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Scritta da: diezeit
E ti parlano di acne e stupide simpatie del cavolo
E ti dicono stai zitto che muori
Stai fermo,
ma è molto meglio fuori, il silenzio
che si fonde al rumore che sprofonda del trapano
e le macchine, la città.
Lo preferisco ad una tua parola detta per sbaglio
O ad una sua insopportabile o alle vostre inutili e dolorose.

Voglio il sole, non ho bisogno di te, di me e della fede
E di tutti quei discorsi che fanno
Sul pericolo, ma non parlate mai della paura?
È di più di un sorriso, di un disco di Sinatra e di questa tristezza.
È dolore vero, amore sincero, rabbia esistenziale.
Ma porca miseria!
Ho le mie incertezze e i miei pensieri che mi offuscano,
in questo momento non ho bisogno del mondo.

Ho bisogno di musica, di te e di ritrovare me stessa
Non di uno stupido riflesso di un sorriso felice.
L'apparenza non mi appartiene e non mi conviene.
Dimmi, parlami, ascoltami ma fa che sia qualcosa di importante, di giusto.
Ma è la vita, è perfettamente costruita male sulle fondamenta di cuori infranti,
è dolce, infantile ma anche amara e piena di ingiustizie.
Non ho ancora imparato ad andare a tempo
Sulle note di questa nostra danza di lacrime e gioie.

E allora accarezzami, zittiscimi e prendimi per quella che sono
Non per quella che vedi riflessa nella vita degli altri
Me, ironia malinconica e istantanea in un involucro di sangue e risate.
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    Scritta da: diezeit
    Sento il dolore incorniciare le mie vene
    L'onore scagliarsi contro l'anima
    E sorrisi soffusi accarezzare il mare e affogare nelle mie pene.
    E la sofferenza sta dietro di me che trama
    Qualcosa di ignoto ma che fa del male.
    Senti che l'amore, la vita
    Sono per me solo insonnia letale
    E le parole contro di te non posso scagliare.

    Domani mi dovrai ascoltare,
    farmi spiegare la solitudine del mattino
    da quando non ci conosciamo più,
    lo spasimo della notte,
    che mi viene a cercare, da quando stiamo insieme.

    E mi sento spaesata in un mare di labbra
    che parlano di noi
    mentre noi non ci sfioriamo più.
    Perché è un cazzo di dolore che mi lacera l'anima.
    Sento il passato nelle nostre arterie colorate di
    Blu come il fiume che guardavo passare.
    E il cielo plumbeo e le orecchie nelle cuffie vedo sprofondare
    Ora che non ci sei più.

    Il pavimento è freddo, il fondo della mia cedrata Tassoni
    È lugubre come il mio cuore bruciato da te.
    Alla radio, di notte c'è gente che si sente persa,
    io non mi sento più. Fammi correre e respirare per
    non sentire altro male.
    Atei che pregano Dio in una notte di languore e in cui
    Le chimere, i sogni e gli occhi fottutamente chiusi
    Non esistono, non li sento più.

    Non mi sento più.
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      Scritta da: diezeit
      Un tiepido e freddo languore
      Si avvicinava verso il terremoto del cuore.
      Questo di rado.
      Non puoi mostrarti debole e zitta
      Di fronte a coi tanta violenza e grazia
      Nel far del male.

      Sconcertata alla vista di un mondo vermiglio come
      il sangue e la paura
      come quelle grida che mi sforzo di non ascoltare e
      di non vedere negli occhi di quei splendidi e sofferenti visi.
      Mi sorprende che la folla non può stare alla larga
      Dall'indifferenza e da se stessi.

      Tutti dovrebbero preferire di stare nel corpo
      Spigoloso di qualcun altro
      Per soffrire al posto di qualcun altro.
      Ma soprattutto
      Sognare e vedere anche in una misera mollica di pane
      Amore e gioia di vivere.
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        Scritta da: Rosarita De Martino

        Caro Gesù Bambino, ti voglio avvisare...

        Caro Bambino,
        ora che di nuovo nasci bambino sulla Terra,
        ti voglio avvisare:

        Non nascere nella cristiana Europa:
        ti metterebbero solo solo davanti alla Tv
        riempiendoti di pop corn e merendine
        e ti educherebbero a essere competitivo,
        uomo di potere e di successo,
        e a essere un "lupo" per altri bambini
        semmai africani, latinoamericani o asiatici.
        Tu che sei l'Agnello mite del servizio.

        Non nascere nel cristiano Nord America:
        ti insegnerebbero che sei superiore agli altri bambini,
        che il tempo è denaro,
        che tutto può essere ridotto a business, anche la natura,
        che ogni uomo "ha un prezzo"
        e tutti possono essere comprati e corrotti;
        e ti eserciterebbero a sparar missili e a fare embarghi
        che tolgono cibo e medicine ad altri bambini.
        Tu che sei il Principe della pace.

        Evita l'Africa:
        ti capiterebbe di nascere con l'aids
        e di morire di diarrea, ancora neonato
        oppure di finire profugo in un Paese non tuo
        per scappare a delle nuove stragi degli innocenti.
        Tu che sei il Signore della Vita.

        Evita l'America Latina:
        finiresti bambino di strada oppure ti sfrutterebbero
        per tagliar canna da zucchero o raccogliere caffè e cacao
        per i bambini del Nord del mondo
        senza mai poter mangiare una sola tavoletta di cioccolato.
        Tu che sei il Signore del creato.

        Evita anche l'Asia:
        ti metterebbero "a padrone" lavorando quattordici ore al giorno
        per tappeti oppure scarpe, palloni e giocattoli
        da regalare... a Natale... ai bambini del Nord del mondo,
        e tu andresti scalzo e giocheresti a calcio con palloni di carta o pezza.
        Tu che sei il Padrone del mondo.

        Ma soprattutto non nascere... di nuovo in Palestina:
        alcuni ti metterebbero un fucile, altri una pietra in mano
        e ti insegnerebbero a odiare i tuoi fratelli... di stesso Padre:
        gli ebrei, i musulmani e i cristiani.
        Tu che ogni anno sei inviato dal Padre per darci il suo amore misericordioso.

        Caro Bambino, a pensarci bene,
        devi proprio rinascere in tutti questi posti
        ma non nei cuori dei bambini,
        e dei Paesi "piccoli e deboli":
        là ci stai già,
        ma nei cuori dei grandi e dei Paesi "grandi e potenti"
        perché come hai fatto tu stesso:
        Dio potente che diventa bambino impotente, rinascano anch'essi:
        piccoli, innocenti e finalmente... deboli.
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          Scritta da: elisasempre

          Scalatore intrepido

          Io c'ero e non staccavo piede
          dalla piena della onde

          Io chiedevo strada al destino
          che sapeva più di me
          sul viaggio del vento

          Io ero acqua ed ero sale
          Io mi ritrovavo terra
          a stringere ai piedi del vitigno
          tralci di stelle

          ... e impastavo sogni e dolori
          e li tingevo di porpora,
          li ricamavo d'oro.

          Io che avevo due mani,
          due mani sole,
          e volevo scalare la montagna...
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