Poesie di Gino Ragusa Di Romano
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Patria mia!
Patria mia, come sei ridotta.
Il popolo non vuol seguir la rotta,
la gente è sempre più corrotta
e tutto questo per un po' di torta.
L'Italia è una bancarotta,
dove tutto s'insabbia e si complotta
per avere più grossa la pagnotta.
S'affilano le armi della lotta,
tutto è una deplorevole condotta,
ognuno teme che l'altro l'inghiotta,
per cui si delinque a frotta.
Meglio tacere, perché parlare scotta.
Questo ai governanti piace
e il popolo soggiace.
Dov'è l'amore antico di patria e libertà?
Dov'è il vigor dell'uomo e la sua abilità?
Questa democrazia è tutta falsità,
che porta solo in auge la bestialità
ed ai politicanti tutta l'immunità
per vivere senza tema e con impunità.
Svegliati, o popol, tosto,
non restare sottoposto,
è troppo alto il costo,
che ti è stato imposto.
Sii fiero del tuo nome,
non fare il prestanome.
Tu, da buon italiano,
non prenderla nell'ano,
non passare per finocchio,
non restare più in ginocchio,
non morire da pidocchio,
ma da uomo, sopra un cocchio.
dal libro "Accenti d'amore e di sdegno" di Gino Ragusa Di Romano
Canto nupcial
Gorjea vuestro corazòn como un canario,
cuyo nido solido sobre una alta torre està.
Feliz, està lleno de verdes hojas y flores;
como un arbol fecundo, darà fruta.
Es el escrino de muy preciosos tesoros,
que no iràn de cierto jamàs perdidos.
Encerrad vuestro amor como una perla
entre las valvas de una concha dura,
guardandola en el mar en sitio oculto
y cultivandola con ambrosiaco miel,
divina esencia que el corazòn produce.
Luego, cuando reabrireis su clausura,
suntuoso serà de la perla su esplendor
y el viento espirarà a vuestras velas.
Vuestro talamo de petalos de rosas
serà ornado de vuestras amadas caras.
Las noches de sonrisas estaràn llenas
y tambien la luna serà muy generosa;
suenos de amor y alfombras volaràn
en la fragrancia de variopintas flores;
las estrellas, halagadas, escucharàn
las bandurrias, que trinan serenatas.
Vuestro amor serà una rica mina,
de donde extraereis argento y oro,
si siempre de coros manana y tarde
una mistica oraciòn diréis a Dios.
dal libro "Accenti d'amore e di sdegno" di Gino Ragusa Di Romano
Absit iniuria verbis
La lanterna
mi son messa in mano
e sono sceso
come Diogene sul piano.
Cerco l'uomo
e ancor non l'ho trovato;
se non vien fuori
l'Italia è a mal partito.
Molte son le carogne,
che sostano sul Monte
e il lor fetore
appesta e si diffonde.
Una sola persona
io vorrei in alto,
che avesse bella
l'anima ed il volto.
dal libro "Accenti d'amore e di sdegno" di Gino Ragusa Di Romano
Inno alla pace
Fratelli d'Italia,
l'Italia è un tassello
del grande mosaico,
che Terra chiamiam.
Fratelli d'Italia,
non siamo italiani,
ma cittadini del mondo,
che si vogliono amare.
Fratelli lontani,
vi abbiamo nel cuore,
vi adottiamo a distanza
e così fate voi.
I color della pelle
pingano un solo vessillo,
che unico sventoli
sul globo d'amore.
Noi siamo la linfa,
che nutre la terra,
che, poi, madre grata,
la vita ci dà.
Fratelli del mondo
per sentirci vicini
impariamo una lingua
e parliamola ognor.
Il lavoro nel mondo
è per tutti i viventi,
chi emigra o immigra
ne ha libertà.
Abbattiam le frontiere,
ospitiamoci ovunque;
il globo terrestre
sia la nostra magione.
Imitiamo gli uccelli,
che dipingono il cielo
quando passano a stormo
e vanno qua e là.
Ci crediam degli eletti,
ma, forse, tali non siamo:
il nostro operato
sappiamo il danno che fa.
Viviam da fratelli,
amiamoci ognor,
ognuno di noi
sprizzi pace dal cor.
Questo canto, fratelli,
è una prece al Signore,
che, speriamo, l'ascolti
ed alle parole dia eco ed ardore.
Spero che un giorno questo mio inno alla pace possa essere cantato da tutti i cittadini del mondo.
Lu vuliri di lu casteddu di Petrapirzia
Un uomo
Un uomo cade.
Se poi s'alza,
tace.
A niuno fa sentire
il suo dolore
e la perduta pace.
Così,
fino al morire.