Poesie di Gisella Albano
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Rimpianti e rimorsi
Ogni tuo rimpianto
diventerà il mio rimorso...
il rimorso per averti amato comunque
nonostante i tuoi no
scanditi dalla mia presenza
E così...
ogni mio rimpianto
diventerà il tuo rimorso...
il rimorso per avermi amato comunque
nonostante i miei sì
scanditi dalla tua assenza.
Altrove
In mancanza di un figlio forse è meglio l'esilio.
Da lontano una voce, io che fisso la croce.
Il mattino la sveglia per un cuore che veglia
è una spina negli occhi, è l'inferno che tocchi.
Una cella sta stretta ad un cuore che aspetta.
Una cella è il padrone per un cuore in prigione.
Nella voce del coro io che canto da solo.
Nella voce del vento io che rubo scontento.
La mia anima è in panne dopo tante condanne.
La mia anima grida mentre accetto la sfida
del mio corpo recluso, del cervello che uso
per riuscire a scontare questi anni da fare.
Dopo tanto fuggire ora sto qui a subire le mie pene col mondo,
il disagio profondo del mio essere in gabbia,
mentre esplode la rabbia
del mio essere errore
mentre il mondo va altrove.
Né zucchero né sale
Essere sospesi tra la luna e il mare.
Scoprire di non contare veramente niente per nessuno.
Riscoprire la bellezza delle piccole cose,
di essere solo il contorno e non il piatto principale.
E assaporare che è buono, che va bene così.
Né zucchero, né sale, forse origano, basilico.
Per nulla indispensabile.
Pazientare al sole come i pomodori messi ad essiccare.
Parlare meno, ascoltare di più.
Addormentarsi dopo un giorno di lavoro.
Svegliarsi il mattino presto perché c'è tanto da faticare
per guadagnarsi il pane.
C'è ancora tanto da imparare.
Non aspettarsi nulla dagli altri.
Proprio nulla.
E assaporare che è bello,
che va bene così.
Alla stazione
Ho guardato la tua pelle scura ed i tuoi occhi neri.
Ho visto il tuo sguardo perdersi in chissà quali pensieri.
Eri lì, seduto su una panchina che non era la tua,
di una città che non ti apparteneva,
in un Paese lontano.
I tuoi occhi forse cercavano il mare o le braccia di tua moglie,
ma incrociavano solo sguardi indifferenti che tu non guardavi.
Eri lì, seduto su quella panchina perché non potevi essere altrove.
E allora ti stringevi un po' di più nel giubbotto per riscaldare il cuore.
Un treno prima o poi sarebbe arrivato
e tu lo avresti preso per scendere in un'altra stazione che non era la tua,
di una città che non ti apparteneva, in un Paese lontano.
Ma i pensieri, i progetti, le illusioni, le speranze, i sogni,
la forza e la volontà per realizzarli... quelli sì che ti appartenevano.
E potevi portarli dovunque.
Nessun luogo te li avrebbe tolti.
dal libro "Come un granello di sabbia - Raccolta" di PensieriParole Staff