parlando intorno al fuoco
    con volti pieni di silenzio
    ed occhi aperti al mistero.

    Passavano come in uno specchio
    le rise allegre del Namarrokolo,
    la saggezza della tartaruga
    e i riti dell'iniziazione.

    Quante paure si bruciavano
    quanti tabù anneriti dalle fiamme.
    Le certezze cadevano veloci
    per poi scoppiettare nella cenere.

    Ho scoperto un poco d'Africa
    camminando sotto la foresta
    dietro piedi nudi e occhi attenti
    di uomini educati dal tempo.

    Pascolavano gazzelle altere e contente
    insieme a facoceri con maschere antiche,
    i fenicotteri immobili nell'acqua
    recitavano le preghiere del mattino.

    Noi camminavamo insieme alle leggende
    per scoprire il sospiro tropicale
    appeso a una lunga stella
    caduta nel fiume dei desideri.
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      Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO

      Caccia grossa

      Andammo a caccia su sentieri storti
      guidati da piedi e fiuto primitivo.
      I sogni letti dall'indovino
      sbocciavano come fiori sul cammino.

      Sentimmo l'odore del bufalo morente
      leccare le ultime gocce di rugiada;
      gli occhi raccoglievano la notte
      per dare l'addio al bufalo morto.

      Andammo a caccia nella notte buia
      ascoltando gli amori delle gazzelle,
      schivando lo sguardo d'uccelli notturni
      e trappole aperte nella memoria.

      Ci perdemmo in labirinto di nebbia
      scesa d'improvviso a fecondare l'erba.
      Una palma faceva capolino
      e una stella ci prendeva in giro.
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        Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO

        Un cantastorie

        Corde di chitarra africana
        sostengono il peso dei ricordi
        di un cantastorie senza nome
        e una filastrocca da sogno.

        Scende lungo il fiume
        con la canoa al vento.
        La voce l'ascoltano coccodrilli
        e ippopotami sonnolenti.

        È un uomo nato nella notte.
        È un canto di millenni.
        È un libro senza pagine
        con molte cose dentro.

        Scende insieme al fiume
        lungo la sua storia,
        con la chitarra al collo
        e lo sguardo sul tramonto.

        Chitarra africana a due corde,
        una zucca piena di echi,
        una nenia in lontananza,
        un dolore fatto canto.

        Addio uomo della chitarra
        con le tese due corde:
        una con radici nel cuore
        l'altra nella mia memoria.
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          Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
          Le favole si portano nel cuore
          le rose sbocciano nella mano
          l'amore si chiude negli occhi:
          il giorno si dipinge di rosso.

          Il passato ritorna di moda
          il presente uccide la memoria
          il futuro si fa bambino:
          la notte si tinge di bianco.

          L'uomo vuol essere razionale
          la donna tesse la sua storia
          il vecchio muore con la memoria:
          la sera si tinge di nero.

          Sono i tre colori africani
          sono i tre colori del mondo
          siamo delle maschere viventi:
          l'umanità si tinge di verde.
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