Se sai che t'amo

Se sai che t'amo

Se sai che t'amo, ascolta:
dissolvi i tuoi timori
il tuo sogno non sfiorire
sbalza oltre la foschia
e al limine esteso
il tuo sguardo ancora mi ritrovi.
Son qui che ti aspetto
mentre la sabbia scivola
nella clessidra e il tempo
della nostra vita si consuma|
Fa presto! Ritorna!
Riportami i tuoi baci
ancora le dita della tua mano
si intreccino alle mie
le labbra tue dolci incontri
come la prima volta, vieni
libera il mio pensiero
dal labirinto senza uscite
se intrappolato vaga
tra le stanze della tua assenza.
Cedi a questa dolcezza
che ti insidia, placa l'arsura
del cuore smarrito tra le dune
in cui il tuo editto l'ha confinato
abbandoni poi il mio sudario
intriso di nostalgia e di malinconia.
Vieni: è certezza quest'amore
che dentro tuona lampeggia
e dà acqua alla tua rosa in agonia
sradicami dal ceppo a cui la catena
della tua indifferenza mi imprigiona.
Dai piglio a quest'affetto
che si accende nel mio petto
se vicina ti penso e un'onda
di tenerezza segreta ti raggiunge
sotto l'arco di chiarore che ti illumina come un sole
continuiamo a vivere in uno scambio
di sogni e mescoliamo le nostre vite.
Dubbiosa, che possiamo perdere
se null'altro di tangibile s'afferra
dal vorticoso vuoto dei giorni?
Sbalza, sbalza oltre le rovine
datti ali immortali
e spirito ritrovami
afferrami e portami con te
in alto oltre le miserie della vita
ove solo soffi d'amore spirano.
È sulle scale dell'essere
che sfinito t'aspetto
come respiro che ritorni!
Vuoi che io qui muoia
o mi rialzi pieno di vita
e aumentato di amore
ti dia ancora il braccio
e risalga verso la luce?
Resterò su questa scala
a filtrare dal silenzio
il rumore dei tuoi passi
a sillabare domani le tre sillabe
del tuo nome per ridarti un volto.
Se sai che t'amo, ritorna
varca il confine e abbracciami
prima che su quelle scale io muoia.
Angelo Michele Cozza
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    Prima che su di un tronco o una pietra

    Prima che su di un tronco o una pietra
    incidessi il tuo nome svanisti amore.
    A un'oscurante vertigine cedendo
    dall'alta sponda dei gigli del cuore
    nel fiume delle cose perdute scivolasti:
    in un lampo giù ti vidi annegare.
    Nell'attimo che pur ti afferrai
    vano fu stringere più forte le tue mani
    un tonfo, un annaspio: sparisti per sempre
    diminuito di te ritornai alla scialba vita.
    Se intrattengo talvolta il ricordo
    ritorna alle labbra il tuo nome
    al sonaglio dei tuoi passi invisibili
    echeggia un sibilo di angoscia nuda
    scorrono sull'immobilità attonita dei muri
    ombre di baci e di carezze
    illanguidisce e si sfa il cuore
    a gesti e desideri incompiuti.
    Si dilata nell'atrio di una dilagante pena
    un tempo che mai fu;
    sotto l'azzurro macigno
    di un bigio cielo senza senso
    rabbrividisce la mia pelle
    e ho voglia di lacrime e di morte.
    Finisse il viaggio e l'avventura fallita
    nell'ora che incorporea ritorni
    mi congiungerei al disgiunto sogno
    amore che separato in me ancor vivi.
    Incalzatemi pure tracimanti ricordi!
    Allagate la casa del mio cuore
    onde di struggimenti la sommergano:
    invecchiato, senza memoria, più solo,
    domani o in futuro, altro non mi ritrovi.
    Angelo Michele Cozza
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      Niente di niente sia

      Oggi o domani verrei a casa tua,
      farei questo assurdo viaggio
      come tante volte pur accadde
      solo per infilare di straforo
      qualche parole nella sottile fessura
      che sempre ha la porta degli impostori
      col bene non potrei rompere o bruciare
      penso il divieto di rivederci
      che mi sono imposto da tempo.
      Niente, vorrei dirti,
      solo niente di niente.
      Fu detto già tutto
      tu non sentivi, non potevi
      e io non seppi parlare
      per il dolore che non provavo.
      Da quando ci siamo separati
      sopravviviamo, io
      sotto le rovine di quel tempo
      che mai fu, tu serpe vivente
      attorcigliata con l'inganno
      all'albero delle emozioni
      per addentare frutti immeritati.
      Ma questo mio niente
      che dopo di te vivido
      mi sostiene e si rafforza,
      cresce bene con l'insonnia della notte,
      fruttifica, si fa grande, muta la voce,
      e non vuole più stare solo con me,
      esce sempre più spesso
      con una lucerna a cercare il tuo niente,
      ancora più consistente e apparente
      che inutilmente nel nulla si esalta.
      I miei occhi pur fissarono il sole
      conobbero e seppero dei sui raggi
      non guardano più oltre adesso
      da che ti incrociarono l'ultima volta
      e non ricordano di aver visto
      perché dell'oscurità nulla si ricorda.
      A che servirebbe rivederti?
      Perderei il niente del mio niente.
      Di tutte le cose che potevo fare
      ne ho scelto una sola e vi ho creduto,
      monco di amore e di voglia di essere
      ripenserei alla tua pazzia
      al tuo cuore di marmo
      più gelido di un avello
      al bacio voluttuoso della menzogna
      alla lapidazione delle virtù
      all'odio che diurno ti acceca
      alla sarabanda della vanità
      sul proscenio dell'apparire
      a parole innocenti agitate a discolpa
      di atti che neppure un imberbe commette:
      tu sei il Niente che mi ha scelto
      per togliermi il tutto che avevi: così sia.
      Angelo Michele Cozza
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        Stanco e sonnolente da anni aspettavo

        Stanco e sonnolente
        da anni aspettavo
        di chiudere gli occhi
        mettermi nella bara
        e in sordina andar via.
        Come e da chissà dove
        poi arrivasti tu...
        Quanto tempo sia passato
        da allora è follia che
        insorge e sfuria
        nella tenebra
        dei miei pensieri.
        Oggi, del tempo che fu
        limpido ricordo
        che mi dicesti solo:
        - Sveglia, su è l'alba
        andiamo, la notte
        la vedrai più tardi
        viviamo un altro giorno... -
        Potrò essere, mi illusi
        come acqua che sgorga
        prima dello stagno,
        improvviso e dolce
        mi piovvero addosso
        stelle e raggi di sole
        rividi le scaglie del mare
        mi erpicai ansante
        per colline ubertose
        evaporò malinconia:
        tra le sue braccia
        stretto mi strinse amore.
        -Potrà sorte mutare
        in rovina quanto vivo? -
        -Impensabile! - tante volte
        dicemmo l'uno all'altro.
        Or perché t'ho perduta
        e ho rimpianto acerbo
        di quell'estro di amor
        che non avevi nel cuore
        perché smarrita
        nel dedalo dei sogni
        non ti rintraccio
        come se fossi qualcuna
        a cui si tiene per la vita.
        Sei la grande storia
        che non è stata scritta ancora
        se senza pianto ho brividi
        di ricordanza falsa e vana.
        Svanisci pure del tutto
        come un vento moribondo
        che non spalanchi la finestra
        poi aprirò la porta del dolore
        e si fermerà la campana
        che ti suona a morte.
        Ti lascerò senza volerlo
        tornare qualche volta:
        per il cuore gelido passerai
        come ombra di presenza passata
        tra stanchezza sonnolenza
        e confusione di ricordi.
        Appurerai e dirò che non sei
        e ancor via andrai senza perdono
        rincorsa da una ostile confidenza.
        Angelo Michele Cozza
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          Prima del silenzio

          Prima del silenzio
          senza preavviso
          repente arrivò
          un colpo di vento
          portandoti via.
          Prima che il  cuore
          si facesse vuoto
          vano quanto aspettai
          che poi riapparissi
          nella mia vita!
          Credendo non tutto
          perduto per sempre
          tra rivoli di speranze
          nelle langhe o nei ruscelli
          del sogno  ti cercai
          Ne passò di tempo
          prima di  convincermi
          che oramai scivolata
          oltre il versante opposto
          a quello del mio destino,
          più non saresti tornata.
          Randagio nella notte,
          ramingo, un cane uomo,
          tra  vicoli ancor si aggira
          abbaiando ad ogni ombra
          che sotto la luna
          par somigli alla tua.
          Angelo Michele Cozza
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