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La festa a Roma

Tutti stanno come cozze da sera
stretti ai buffet più ricchi di cibi e di spumante
voltando le spalle ai tavoli svuotati.
Quelli del primo turno.
Qualcuno ci mette il culo sopra.
Panche un po' alte e di ripiego,
ma tanto poco basta per sentirsi più importanti.
Penzolano gambe impreziosite
da scarpe di boutique.
Ondeggiano col tacco avanti e indietro,
fanno un po' di vento alle tovaglie stanche.
Intanto passano svelti i camerieri
con le scarpe da mercato
che un nero da signori ha reso belle,
almeno per la sera.
Sento parole in fila
come militari.
Chiedono come mi sento
ma non parlano con me.
Però la faccio mia questa domanda.
Giusto per appropriarmi di qualcosa
e permettermi il lusso di non considerarla.
Resto impegnato davanti a un piatto di delizie
da prender su con le due dita messe a cerchio.
Fra una canzone e l'altra,
uno scandire d'orologio
e un sacco di risate di bocche sporche di cibo e un po' sguaiate
sono passate tre delizie e tre bicchieri.
Ma c'è ancora tanta gente che si regge in piedi
e non ha voglia di mollare.
Io sì,
io ho mollato.
E quelli discesi biondi e bianchi
ora li vedo con l'abbronzatura
e quelli saliti scuri sono diventati biondi e bianchi.
Ma hanno in comune solo l'essere ubriachi
e l'essersi scambiati.
Ma solo per stasera.
Domani torneranno al solito sbranarsi
per mestiere.
Forse non c'è da farci caso.
Ma perché poi devo farci caso,
non sono qui per giudicare.
Nessuno mi ha invitato,
o forse sì    ,
ma è stato il caso.
Quello che "non c'è da farci".
E lui è un imbucato.
È quasi sempre dappertutto.
Adesso che ci penso io non sono né sceso né salito
e dove sono
non ci sono mai arrivato.
Forse è per questo che sto qui da solo
un po' dimenticato
e molto ignorato.
Come i tavoli
tornati ad essere senza culi sopra
che tirano un respiro di sollievo nell'essere ignorati.
Si sono tolti di mezzo gli occupanti.
Ma restano ferite a forma di culi sulle tovaglie prima bianche.
Io le accarezzo le ferite
e con gli occhi chiusi
sento quei culi sfiorare le mie mani
e mi rallegro
perché per una sera son diventato io quello che "li prende per" tanti potenti.
Composta domenica 19 ottobre 2014
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    Ancora due bicchieri

    Quelli al banco chiedono da bere.
    Fuori abbraccia un palo
    un'auto di ubriachi.
    Mentre si ferma chi ha fatto la giornata
    e una puttana spera che gli vada bene la nottata
    io sto qui a girare gli occhi intorno.
    E vedo tutti in movimento,
    con tanto fiato da sprecare
    e gole secche da bagnare.
    Fermo i miei occhi
    e faccio domande mute al nulla che mi porto dietro,
    e come sempre anche stavolta spero nelle
    risposte almeno all'ultimo bicchiere.
    Composta domenica 5 ottobre 2014
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      A te, senza che tu lo sappia

      Sei stata quella della prima volta
      quella delle carezze al corpo nudo,
      delle parole dolci e la paura,
      quella del "per sempre",
      quella dell'inganno.
      Sei stata quella che non sarebbe stata
      la lei della volta dopo
      e poi del dopo ancora e ancora.
      Sei stata quella dell'inesperienza,
      dell'esame di ammissione.
      Ma dopo di te non ho più sostenuto esami,
      non ho più contato le volte,
      grazie a te.
      Composta domenica 5 ottobre 2014
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