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Scritta da: Desafinado64

O amor, quando se revela

O amor, quando se revela,
Não se sabe revelar.
Sabe bem olhar p'ra ela,
Mas não lhe sabe falar.

Quem quer dizer o que sente
Não sabe o que há-de dizer.
Fala: parece que mente...
Cala: parece esquecer...

Ah, mas se ela adivinhasse,
Se pudesse ouvir o olhar,
E se um olhar lhe bastasse
P'ra saber que a estão a amar!

Mas quem sente muito, cala;
Quem quer dizer quanto sente
Fica sem alma nem fala,
Fica sò, inteiramente!

Mas se isto puder contar-lhe
O que não lhe ouso contar,
Jà não terei que falar-lhe
Porque lhe estou a falar...

L'amore, quando si rivela,
Non si sa rivelare.
Sa bene guardare lei,
Ma non le sa parlare.

Chi vuol dire quel che sente
Non sa quel che deve dire.
Parla: sembra mentire...
Tace: sembra dimenticare...

Ah, ma se lei indovinasse,
Se potesse udire lo sguardo,
E se uno sguardo le bastasse
Per sapere che stanno amandola!

Ma chi sente molto, tace;
Chi vuol dire quello che sente
Resta senz'anima né parola,
Resta solo, completamente!

Ma se questo potesse raccontarle
Quel che non oso raccontarle,
Non dovrò più parlarle,
Perché le sto parlando...
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Non sto pensando a niente

    Non sto pensando a niente,
    e questa cosa centrale, che a sua volta non è niente,
    mi è gradita come l'aria notturna,
    fresca in confronto all'estate calda del giorno.

    Che bello, non sto pensando a niente!

    Non pensare a niente
    è avere l'anima propria e intera.
    Non pensare a niente
    è vivere intimamente
    il flusso e riflusso della vita...
    Non sto pensando a niente.
    È come se mi fossi appoggiato male.
    Un dolore nella schiena o sul fianco,
    un sapore amaro nella bocca della mia anima:
    perché, in fin dei conti,
    non sto pensando a niente,
    ma proprio a niente,
    a niente...
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Abdicazione

      Prendimi fra le braccia, notte eterna,
      e chiamami tuo figlio.
      Io sono un re
      che volontariamente ha abbandonato
      il proprio trono di sogni e di stanchezze.

      La spada mia, pesante in braccia stanche,
      l'ho confidata a mani più virili e calme;
      lo scettro e la corona li ho lasciati
      nell'anticamera, rotti in mille pezzi.

      La mia cotta di ferro, così inutile,
      e gli speroni, dal futile tinnire,
      li ho abbandonati sul gelido scalone.

      La regalità ho smesso, anima e corpo,
      per ritornare a notte antica e calma,
      come il paesaggio, quando il giorno muore.
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