Crepuscolo

Di pochi tratti cambiano giorni e anni
si stinge e si scurisce il tempo
che fluisce e sfiocca speranze e sogni
non abbaglio oggi balena all'orizzonte
così lontano e intriso di inganni;
l'avvenire è un moribondo
e dell'accadere poco più gli riguarda.
In un lampo, breve, tutto è passato:
il verde è bruciato, i castelli di sabbia
son crollati, ali da urti stroncate
giacciono inerte al volo,
nel buio o nelle ceneri del fuoco
che ci bruciò nulla più brilla
il cuor per evitare addii e nostalgie
oltre un no o un si non si sgola.
Il prodigio di non sapere,
che si materializza
nell'ignoranza o nel culto di vanità,
per tanti avverato, resta tuttora
la nostra invidia insoddisfatta.
Un fiocco rosa o celeste... un necrologio
affisso al muro e infine la vita si sfascia:
l'estinzione, il peggio visibile
o intuito è la conclusione del vivente!
Basta fissare un vecchio o un morto
per capire l'ineluttabile verità
che alla quiete dell'abisso ci consegna.
Nuovo tempo acre per un sentire acerbo
scandisce l'attesa - lunga o breve che sia -
di vedere il tutto compiuto;
senza sonnifero e ad occhi aperti
perscrutiamo il nulla che sta incubando:
pensiamo alle fandonie in cui abbiamo creduto
all'illusione di altri mondi mai veduti
alla marea perenne di morti e vivi
alla folla né allegra né triste delle vie
alla sostanza che si scompone e cade al vento.
Nel sopire dei ricordi, un nonnulla
di cui non siamo né autori né arbitri,
si compone e ci inquieta;
prossimi a una tappa senza seguito,
indisposti al riso, restiamo a fumare
il resto di vita che ci è dato.
Oh bellezza e amore
perituri conforti fugaci ai lutti umani
propiziati dall'opera insensata
di un materia canaglia e immortale
così banalmente vulnerabile
nei suoi aggregati e nelle sue forme!
Angelo Michele Cozza
Composta martedì 11 giugno 2013
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    Oh poesia!

    Oh poesia, di me piagato conforto
    mio canto di amore e di morte, esistendo
    come feroce ho dissacrato il tempo e la vita.
    Ti contemplo e mi rapisci quando tutto fugge
    nel sereno o nella burrasca restami accanto.
    Oh depositaria segreta delle mie confidenze
    se mi sfiori, in me ti effondi!

    Vivendoti, alata eccelsa e sublime
    come e quanto l'anima ti ha cercato
    fissando un cielo infinito!

    La tua identità del tutto mai mi rivelasti
    eppure il cuore sempre ti riconobbe
    nella gioia e nell'indomito dolore
    nel respiro furioso o sereno del mare,
    nell'ondeggiare di una speranza attesa
    in un volto perduto e mai più ritrovato
    nello stelo che cresceva o nella rosa che moriva!

    Miracolosa palpitante, trabocco di vampa
    che infuochi, il tuo calore diventa il mio
    quando incandescente me solo accompagni!

    Discendi come puoi nei miei giorni
    addolcisci la mia sorte
    l'anchilosi del sentire mai senta.
    Che ti veda e ti crei e ti tocchi
    e ti suoni se intorno un nulla si spalanca;
    alla fine di un deludente vissuto
    formicoli un raptus per altro respiro.

    Poesia, dentro o fuori di me che tu sia
    non posso non corteggiarti e amarti!
    Dài sollevami allettami e distraimi
    se stemprato mi accovaccio ai tuoi piedi
    risparmiami un'ansima se al buio
    mi abbatte un amor di vivere perduto
    e nulla più intorno vedo rifiorire!
    Angelo Michele Cozza
    Composta mercoledì 27 marzo 2013
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      Tuttora il mio cuore malmesso

      Tuttora il mio cuore malmesso
      tra sentieri di ricordi, somaro
      va avanti e in dietro e si stanca
      vivide troppe malinconie
      tra pendii temporali sconnessi
      gli parlano di irrintracciabili ieri.

      Come bellimbusti, vecchi moti nell'animo
      vano sospirano per miracolo e vanno via
      nel corso delle cose avvenute
      irrequieto mi sono perso e invecchiato
      fallito in tutto, ancora devo pensare
      senza aver mirato e raggiunto una meta.

      Da tempo giornate silenziose
      passano fredde e piovose
      nubi basse coprono il cielo
      di cose che mai furono vaneggio
      stremato, cimentarmi più non so
      a inutile fantasticare domani.

      Sbronza attraversa il mondo la vita,
      senza pause, inciampa si rialza e ricade
      in un illuso e colmo andare insensato;
      in sé già porta il distacco l'atto creativo:
      nell'attimo in cui sono concepiti
      per le metropoli del nulla, scarnati
      muoiono i sogni il piacere e l'amore.

      Eh!... nasce e vola l'uomo per l'esistere
      e incredibile ben presto scompare
      come l'uccello che abbandonato il nido
      poi più traccia visibile lascia oltre la scia!
      Fossi matto divenuto del tutto
      ora non saprei lucido chi sono.

      Oh potessi cadere con il cuore
      e la mente in un lungo letargo
      resterei incosciente e in quiete:
      prenditi tutto per sempre possente oblio
      posso fare a meno dell'ombra che sono
      e più non è tempo di implorare fughe e ripari...
      Angelo Michele Cozza
      Composta domenica 10 febbraio 2013
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        Fecondo spira il tempo

        Non narciso nello specchio a volte mi miro
        lo spessore delle rughe alla luce misuro
        del ciuffo giovanile sulla fronte
        grigio ne è oggi quel poco che resta.
        Per il nostro essere oggetti
        precari sociali e biologici
        niente è in controtendenza;
        sì, fecondo spira cova
        e trama il tempo e mai riposa
        l'acqua del fiume, come l'età che avanza,
        sempre scorre nello stesso verso
        tutto sta dietro e forse nulla è davanti
        all'infuori di una verità che ci aspetta
        silenziosa e chissà da quanto eterna.
        Ah goduria di chi si crede immortale
        e ripudia le rivelazioni dello specchio
        di chi non conosce la stanchezza
        di un passo, di chi annunci
        di scricchiolii ignora o non ode!
        La si conquista la vita, euforici
        con essa si fa baccano e baldoria
        ma per non guastare la festa
        non bisogna comprendere ciò che dice
        quando per un attimo lucida diventa:
        è come quando il giorno
        che perde il lucore e va incontro al tramonto
        non tace sulla menzogna sottaciuta
        che a mezzogiorno ci ha illusi.
        Non vedere né ricordare
        smettere di interessarsi di sé stessi
        assentarsi del tutto e non fantasticare
        su cosa ci sia oltre l'orizzonte e ci aspetti.
        Solo l'universo, pur tra polveri
        buchi neri e buio, produce nel suo nucleo
        le sue stelle e i suoi mondi:
        per noi è e sarà sempre tenebra
        prima e dopo il poco che siamo.
        Allo stato attuale, salvo aggiornamenti,
        la scienza dei materiali
        non ci ha ancora svelato
        perché la proprietà del durare
        a ciò che è mortale non sia data.
        Si specchio luminoso non mi sorprendi
        inaggirabile è l'immagine che mi mostri
        e non ci rivedremo mai identici:
        sai, la sala dove si proiettò il futuro
        da tanto è chiusa, lì
        in un battibaleno fumai la vita
        e sul suo schermo bruciò ogni luce.
        Angelo Michele Cozza
        Composta martedì 16 ottobre 2012
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          Assortito di immedicato

          Cos'è questo sentore di cipressi
          così forte e vicino che si effonde
          questo atterrare di ombre svelanti
          che grevi sul cuore si appoggiano?
          Bloccate le allegre risonanze immaginarie
          se penso ai metadati di un deceduto passato
          intendo il vero nella sua chiarezza ultima
          o in un'illusione perfetta ancora stravedo?
          Appunto e contemplo le fisionomie
          delle entità a cui appartengo,
          senza depistaggi le affronto;
          con scorciatoie percettive
          puntuali si adunano e sfilano in parata;
          eccole: il sé il tempo la morte e la vita
          le compresenze ambigue fuse e affratellate!
          Al loro avvento mi chiedo
          per cosa e perché vivo
          e cerco una chiave per decifrare chi sono.
          Che rispondere, chi sa rispondere
          nell'imminenza di un decadere in atto?
          Se la pregnanza di un fine
          tace o si assenta nulla ci soccorre,
          se in una fossa buia tombiamo
          ogni zolfanello acceso si spegne
          mentre cocciuto scorribanda tra le vene
          il fervore di ancora percepire chi siamo.
          Vi sarà mai una fluida luce verace,
          non disturbata, trasparente come acqua alla fonte
          non contaminata che in un censimento di consistenze
          rivelatrice sia di un ritaglio umano preciso
          che non surreale possa infondere una risposta leale?
          Resta in mano di demiurghi il logos della vita!
          Oh non so chi siano questi dòmini invisibili
          che dietro all'inconoscibile
          despoti ci lasciano abitanti isolati
          di solitudini infinite!
          Se non si allontana l'oscurità
          non vedrò mai il sole né mi abbraccerà una lucore.
          Non lavorarmi ai fianchi terrore intuitivo
          se il ghigno torvo dell'intelligibile incontro!
          Non voglio morire pestato e soffocato
          dalle mani di un'ignoranza sovrana:
          un lampo cognitivo mi incida la serenità
          definitiva di un esosapere appreso
          senza lacune di: "ma, può darsi, forse, chissà..."
          Alzarsi sulle punte dei piedi per scorgere oltre
          non serve mio amato Poeta delle cinque terre!
          Angelo Michele Cozza
          Composta giovedì 6 settembre 2012
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