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Commenti a "A me non piace la definizione di "ateo" perché..." di Umberto Galimberti


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Giuseppe, concordo con te. Quello che io ho detto, il dire: "Non sono ateo, sono persona razionale e scientifica!" infatti l'ho citato come polemica.

Il termine "ateo" è di per se stesso una parola che ha un chiaro significato come anche "credente". Sono solo parole che rappresentano degli stati di pensiero. Su quelli si  può filosofeggiare quanto ci pare ... poi gli scopiazzatori e i "taglia e cuci", manco capaci a copiare ed incollare fanno la loro ovvia figura!!!
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vorrei capire coloro che hanno messo mi piace a questa frase se davvero ne hanno capito il testo, ho i miei dubbi :) l'ho sempre detto più credono di essere grandi e più sfondoni sfornano :D, non lo voto non esiste un voto talmente basso :)
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Babbo Natale esiste... E non provate nemmeno a dubitarne. Nemmeno per un istante. Ve lo do per certo. Tanti, troppi i viaggi, le revisioni alla slitta, il foraggio copiosamente elargito alle renne e soprattutto i miliardi di dollari, franchi, sterline, yen, lire ed euro spesi (gran parte inutilmente) per il trastullo di poeti e filosofi in erba per poterne negare l'esistenza. Ormai però mi sto facendo vecchio e di credenza mi è rimasta quella antica, con le ante in massello imbarcate, che non si chiudono più...
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E, visto che confido nel tuo senso dell' umorismo e nella bonarietà di ciò che sto per scrivere, anche negli alieni.
Che poi alieno significa estraneo e credere agli estranei, avere fiducia in loro e non timore, dovrebbe essere proprio ciò che occorre all' uomo per debellare il razzismo, quindi niente di meno imbarazzante.
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Il punto è un altro: per brevità dello scrivere e del parlare, ogni parola ha il suo contrario. Ora, "ateo" è il contrario di "credente". Può essere sostituito da "non credente", e va bene; ma sostituirlo con "persona razionale e scientifica" non renderebbe il concetto, giacché si presume che almeno il 10% dei credenti possa probabilmente appartenere al novero delle persone pensanti. Mii rendo tuttavia conto che, di tempo in tempo, il linguaggio diviene d'improvviso tale da urtare la suscettibilità del "senso comune". Personalmente, quando qualcuno mi dice di qualcun altro che "è una persona di colore", sono solito chiedere di che colore (giallo, nero, oliv*astro, mu*latto, eccetera), non per inquietarne la sensibilità o per non rischiare di sbagliare il colore della cravatta, ma giusto per sapere questa persona di che ra*z*za è. Invece oggi, dato che ci sono i ra*zz*isti (e non sta bene), si deve arrivare anche a negare l'esistenza delle ra*z*ze e dei popoli della Terra. E guai se  pronunzi la parola "ne*g*ro", un tempo del tutto normale anche in letteratura; vieni guardato come un ne*gr*iero, un essere tur*pe e sp*rege*vole.
    Non sarà con queste st*up*ide edulcorazioni che faremo grande strada verso l' "Integrazione", per la quale basterebbe solo un briciolo di solidarietà umana.
    Un'ultima osservazione: mi pare evidente che ad affibbiare a chi non crede in Dio la definizione di "ateo" non sono i credenti, più di quanto non siano gli atei ad affibbiare a chi crede la definizione di "credente". Definizione quest'ultima che, a ben pensarci, è molto più generica, ed  anche più imbara*zzante,  perché "credenti" si può essere anche se si crede in Babbo Natale, nella Befana...
     ... o nelle chiacchiere di filosofi scopiazzanti. ; ))

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