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Scritta da: Gerlando Cacciatore

Derisione

C'è una rosa
su per la montagna.
Si beffa ironicamente
della gente.
Non c'è amore, in questo popolo.
O meglio sì!
C'è l'amore.
Un amore industrializzato.
Non ci sono sentimenti umani.
O meglio sì!
Ci sono i sentimenti.
Dei sentimenti artificiali.
Lei su per la montagna,
si beffa ironicamente
della gente,
che con il passo avido
di denaro,
si reca a sbrigare
i propri affari.
Io uomo ti domando:
Ti sei mai fermato
a contemplare,
ciò che Dio ha creato?
Composta venerdì 3 febbraio 1978
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    Scritta da: Gerlando Cacciatore

    Il viaggio

    Due valigie, una borsa a tracollo.
    Un treno che ti aspetta.
    Dove va?
    Va;
    dove ogni uomo disperato,
    cerca un lavoro, cerca la serenità.
    Ti porta a Firenze.
    Ti ricordi?
    Dal treno ti sembrava,
    piccola e bella.
    Dalla torre la vedi,
    grande e maestosa.
    È tardi.
    Ti senti disperso,
    in quella città grandiosa.
    Cerchi una pensione.
    Ti scaraventi sul letto
    Stanco e affamato.
    La luce del giorno,
    filtra attraverso le fessure.
    Ti istiga ad affrontare,
    quel giorno triste,
    quel giorno imprevedibile.
    Girovaghi qua e la.
    Come un oasi,
    appare ad un uomo,
    bruciato, assetato dal deserto,
    così apparve a me,
    l'Ufficio Collocamento.
    Buon auspicio, direbbe la gente.
    Entro:
    - Cerco lavoro.
    Sa!?
    Sono congegnatore meccanico.
    - Spiacente Signore;
    non vi sono richieste.
    Timidamente esco,
    con la speranza sempre in me.
    Il treno non si è fermato.
    Continua la sua corsa,
    verso Padova.
    Triste Padova;
    non mi hai dato,
    sebbene per un minuto,
    l'illusione che mi ha dato
    Firenze.
    I miei passi,
    scricchiolando sulla tua strada,
    mi istigano,
    a ritornare sui miei passi.
    Son fermo nelle mie idee!
    Son fermo nelle mie speranze!
    Sento che devo affrontare,
    un giorno, più infausto
    del solito.
    Il mio essere si demoralizza.
    La mia anima si fa forza.
    Affronto con la forza della speranza,
    il solito ufficio.
    Le speranze diminuiscono.
    La voglia di vivere aumenta.
    Il treno continua la sua corsa.
    Ti porta a Mestre.
    Alcuni minuti, e mi sento
    cadere ancora più giù.
    Continuo la mia corsa.
    Ultima speranza.
    Ultima possibilità.
    Verona.
    Ti avevo vista, alcuni anni fa,
    con l'occhio di chi è felice.
    Ora mi sembri triste.
    Sembra che prendi parte
    al mio dolore.
    Il mio essere, ghermisce,
    con la forza dell'esasperato.
    La mia anima si ribella.
    Dentro di me,
    mi sento un uomo finito.
    Un uomo futile.
    Un uomo messo al mondo,
    per errore del Supremo.
    Continuo la mia corsa,
    invertita verso casa.
    Con la speranza a pezzi.
    Con il mio essere a terra.
    Con il cuore colmo,
    di odio per il mondo.
    Oh uomo...
    indegno di essere chiamato fratello.
    Oh Italia... indegna di essere
    chiamata Patria.
    Manipoli me, come una pedina;
    pronta a darmi in pasto,
    alle belve feroci,
    pur di avere il tuo tornaconto.
    Come considerarti Patria?
    Come far parte, di questa società
    costantemente corrotta.
    Composta martedì 30 novembre 1976
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      Scritta da: Gerlando Cacciatore

      Nausea

      Diciotto anni.
      Giovane spensierato.
      Giovane avrai soltanto,
      sentimenti d'amore;
      sussurra la gente.
      Beato te, mi dicevi,
      amico mio.
      Sai quel che sa la gente.
      Mediti quel che medita la gente.
      Ficca il naso nel mio cuore.
      Troverai dell'amarezza che l'affligge.
      Amarezza composta,
      di odio, nausea per il mondo.
      Non erro.
      Nausea, odio.
      Motivi efficienti,
      per far di diciotto anni,
      un Mosè.
      Oh giovane.
      Come invidio tua spensieratezza.
      Come invidio tuoi sentimenti.
      Come invidio tuo mondo.
      Venire da te?
      Lasciare Mosè?
      Contro natura.
      Chissà;
      erro non erro,
      interrogativi che non mi pongo.
      Interrogativi, che renderebbero me,
      ancor più posseduto
      dalla nausea.
      Composta mercoledì 10 luglio 1974
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        Scritta da: Gerlando Cacciatore

        Il poeta

        La morte.
        Cos'è la morte?
        Un sonno eterno.
        Un sonno da cui non ti ridesterai.
        Brandirai dimora;
        obliato, evocato per il tuo capolavoro.
        Morire per non morire.
        Ghermire per il domani.
        Vivere per il domani.
        Morire vivere?
        Borbotta mio nonno -
        Ridotto di fronte alla morte,
        mette un brivido di costernazione.
        Di non pensare.
        Di non porti domande.
        Essere nullità.
        Il capolavoro?
        Hai ragione.
        Morire per non morire.
        Sublime.
        Uomo umanitario.
        Segui.
        Muori per non morire.
        Composta sabato 21 aprile 1973
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