Questo sito contribuisce alla audience di

Poesie di Gianluca Cristadoro

Funzionario (Ingegnere), nato giovedì 15 agosto 1968 a Roma (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Indovinelli, in Umorismo, in Racconti, in Frasi per ogni occasione e in Proverbi.

Scritta da: Gianluca Cristadoro

Il Tango dell’Orango Frango

Ho sognato un Orango,
di nome Frango
al quale piaceva ballare il Tango.

Ma non di certo quello Argentino,
non era poi un gran ballerino
e non lo ballava con la sua amata,
ancora quella non s'era lavata,...
ché rotolata s'era nel fango,
e non si sentiva di ballar un tango.

Lo ballava abbracciato a una scopa
sognando tournée per tutta l'Europa.
Sognava applausi, lustrini e pajette
e al casinò giocare a roulette,

Pensava a una vita con tanto successo
Piena di lussi e vestiti col gesso.

Ma il rude guardiano lo risvegliò
e tutt'a un tratto la scopa sfilò
dalle sue mani e al posto di quella
un frutto acerbo e una caramella
diede in cambio al povero Orango,
senza più scopa e senza più Tango.

Ho sognato un Orango
di nome Frango
al quale piaceva ballare il Tango,
ma nella sua gabbia rimase nel fango
con la sua amata a mangiarsi il suo mango.
Composta venerdì 20 settembre 2013
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Gianluca Cristadoro

    Senza perché

    Incedo ondivago, senza certa meta...
    A lungo mi soffermo
    dinnanzi ad esortazioni di fanciulli.
    Ti reclamano, non hanno freni.

    Supplichevole invito a restare.
    Di te non possono privarsi.
    Ascoltano attenti
    pensieri immeritevoli...
    Destano il tepido compiacimento.

    E ripensi ai tuoi giorni
    che lievi si inseguono,
    figli d'un tempo senza perché,
    minuscoli frammenti
    immersi in magma vaporoso.

    Si incontrano con miriadi di vite,
    stanche, deprivate di istinto,
    ortodosse all'unica disciplina che li sostiene.

    Riempiono sacche di oggetti e di atti,
    di denari sudati, immeritati...
    Lottano e gridano proprie nevrosi.

    Celano lacrime oscure,
    senza sogni e senza perché.
    Composta mercoledì 18 settembre 2013
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Gianluca Cristadoro

      Li penzieri

      Na matina me svejatti
      e guardannome alla specchio,
      doppo colazzione (se capisce),
      me dissi a tu per tu:
      - e chi è mo' sto fregnone? -
      Poi, ner mentre che me rennevo conto
      ch'ero me mmedesimo (e chi artri?),
      annai avanti co' 'sto discorzo de consolazzione:
      - Ammazza... ta ritrovo vecchiarello...
      C'avevi er pelo roscio e mo' bianco ta ritrovi.
      Saranno li penzieri a avette rovinato.
      Se vede che ggnente ta rimbarza
      e te fai er sangue amaro p'ogni ccosa.
      Stamm'a sentì... lassa perde,
      mettete seduto e de la schiena er fonno riposa.
      Penza a li regazzini che te tocca ancora cresce...
      A tu moje che borbotta manco fosse "na pila de facioli,
      ar lavoro che te fotte e te fa rode...
      Penza a" ste cose...
      Ma voi sur serio a tutte daje retta? -
      Ce penzai du "secondi, poi ma riarzai e ma riguardai allo specchio.
      Aho! Nun ce crederete!
      Nun ereno ppiù bianchi li capelli...

      Ereno cascati tutti drent'ar secchio!"


      Traduzione

      Una mattina mi svegliai e guardandomi allo specchio,
      dopo colazione (si capisce),
      mi dissi a tu per tu:
      - e chi è ora questo sciocco? -
      Poi, mentre mi rendevo conto
      che ero me stesso (e chi altri?),
      andai avanti con il seguente discorso di consolazione:
      - Accidenti... ti ritrovo un po" invecchiato...
      Avevi i capelli rossi e ora ce li hai bianchi.
      Saranno stati i pensieri ad averti rovinato.
      Si vede che non riesci ad essere indifferente a nulla
      e ti fai il sangue amaro per ogni cosa.
      Stammi a sentire... lascia perdere,
      mettiti seduto e riposati.
      Pensa a bambini che devi ancora crescere...
      A tua moglie che borbotta come una pentola di fagioli,
      al lavoro che si prende gioco di te e ti fa irritare...
      Pensa a queste cose... Ma vuoi sul serio di tutte curarti? -
      Ci pensai per qualche secondo, poi mi rialzai e mi guardai di nuovo allo specchio.
      Ehi! Non ci crederete!
      I capelli non erano più bianchi...

      Erano caduti tutti dentro il secchio!
      Composta venerdì 30 agosto 2013
      Vota la poesia: Commenta